Il gas naturale continua a rappresentare un pilastro del sistema energetico globale ed europeo. Secondo l’International Energy Agency, la domanda mondiale ha raggiunto circa 4.100 miliardi di metri cubi nel 2024, registrando una crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente, ed è prevista aumentare a un tasso medio annuo di circa l’1,6% fino al 2030.
Nel 1972, il Club di Roma diffuse l’idea che le riserve di idrocarburi fossero così limitate da rendere necessaria l’adozione di una strategia di decrescita. Da allora, quanti errori sono stati commessi a causa della fiducia eccessiva in modelli di elaborazione e previsione dei dati imprecisi e spesso fuorvianti.
Fare previsioni sul mercato petrolifero è oggi un esercizio che va ben oltre la statistica e l’econometria. È una questione di scelte industriali e allocazione di capitale in un contesto in cui le traiettorie energetiche dipendono in larga misura dalle politiche pubbliche, dall’intensità della transizione climatica e dalla velocità di diffusione delle tecnologie.
Il petrolio, non me ne vogliano i suoi oppositori, non finisce positivamente di stupire. Per tre ragioni. In primo luogo, resta saldamente la principale fonte di energia primaria consumata nel mondo con una percentuale nel 2024 (ultimo dato riportato dallo Statistical Review of World Energy) del 33,6%, in crescita rispetto a dieci anni prima quando si attestava al 33,1%.
Per oltre un secolo il petrolio ha alimentato modernizzazione, mobilità di massa e globalizzazione delle catene del valore. Dall’illuminazione delle prime città industriali alla rivoluzione dei trasporti e dei commerci, questa fonte ha rappresentato la spina dorsale dello sviluppo economico del Novecento. Eppure, ogni grande crisi — dagli shock degli anni ‘70 alle volatilità degli ultimi 10-15 anni — ha riacceso puntualmente la previsione della sua imminente fine, spesso accompagnata dall’idea che una nuova tecnologia ne avrebbe decretato il rapido superamento.
Since the Starmer government came to power in 2024, it has made a series of announcements that put the UK in the vanguard of the claimed Nuclear Renaissance. The government is talking about a ‘Golden Age of Nuclear’ in the UK. However, closer examination shows that these announcements are mostly talk about what the government hopes to do and hopes might happen with no new projects in the pipeline. The onus will be on the private sector to come forward with proposals.
Just some days ago Kazakhstan announced the location of its second nuclear power plant. Central Asia’s energy debate is entering a new phase. Over the past decade, the region is increasingly committed to renewables deployment, grid modernization, and decarbonization. At the same time, structural constraints, such as rising electricity demand, aging infrastructure, seasonal supply imbalances, and underinvestment in new gas field development, have exposed vulnerabilities in national energy systems.
Un changement très important est intervenu à partir du 1ᵉʳ janvier de cette nouvelle année: le Versement nucléaire universel (VNU) remplace l’Accès régulé à l’électricité nucléaire historique (ARENH). Ce nouveau mécanisme, inscrit dans la Loi de finances 2025, modifie profondément sur le fond la manière dont la production nucléaire est valorisée et partagée avec les consommateurs français.
Gli SMR (Small Modular Reactors) rappresentano oggi una delle frontiere tecnologiche della transizione energetica. Si tratta di reattori nucleari di taglia ridotta che in ragione della loro modularità e scalabilità potrebbero rendere più facilmente praticabile l’utilizzo del nucleare per scopi civili.
A partire dal 1° gennaio 2026, in Francia si assiste a un cambiamento molto importante: le Versement nucléaire universel (VNU) sostituisce l’Accesso Regolato all’Energia Nucleare Storica (ARENH). Questo nuovo meccanismo, inserito nella Legge di Bilancio 2025, modifica profondamente il modo in cui la produzione nucleare viene valorizzata e condivisa con i consumatori francesi.