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Carburanti: il ruolo degli indipendenti nella transizione

La rete italiana dei carburanti, grazie al contributo di attori dinamici e votati all’innovazione come gli operatori indipendenti, ha già avviato un vasto processo di riconversione verso la mobilità low carbon, iniziando ad integrare l’offerta con fuels alternativi e con infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici. In un contesto caratterizzato dal sempre maggior disimpegno delle “major”, sono proprio gli imprenditori privati indipendenti, che rappresentiamo, ad essersi ritagliati un ruolo determinante, facendo da traino all’intero comparto nella delicata fase di transizione energetica.

Biocarburanti e carburanti sintetici: le vie per la decarbonizzazione (non) sono infinite

Il settore dei trasporti nel breve, medio e lungo termine è chiamato a soddisfare una domanda di mobilità delle persone e delle cose tendenzialmente crescente, senza dimenticarsi le due principali sfide ambientali dell’epoca in cui viviamo: da un lato, un consistente taglio alle emissioni climalteranti per rispettare gli impegni assunti nella COP21 di Parigi; dall’altro, una riduzione immediata delle emissioni inquinanti allo scarico dei veicoli per migliorare la qualità dell’aria, in particolare in ambito urbano.

Diesel, elettrico e idrogeno: quale futuro per la mobilità europea?

L’impatto delle emissioni di particolato, ossidi di azoto e anidride carbonica su persone, ambiente e clima è oggetto di accesi dibattiti. Secondo il Forum Internazionale dei Trasporti (FIT - ITF), la circolazione delle persone aumenterà di circa il 50% a livello globale, tra il 2015 e il 2030. Entro il 2050 poi, saranno oltre sei miliardi a vivere nelle megalopoli, con conseguente aumento del traffico urbano, destinato a triplicarsi. Inoltre, il crescente fenomeno del commercio online alimenterà ulteriormente la congestione nei centri delle città.

Come la CO2 si trasforma in carburante?

Per promuovere la crescita sostenibile occorre avviare una corretta integrazione tra diversi processi industriali al fine di minimizzare le emissioni di CO2 in atmosfera e nello stesso tempo garantire un’effettiva crescita economica. Le tecnologie di cattura, stoccaggio e riuso del carbonio (Carbon Capture Use and Storage, CCUS) offrono un’opzione per una chiusura efficiente del ciclo del carbonio emesso non solo dal settore industriale ma anche dal trasporto di lunga distanza marittimo, aereo e terrestre. 

Le fonti alternative per la mobilità: un approccio ingegneristico

Se si desidera effettuare una valida comparazione delle fonti energetiche disponibili per il trasporto delle persone e delle cose, è necessario applicare uno schema rigoroso che tenga conto di tutti gli aspetti che servono a valutarne l’effettiva sostenibilità. La valorizzazione delle risorse nazionali di idrocarburi e delle tecnologie “automotive” per un sistema dei trasporti sostenibile è un’opportunità di cui il nostro Paese può e deve dotarsi, rendendo compatibile lo sviluppo economico del Paese e i target di contenimento delle emissioni previsti dagli accordi internazionali.

Come si costruisce una filiera italiana dell’idrogeno

Oggi l’Italia, così come il resto del mondo, deve affrontare una difficile fase di ripartenza. I cambiamenti che negli ultimi mesi hanno stravolto la quotidianità di vita e lavoro richiamano, con ancor maggior forza e urgenza, alla necessità di costruire un sistema economico resiliente e sostenibile.

La sfida lanciata dall’Europa, candidatasi a diventare nel 2050 il primo continente climate-neutral al mondo, è un’opportunità storica.

In cosa consiste la strategia europea sull’idrogeno?

Con il documento “A Hydrogen Strategy for a climate-neutral Europe”, pubblicato lo scorso 8 luglio, la Commissione europea ha auspicabilmente posto fine all’annoso dibattito in merito alla dicotomia tra vettori energetici da utilizzare nel processo di decarbonizzazione al 2050. Se è vero che il perimetro tracciato presuppone una spinta all’elettrificazione dei consumi (intorno al 50% del mix energetico al 2050), è altrettanto vero che taluni settori c.d. hard to abate – oggi alimentati a gas naturale – difficilmente potranno essere decarbonizzati attraverso le FER elettriche se non a fronte di ingenti costi di switching o di sistema. Due esempi su tutti: l’industria siderurgica e il trasporto pesante (o navale).

Idrogeno italiano: non è un problema di expertise

La versatilità del tessuto economico italiano, fatto di grandi operatori e aziende, ma anche di imprese di medie e piccole dimensioni e di start-up che si dedicano all’innovazione, pongono il paese in una situazione fertile per la creazione di valore nella filiera dell’idrogeno. L’Italia può, infatti, ambire ad una posizione strategica in tutte le fasi, dalla produzione alla logistica, dal trasporto al consumo, che si tratti di mobilità, industria o residenziale.

Idrogeno: l’ipotesi di una joint strategy tra Europa e Nord Africa

Fin dagli anni Novanta, Jeremy Rifkin preconizzava una rivoluzione energetica in cui i combustibili fossili sarebbero stati  rimpiazzati dall’idrogeno.

La retorica che circonda l’idrogeno e la sua avanzata nei sistemi energetici ed industriali è molto influenzata dalle critiche di chi sostiene (a torto o a ragione) che i tempi non fossero e non siano maturi. I limiti e gli ostacoli che questo vettore energetico si trova di fronte non sono un mistero, e tacerli non restituirebbe la degna complessità del processo che spetta ad ogni nuovo entrante in un mercato già altamente consolidato.

Acciaio a zero emissioni: l’ipotesi dell’idrogeno

Produrre acciaio con idrogeno in modo sostenibile non vuol dire solo cambiare tecnologia, ma cambiare il modo di fare impresa siderurgica. Si tratta di un cambio culturale nei rapporti con il territorio in cui l’azienda opera. Questo è possibile grazie ad una peculiarità dell’idrogeno che lo avvicina all’elettricità: l’idrogeno è di chi lo fa!

Aziende come l’ex Ilva di Taranto sono figlie di una concezione per cui una grande azienda poteva essere insediata in un territorio “qualunque”: attorno si sarebbero costruite le relazioni e le infrastrutture per far “girare” quell’impresa a prescindere dalla realtà, le risorse e le specificità del territorio stesso.

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