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Il contributo del fotovoltaico nello sviluppo del Green Deal

La transizione energetica è un tema chiave non solo per gli obiettivi di sviluppo sostenibile a livello globale, ma soprattutto per i benefici generati a livello locale. Per questo motivo le imprese del settore elettrico sono fortemente impegnate nel riuscire a cogliere i benefici del Green Deal che nel solo settore elettrico potranno generare 90.000 nuovi occupati e 100 miliardi di euro di investimenti.

Biogas, biometano e fotovoltaico: tutte le sinergie tra agricoltura ed energia

L’obiettivo di neutralità carbonica fissato dal Green Deal UE al 2050 impone non solo un abbandono delle fonti di energia fossile in favore delle rinnovabili ma anche il supporto di quelle pratiche in grado di fissare la CO2 residua. Riduzione delle emissioni ed assorbimento di anidride carbonica dovranno quindi essere posti al centro delle politiche climatiche. In tale ambito, le aziende agricole e forestali possono assumere un ruolo strategico producendo oltre a alimenti e fibre, anche energia termica, elettrica e biocarburanti da fonti rinnovabili agroforestali, incrementando la capacità di assorbimento della CO2 nei suoli agricoli e forestali.

Caratteristiche e problematiche dei suoli agricoli in Italia

Le previsioni del PNIEC (Piano Nazionale Italiano Energia Clima) assumono un aumento della potenza fotovoltaica dai circa 21 GW del 2019 ai 52 GW fissati fra 10 anni. Il che significherebbe dover installare mediamente 3 GW l’anno di nuova potenza FV, rispettoai circa 740 MW del 2019: più o meno “quadruplicare” gli sforzi dell’anno scorso.

Agrovoltaico: ribaltare l’approccio per mitigare gli impatti

Sta crescendo, in questi ultimi mesi, l’attenzione verso il cosiddetto agrovoltaico (in breve AGV) un settore che, mal interpretato nel passato, non ha ancora sviluppato tutto il suo potenziale. In effetti l’atteggiamento di una parte degli investitori nel periodo del cosiddetto “fotovoltaico selvaggio” (2008-2012) è stata dettata più dalla necessità di ottenere facili autorizzazioni alla costruzione degli impianti fotovoltaici che dall’attenzione alle possibilità di recupero e sviluppo di attività agricole.

L’agricoltura tra clima, energia e rilancio economico

Il nesso agricoltura-clima-energia è un rapporto complesso ma fondamentale, e per questo va indagato e analizzato. L’agricoltura ha un impatto considerevole dal punto di vista emissivo, ma al tempo stesso è uno dei settori che più direttamente risente dei cambiamenti climatici. Serve un’azione mirata per contenerne l’impatto ambientale ma che al contempo non pregiudichi la competitività del settore. Da qui il connubio fra agricoltura ed energia rinnovabile, quest’ultima in grado di dare profitto all’azienda agricola e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Abbiamo affrontato il tema dell’agricoltura-energia con il Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Giuseppe L’Abbate.

La riduzione delle emissioni di metano: strumento per una decarbonizzazione del settore gas

Il tema delle emissioni di metano lungo la filiera del gas naturale è oggi estremamente importante, sia per l’industria del settore che per il sistema energetico nel suo complesso, rappresentando un ambito di intervento che può contribuire in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal e alla neutralità climatica al 2050.

Ridurre le emissioni di metano: gli strumenti di mercato

Gli Amici della Terra hanno realizzato il primo studio italiano sull'introduzione di strumenti di mercato finalizzati a ridurre le emissioni dirette di metano lungo la filiera del gas naturale: dalla produzione alla distribuzione. Il metano è - in termini di impatto sul clima- il secondo gas oggetto delle politiche di riduzione delle emissioni climalteranti. La prima parte dello studio è focalizzata sull’Italia in relazione al contesto dell’Unione Europea. In particolare, viene analizzato il ruolo del gas naturale nell’ambito dei consumi di energia e le specificità della filiera di questa fonte energetica dal punto di vista delle modalità di produzione interna, di importazione, trasporto e distribuzione verso i centri di consumo.

Elenco venditori di energia (elettrica): tra rispetto delle regole del gioco e salvaguardia della concorrenza

Autorizzare l’attività di vendita dell’energia alle sole imprese che presentino adeguate caratteristiche di affidabilità verso il sistema a tutela dei clienti finali è la premessa che ha spinto il Legislatore, ormai quasi tre anni fa nel DL 124/17 (Legge concorrenza), a prevedere l’iscrizione ad un elenco venditori di energia elettrica quale futura condizione imprescindibile per lo svolgimento delle attività di vendita di tale commodity ai consumatori. Si assume che a regime tale albo sarà diretto sia alla vendita di energia elettrica che del gas, non giustificandosi diversi approcci e consapevoli che quello esistente oggi per il solo settore del gas abbia funzione essenzialmente anagrafica.

L’ammissione al mercato della vendita di elettricità e gas nell’esperienza internazionale

“If you are planning to enter the market, please send us information on your business model and when you are likely to enter. We don’t want our regulatory framework to get in the way of innovative products or business models unnecessarily. If the licence conditions are a constraint on your business model, please let us know. […]  our derogations team can relieve a supplier of its obligation to comply with certain licence conditions if we are satised that an exemption is warranted in the circumstances.” (Entering the retail energy market: a guide, Ofgem 2016, p. 3)

Un elenco imperfetto è meglio di nessun elenco

Sono passati 1.169 giorni dall’entrata in vigore della norma della legge annuale sulla Concorrenza che prevedeva l’istituzione, entro 90 giorni, di un elenco di soggetti autorizzati alla vendita di energia elettrica. Non è facile identificare le ragioni per cui un tassello importante e ampiamente condiviso del quadro tracciato dalla legge 124/17 sull’energia (in cui rientra anche la fine dei prezzi tutelati) non abbia ancora visto la luce. Uno dei problemi è stato probabilmente voler chiedere allo strumento, pensato per dare “stabilità e certezza al mercato”, più di quanto esso possa dare.

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