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Commodity non energetiche: un 2020 all’insegna della volatilità

Dalla caduta di marzo al recupero del secondo trimestre. I segnali di ottimismo con cui si era aperto il 2020, anche alla luce della distensione nelle relazioni commerciali tra Washington e Pechino, sono stati spazzati via della pandemia di Coronavirus che, partita dalla Cina, si è diffusa a livello globale. Il suo impatto si è propagato attraverso effetti sull’offerta (blocchi alle attività, quarantene) e sulla domanda (via minori consumi e investimenti) nonché, ovviamente, sulle quotazioni delle materie prime, sebbene in misura eterogenea tra i diversi comparti.

Le terre rare come mezzo di ritorsione?

Risale all’ultima settimana di maggio la visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping a Ganzhou, nella provincia dello Jiangxi, sede di uno dei maggiori centri di estrazione e raffinazione di terre rare al mondo. Luogo e tempistiche non sono casuali. Nel pieno della fase più acuta del conflitto commerciale con gli Stati Uniti, è facile leggere dietro alla visita del leader cinese la volontà di inviare un segnale forte in direzione di Washington.

Petrolio di nuovo sopra gli 80 $/barile: cosa aspettarsi?

Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno avuto un impatto transitorio sui corsi petroliferi che, dopo la pausa osservata nei mesi estivi, hanno ripreso a guadagnare terreno con il Brent salito sopra gli 80 doll/bbl a metà settembre. Rispetto ai livelli di un anno fa (settembre 2017) si tratta di un rincaro di entità superiore ai 40 punti percentuali, che ha proiettato il prezzo del petrolio verso medie, in dollari, che non si osservavano dal 2014. La speculazione ha certamente contribuito a rilanciare le quotazioni, come testimonia il monte elevato di posizioni in acquisto accumulato sui mercati petroliferi dalla seconda metà di agosto.

I mercati finanziari del petrolio alla vigilia del meeting Opec

Il rally autunnale dei prezzi del petrolio trova una spiegazione convincente nella dinamica discendente cha ha caratterizzato le scorte petrolifere OCSE tra agosto e ottobre. La stessa curva future che, dopo essere rimasta orientata negativamente per larga parte dell’ultimo biennio, a partire da settembre si è portata in backwardation (condizione che premia le consegne più vicine nel tempo, rispetto a quelle lontane) (vedi fig.1) è sintomo di un mercato fisico scarsamente rifornito. Anche da questo punto di vista, i rincari del Brent (passato dai circa 50 dollari di agosto agli oltre 60 attuali) appaiono ampiamente giustificati da uno scenario di domanda e offerta più equilibrato rispetto al recente passato.

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