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Nuovi obiettivi e nuove sfide per le FER elettriche: il cuore oltre l’ostacolo?

L’emendamento di recente approvato dall’Europarlamento per portare l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti al 60% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030  ha spostato ancora più in alto l’asticella green dell’Unione Europea rispetto alla già ambiziosa proposta della Commissione. Quest’ultima, solo lo scorso 17 settembre, aveva fissato un più contenuto target del 55% nell’ambito del 2030 Climate Target Plan, comunque significativamente più sfidante del valore del 40%

“Recovery Fund… whatever it takes”

Senza un’idea chiara di futuro rischiamo di perdere il treno del Recovery Fund. Lunedì 12 ottobre è stata presentata in Aula la relazione che la Commissione Bilancio ha preparato sulle priorità a cui destinare le risorse europee per uscire dalla crisi. In attesa della votazione del documento riteniamo importante ribadire le priorità, mai come in questo momento indissolubilmente legate a quel concetto di sostenibilità che tanto ha a che fare con il nostro settore. Un settore che invece le idee chiare ce le ha già da tempo, che sa dove vuole essere tra 10 anni e anche tra 20 anni.

Rinnovabili: bene alzare l’asticella, ma servono scarpe adeguate

Rispetto all’obiettivo fissato dall’UE per i PNIEC degli Stati membri di ridurre del 40% entro il 2030 le emissioni nette di CO2 - il doppio di quello stabilito per il 2020 (-20%) – la recente proposta della Commissione europea di innalzarlo al 55% quasi lo triplica. E l’ulteriore modifica del Parlamento europeo alla legge per il clima, che lo porta al 60%, lascia pochi dubbi sull’esito del compromesso finale, che confermerà la riduzione al 55%. È come se ci fossimo allenati per superare l’asticella a quota 40 e, alla vigilia della gara, ci venisse comunicato che dobbiamo superare quota 55.

Recovery Fund: come combinare l’entusiasmo al realismo

Undici mesi fa Ursula von der Leyen annunciava il Green Deal europeo, un piano di dimensioni epocali per investire nella transizione energetica dell'Unione europea. La settimana scorsa è stata approvata la European Climate Law, che fissa un percorso vincolante affinché l’obiettivo delle zero emissioni nette al 2050 venga rispettato. Ne abbiamo parlato con Patrizia Toia, Vicepresidente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia al Parlamento europeo.

Il futuro del Nord Stream 2, tra interessi geopolitici ed economici

Doveva essere un semplice gasdotto, una nuova rotta di approvvigionamento energetico in un’Europa che storicamente deve guardare oltre i propri confini per assicurarsi le materie prime energetiche. E invece si complica la saga del Nord Stream 2, la pipeline di 1.230 km che dovrebbe collegare la Russia alla Germania passando dal Mare del Baltico e capace di movimentare fino a 55 mld di mc di gas all’anno. Chi pensava che un tubo che collega due potenze economiche fosse esente da valutazioni di carattere geopolitico si sbagliava di grosso, specie se tra le due potenze – Germania e Russia in questo caso – se ne inserisce una terza, gli Stati Uniti.

Deforestazione: un lusso che non ci possiamo più permettere

Con le sue attività l’uomo ha alterato gli equilibri climatici, portando le concentrazioni di gas serra in atmosfera a livelli mai registrati nell’ultimo milione di anni.

Le emissioni antropiche in atmosfera hanno raggiunto i 52 milioni di tonnellate di gas serra all’anno (in CO2 equivalenti, media 2007-2016) con un tasso di crescita che non ha mai rallentato dal 1960.

Meccanismi di capacità: l’UE resta scettica?

La sicurezza energetica è di competenza degli stati membri (SM) ed è strettamente correlata a due obiettivi cruciali della politica di de-carbonizzazione come il phase out degli impianti a carbone e la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili. Una ridotta affidabilità del sistema ha spinto gran parte degli SM a introdurre diverse tipologie di meccanismi di capacità per remunerare la disponibilità di generazione elettrica.

La Gran Bretagna e lo strano caso del capacity market

Il 15 novembre 2018 una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha annullato per motivi procedurali la decisione con la quale la Commissione Europea aveva autorizzato il capacity market proposto dal Governo inglese. La società Tempus, una Esco che offre una tecnologia di gestione del consumo di energia elettrica, si era rivolta alla Corte di Giustizia nel 2014. Le contestazioni della società riguardavano principalmente le modalità di partecipazione previste per gli operatori di gestione della domanda.

Energia e Clima: nuova Europa, vecchie sfide

Nelle recenti elezioni europee, a livello aggregato, non ci sono stati né chiari vincitori né sconvolgimenti epocali: l’Unione europea ha ancora una posizione centrista. Il Partito popolare (PPE o EPP) e i Socialisti (S&D), pur perdendo dei seggi (rispettivamente 38 e 34 in meno rispetto alla situazione in Parlamento a fine legislatura), si confermano le due compagini principali dell’Europarlamento, potendo sostanzialmente continuare il lavoro iniziato nel 2014. Tuttavia, avranno bisogno di un altro partito in coalizione.

L’UE e il paradosso della sostenibilità, ovvero non entri chi non conosce la geometria

Di certo, qualora vi fosse un'area di leadership che l'Unione Europea, tra le mille astenie e divisioni interne, può vantare, essa è rappresenta dalle policy a favore dell'ambiente e della sostenibilità. Da Kyoto in poi la sua azione a favore di vincoli stringenti alla riduzione delle emissioni è stata continua. Lo stesso target dei 2° C, fulcro dell'Accordo di Parigi, è stato proposto dall'Unione Europea nel lontano 1996. In altri termini, ci sono voluti 20 anni prima che gli altri paesi si allineassero all'Europa. Ciò che si evince studiando target, strategie e documenti della UE è che essa crede con fermezza nell'eden della sostenibilità.

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