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Il settore del riciclo plastico sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Da un lato, l’aumento della pressione competitiva internazionale, alimentata dall’ingresso di materiali vergini a basso costo provenienti da Paesi extra-UE, sta mettendo a dura prova la tenuta economica delle filiere europee. Dall’altro, l’evoluzione normativa – dalla Direttiva SUP (Single Use Plastics) al nuovo regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), fino alla discussa Plastic Tax – impone standard sempre più stringenti in termini di riciclabilità, contenuto minimo di riciclato e tracciabilità.
L’obiettivo prioritario in materia di rifiuti perseguito a livello europeo (e quindi nazionale) è quello di garantire l’uso efficiente delle risorse e la realizzazione dell’economia circolare. Tale obiettivo è stato perseguito con una serie di atti regolamentari e di indirizzo realizzati attraverso il cosiddetto “Pacchetto Economia Circolare”*, con il “Programma nazionale per la gestione dei rifiuti” e con la “Strategia nazionale per l’economia circolare”.
Con la pubblicazione della Del. 397/2025/R/rif, ARERA ha approvato il Metodo Tariffario Rifiuti (MTR-3), relativo al terzo periodo regolatorio 2026-2029, per la definizione delle entrate tariffarie, nonché delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento dei rifiuti urbani (organico, indifferenziato).
Nel 2023 l’Italia si conferma tra i Paesi europei più virtuosi in materia di economia circolare, con un tasso di circolarità delle risorse pari al 21%, significativamente superiore alla media dell’Unione Europea, attestata al 12%, e in costante crescita nell’ultimo decennio. Tale risultato evidenzia l’efficienza del sistema industriale nazionale, capace di valorizzare importanti volumi di materiali riciclabili e di ridurre la dipendenza dalle risorse primarie. A livello comunitario, l’UE importa circa quattro volte più materiale riciclabile di quanto ne esporti, un dato che segnala l’esistenza di un mercato ancora non pienamente equilibrato.
In 2024, the world experienced a turning point in the climate crisis: for the first time on record, the global average near-surface temperature exceeded 1.5°C above pre-industrial levels, reaching 1.55°C ± 0.13°C. This is a signal of a planet entering uncharted territory. The World Meteorological Organization’s (WMO) State of the Global Climate 2024 report offers a sobering scientific account of this moment, drawing on multiple lines of observational evidence to paint a detailed and urgent picture of a world increasingly shaped by human-induced climate change.
L’ondata di caldo che ha colpito la penisola in queste ultime settimane è l’ennesima testimonianza delle conseguenze dei cambiamenti climatici che vedono proprio l’area mediterranea come uno dei cosiddetti “hot spot”. Le temperature “record”, termine a cui, da un pò di tempo, sembra dover fare riferimento praticamente ogni anno, hanno causato danni alle colture
Le Alpi, da sempre percepite come un baluardo di stabilità, sono in realtà una delle regioni del pianeta più vulnerabili ai cambiamenti climatici, vere e proprie "sentinelle del clima". I dati scientifici confermano che l'arco alpino si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media dell'emisfero settentrionale, con un aumento di circa 2 gradi Celsius registrato negli ultimi 120 anni.
Nel 2024, il mondo ha vissuto un punto di svolta nella crisi climatica: per la prima volta la temperatura media della superficie terrestre ha segnato un aumento superiore agli 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, raggiungendo gli 1,55°C± 0,13°C. È il segnale che la Terra sta entrando in un territorio inesplorato. L’analisi scientifica di questa fase storica proposta dallo State of Global Climate 2024 dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) fa riflettere
Il settore idrico, nel nostro Paese, è in crescita costante, contribuisce in modo consistente al PIL e vede importanti investimenti da parte dei gestori del servizio idrico integrato, orientati soprattutto al riuso e al riciclo delle acque reflue e alla riduzione delle perdite in rete. Il tutto in un’ottica di circolarità ed efficienza della gestione del servizio, anche al fine di aumentarne il livello di resilienza in caso di emergenze. Ne abbiamo parlato con Alessandro Baroncini, Direttore Centrale Reti del Gruppo Hera, una delle maggiori multiutility italiane.
È il 1° maggio del 2023. Le prime immagini arrivano tramite i social network. Nessuno capisce inizialmente cosa stia realmente accadendo. Sono in un Frecciarossa diretta verso Milano, mi mandano un messaggio con scritto: Faenza si sta allagando, scendi e cerca di arrivare.
I primi piani delle case non sono visibili. Il caos intorno. I vigili del fuoco prendono di peso le persone e li adagiano sui loro gommoni. Gente che piange. Non hanno nulla tra le mani, solo gli animali che tengono coperti tra le braccia per paura che si tuffino in acqua.