Nei soli ventisette Paesi dell’Unione Europea – al momento della stesura di questo articolo – circolano più di 256 milioni di autovetture che per muoversi non usano energia elettrica a fronte di meno di 9 milioni mosse grazie agli elettroni (stima su dati Eurostat). Ad essere precisi, nell’enorme insieme di automobili endotermiche sono incluse anche le ibride plug-in che possono utilizzare (e c’è da augurarselo) energia elettrica prelevata dalla rete per muoversi.
Il settore della raffinazione europea attraversa una fase di riposizionamento strutturale, e non meramente congiunturale. La domanda di prodotti petroliferi tradizionali arretra per effetto dei guadagni di efficienza energetica, del minor utilizzo delle autovetture, dell’incremento delle quote di biocarburanti e, in prospettiva, dell’elettrificazione dei trasporti leggeri; per contro, la capacità di raffinazione installata resta in larga parte dimensionata su un modello di domanda che non tornerà ai livelli pre-transizione.
La transizione energetica dell’Unione Europea impone una revisione strutturale del sistema dei combustibili e dei trasporti nel loro complesso. In questo scenario, è necessario superare l’attuale approccio "verticale", in gran parte focalizzato ad affrontare i settori di impiego in modo settoriale ed indipendente gli uni dagli altri: è ad esempio il caso dei Sustainable Aviation Fuels (SAF), per cui sussistono obblighi e regolamentazioni specifiche e diverse da altri prodotti, pur provenienti dalle stesse materie prime.
Se si parla di transizione energetica, l'immaginario collettivo corre immediatamente alle rinnovabili e all'elettrificazione. Più raramente ci si interroga su chi garantirà, durante questa trasformazione, l'energia, carburanti, prodotti e materie prime indispensabili al funzionamento dell'economia europea ed alla sicurezza energetica. Ed ancora, su cosa accadrebbe se l’industria della raffinazione dovesse definitivamente lasciare il continente.
Per anni abbiamo raccontato la transizione energetica come una sostituzione. Vecchio contro nuovo. Fossile contro rinnovabile. Raffinerie contro elettrico. Una narrazione lineare, quasi rassicurante nella sua semplicità. Oggi, però, la realtà sta imponendo una prospettiva diversa. Più complessa, ma anche più aderente alle sfide che l'Europa si trova ad affrontare in questo delicato momento storico.
Talking about data centers from every angle. This is what we attempted to do with Davide D'Ambrosio xxx of the IEA, author of several publications dedicated to the sector. The world of data centers is constantly evolving; the number of infrastructures is growing, as are consumption and efficiency. This rapidly growing sector is increasingly important for the global economy and an undisputed player in the energy landscape for the coming
As of November 2025, the United States had 5,427 data centers, close to 45% of the roughly 12,000 worldwide and almost ten times more than any other country. Germany is next, with 529. Italy is thirteenth, with 168 and UK with 423. China, this time, only ranks fourth. The full ranking goes country by country.
Parlare di datacenter a 360 gradi. Questo abbiamo provato a fare con Davide D'Ambrosio, (Senior Energy Analyst, International Energy Agency dell'AIE, nonché autore di diverse pubblicazioni dedicate al settore. Il mondo dei datacenter è in continua evoluzione, cresce il numero delle infrastrutture, così come crescono i consumi e l'efficienza. Un settore dalla forte crescita via via più importante per l'economia mondiale e attore indiscusso degli scenari energetici dei prossimi anni.
A novembre 2025, gli Stati Uniti contavano 5.427 data center, pari a quasi il 45% dei 12.000 circa presenti in tutto il mondo e quasi dieci volte di più rispetto a qualsiasi altro paese. Segue, un paese europeo la Germania, con 529 e UK con 423. La Cina, questa volta si posiziona solo alla quarta posizione. L’Italia è tredicesima, con 168 unità. Qui la classifica completa.
Negli ultimi anni, ogni volta che si è parlato di data center, l’attenzione pubblica si è concentrata sugli Stati Uniti, spinta dai massicci piani di espansione degli operatori hyperscale. Tuttavia, l’Asia-Pacifico (APAC) sta emergendo sempre più come il prossimo grande polo mondiale.