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ARCHIVIO | 19 ARTICOLI

Concretezza e limiti del Piano Cingolani per fronteggiare la crisi gas

Nelle 14 pagine di testo del Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, l’unico obiettivo strutturale citato è la riduzione in modo permanente della domanda grazie a un incremento annuale di circa 8 GW degli impianti a fonti rinnovabili, incremento che andrà a regime nel 2023. Si tratta però di un target irrealizzabile. Benché tassativamente previsto entro giugno, non è stato ancora emanato il decreto dallo stesso MiTE, con i criteri che le Regioni dovranno seguire per individuare le aree idonee all’installazione di impianti rinnovabili. Dopodiché, le Regioni avranno a disposizione sei mesi per definire la mappa.

Sicurezza energia: gli interventi eccezionali dello Stato

Qualsiasi guerra richiede interventi eccezionali degli stati nella gestione dell’economia.  Circostanza che a maggior ragione si sta verificando oggi in presenza di una guerra “ibrida”(così definita nel convegno “Energia Italia 2022”) che si sta svolgendo su tre fronti - Ucraina, prezzi delle materie prime, sicurezza degli approvvigionamenti - accomunati dalla medesima causa scatenante: negli ultimi decenni i rapporti delle nazioni europee con paesi al di fuori dell’Ue sono stati dettati da interessi essenzialmente mercantili, sottovalutando le implicazioni geopolitiche di questa scelta.

2020: a livello globale record nella stipula di PPA

Nonostante gli effetti devastanti del Covid-19 sull’economia, sia diretti (lockdown) che indiretti, il 2020 ha globalmente registrato un ulteriore record nella stipula di PPA. Secondo i dati resi noti da Bloomberg: 23,7 GW, con incremento del 17,9% sul 2019 (20,1 GW).  Un risultato oltre tutto conseguito malgrado il robusto calo dell’apporto del continente americano: 13,6 GW contro i 16,3 GW dell’anno precedente, su cui ha soprattutto pesato la diminuzione dei PPA stipulati negli Stati Uniti (11,9 GW), che erano i tradizionali motori della loro crescita.

Sul Fit for 55 l’Europa si gioca la credibilità climatica

Il pacchetto “Fit for 55” della Commissione europea, che contiene le proposte per raggiungere entro il 2030 la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990, con l’obiettivo di arrivare alla neutralità carbonica nel 2050, è articolato in dodici iniziative, concernenti modifiche di legislazioni esistenti e nuove proposte legislative. Poiché il documento della Commissione europea contiene centinaia di pagine di proposte legislative, ho cercato di selezionare quelle che affrontano le problematiche su cui si sono maggiormente concentrate l’attenzione e le critiche degli addetti ai lavori.

PNRR: il tabù della governance, il rischio dell’incoerenza

La più appropriata chiave di lettura del PNRR si trova nella parte del documento dedicata all’attuazione e al monitoraggio del Piano: «La Cabina di Regìa, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha il compito di verificare l’avanzamento del Piano e i progressi compiuti nella sua attuazione; di monitorare l’efficacia delle iniziative di potenziamento della capacità amministrativa; di assicurare la cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale; di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità; di proporre l’attivazione dei poteri sostitutivi, nonché le modifiche normative necessarie per la più efficace implementazione delle misure del Piano». Ma subito dopo si precisa che struttura, composizione e modalità di funzionamento saranno definite da un provvedimento legislativo.

Se la svolta delle comunità energetiche è frenata dalla politica

Dal 2000 in Germania l'autoconsumo è regolato dalla legge “Erneuerbare-Energien-Gesetz” (EEG), che consente ai cittadini di associarsi per investire in impianti su larga scala, anche con la partecipazione di aziende e di Comuni.

Così, quando l’11 dicembre 2018 è stata emanata la RED II, per le norme sulle comunità energetiche rinnovabili chiaramente ispirata all’esperienza tedesca, in Germania ne erano censite 1.750, un numero probabilmente arrotondato per difetto.

Draghi: una buona notizia per la transizione energetica?

Sfatiamo subito uno stereotipo largamente diffuso dopo le dimissioni del governo Conte bis. L’incarico dato a Draghi non sanziona affatto la sconfitta della politica, anzi, riafferma il primato di una Politica dove nei criteri di scelta del premier sono prioritari la competenza e la conoscenza dei problemi da affrontare, mentre a cedere il passo è una gestione della cosa pubblica da parte di maggioranze improvvisate e di compagini ministeriali al cui interno non tutti sono adeguati al ruolo ricoperto.

Rinnovabili: bene alzare l’asticella, ma servono scarpe adeguate

Rispetto all’obiettivo fissato dall’UE per i PNIEC degli Stati membri di ridurre del 40% entro il 2030 le emissioni nette di CO2 - il doppio di quello stabilito per il 2020 (-20%) – la recente proposta della Commissione europea di innalzarlo al 55% quasi lo triplica. E l’ulteriore modifica del Parlamento europeo alla legge per il clima, che lo porta al 60%, lascia pochi dubbi sull’esito del compromesso finale, che confermerà la riduzione al 55%. È come se ci fossimo allenati per superare l’asticella a quota 40 e, alla vigilia della gara, ci venisse comunicato che dobbiamo superare quota 55.

Le rinnovabili ripartano dalla semplificazione e dalle comunità energetiche

Questo articolo si basa sull’ipotesi che non si verifichi una seconda ondata pandemica, circostanza che il nuovo aumento dei contagiati dal Covid-19 in Italia non consente di escludere. Essendo privo della mitica sfera di cristallo, non ho infatti la minima idea delle possibili ricadute sulla transizione energetica di un simile evento (anche perché sarebbe necessario conoscerne ex-ante le dimensioni e la durata).

Il momento ideale per digitalizzare l’energia

In Italia contribuiscono attualmente alla produzione elettrica circa 850.000 impianti a fonte rinnovabile. Tra dieci anni saranno più di due milioni. Il 22% dell’intera produzione nazionale di energia elettrica proviene da impianti connessi alle reti di distribuzione. Tra dieci anni salirà al 40%. La diffusione dei sistemi di accumulo distribuiti, in abbinamento ad impianti a fonti rinnovabili non programmabili o aggregati in storage park, ridurrà, senza però eliminarla, la non programmabilità del sistema elettrico. Inoltre, se non adeguatamente governato, il contemporaneo rilascio di una parte cospicua dell’energia immagazzinata in una miriade di accumuli distribuiti potrebbe provocare un burn-out della rete.

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