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Energia e Lavoro: aumenta l’occupazione nel settore delle energie pulite

L'occupazione nel settore energetico si modificherà rapidamente in ragione del fatto che i paesi e le imprese di tutto il mondo stanno accelerando gli sforzi per decarbonizzare e accrescere la sicurezza energetica. Un simile percorso comporta da un lato, opportunità, ma, dall’altro, sfide. Poiché i paesi che contribuiscono a oltre il 70% delle emissioni globali si sono impegnati a raggiungere le neutralità carbonica entro la metà del secolo, verranno creati decine di milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita al fine di  sviluppare e implementare le tecnologie necessarie.

La transizione come volano dell’occupazione

12 milioni: tanti erano i lavoratori già occupati nelle energie rinnovabili in tutto il mondo nel  2020, secondo IRENA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Rinnovabile diretta dall’italiano Francesco La Camera. Un terzo dei quali solo nel solare. Si badi che i dati si riferiscono al periodo pieno della pandemia e non registrano certo l’ultimo boom del solare e dell’eolico iniziato prima della crisi energetica, ma accelerato con la guerra in Ucraina.  Anche il report in uscita proprio in questi giorni, il 22 settembre, si riferirà comunque allo scorso anno.

La crisi climatica e l’impatto sull’occupazione

La crisi climatica in corso sta cambiando profondamente la sfera occupazionale, marcando non solo precise direzioni di sviluppo – un esempio su tutti, il passaggio dai motori a combustione alla mobilità elettrica – ma tracciando anche nuovi limiti dell’attività lavorativa.

Già tre anni fa, l’International Labour Organization (ILO) metteva apertamente in guardia su questo secondo, quanto trascurato, aspetto: anche contenendo il riscaldamento globale entro +1,5°C a fine secolo (e oggi siamo già attorno a 1,1°C rispetto alla media pre-industriale), entro 8 anni si perderà l’equivalente di 80 milioni di posti di lavoro a causa dello stress termico, il che comporterà perdite economiche stimate, a livello globale, in 2.400 miliardi di dollari.

L’Asia meridionale e l’Africa occidentale saranno le aree più colpite da questo problema, ma sarebbe una grave sottovalutazione non anticiparne i riflessi anche alle nostre latitudini.

Le potenzialità di Ravenna in termini di occupazione e sicurezza energetica

In un momento di crisi come quello attuale, in cui le imprese sono costrette a ridurre la produzione o peggio a chiudere per il caro energia, costituiscono un barlume di speranza le potenzialità in termini economici e soprattutto occupazionali dei tanti progetti che gravitano intorno all’energia a Ravenna. La città, da sempre uno dei più importanti distretti nazionali ma che ha risentito in negativo delle scelte in ambito energetico dei governi succedutisi in questi anni, potrebbe fungere da volano di crescita per la Pianura Padana ma anche per l’Italia tutta, soprattutto per i risvolti positivi in termini di miglioramento della sicurezza energetica. Ne abbiamo parlato con il Sindaco di Ravenna, Michele De Pascale.

Meccanica italiana: la crisi energetica comprime la marginalità

L’aumento vertiginoso del prezzo dell’energia che grava sull’Europa non sta risparmiando il settore industriale. Al pari delle famiglie, le imprese dell’industria meccanica italiana rappresentata da Anima Confindustria si trovano a dover fronteggiare le bollette di elettricità e gas sempre più elevate che, unite al rincaro dei materiali e ai fenomeni inflativi, rendono più complessa la sopravvivenza in un mercato fortemente instabile. Molte aziende rischiano il fermo della produzione, o addirittura la chiusura.

Concretezza e limiti del Piano Cingolani per fronteggiare la crisi gas

Nelle 14 pagine di testo del Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, l’unico obiettivo strutturale citato è la riduzione in modo permanente della domanda grazie a un incremento annuale di circa 8 GW degli impianti a fonti rinnovabili, incremento che andrà a regime nel 2023. Si tratta però di un target irrealizzabile. Benché tassativamente previsto entro giugno, non è stato ancora emanato il decreto dallo stesso MiTE, con i criteri che le Regioni dovranno seguire per individuare le aree idonee all’installazione di impianti rinnovabili. Dopodiché, le Regioni avranno a disposizione sei mesi per definire la mappa.

Consumatori e caro energia: impatti e proposte per mitigarne gli effetti

Il rincaro del costo dell’energia attanaglia le famiglie ormai da mesi e va avanti ininterrottamente, tra alti e bassi, dal IV trimestre 2020. Oggi, tutti siamo convinti che tali rincari siano dovuti alle conseguenze della guerra in Ucraina, che sicuramente incidono notevolmente, ma le spinte al rialzo sono iniziate molto prima e sono oggi aggravate da forti e intollerabili dinamiche speculative.

Lo shock dei prezzi energetici e i riflessi sui biocombustibili legnosi

Le tensioni internazionali legate al conflitto ucraino e lo shock dei prezzi energetici che ne è seguito hanno avuto importanti e profondi riflessi anche sul mercato dei biocombustibili legnosi, in particolare di pellet e legna da ardere. Il forte e continuo rialzo dei prezzi del gas naturale, unitamente alle crescenti preoccupazioni sugli approvvigionamenti per la prossima stagione invernale, stanno spingendo molti consumatori verso soluzioni alternative per il riscaldamento delle proprie abitazioni e attività commerciali, nel tentativo di contenere la spesa e di garantire il proprio fabbisogno energetico.

Caro Energia: il punto di vista di ARERA

A distanza di sette mesi dall’ultima intervista fatta ad ARERA su questo portale, torniamo a parlare con Massimo Ricci Direttore della Divisone Energia dei temi caldi del caro energia e di come consumatori e operatori devono fronteggiare quella che può essere definita come la più grave crisi energetica del secondo dopoguerra. Misure governative, interventi regolatori ma anche l’impegno a risparmiare degli utenti saranno indispensabili per gestire l’emergenza.

La Spagna e le misure per affrontare la crisi energetica

La Spagna è uno dei primi paesi dell'UE ad essere stato colpito dalla crisi energetica. Eppure potrebbe essere uno dei meno esposti a uno shock prolungato. Tra marzo 2021, quando si sono fatti sentire i primi sentori della crisi e la fine 2021, i prezzi dell'energia sono aumentati di oltre il 31%. Si tratta di dieci punti percentuali in più rispetto alla media del rialzo registrato in UE.

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