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ACQUA & AMBIENTE | 150 ARTICOLI

Key considerations for re-purposing mature wells and fields for Carbon Capture and Storage (CCS)

Traditionally, when an oil and gas field production cycle end and all usable hydrocarbons have been extracted, the top side facilities are dismantled, the wellbore is permanently plugged and abandoned, and the surrounding land or seabed is returned to its natural condition. In the UK Continental Shelf (UKCS) alone, it is forecast that 1,211 wells across 230 fields will be decommissioned between 2019 to 2028. The current projected decommissioning costs for the UKCS total $60 billion with efforts underway to reduce that figure to $51 billion by the end of 2022.

L’utilizzo dei pozzi O&G dismessi per i progetti CCS

Tradizionalmente, nel settore Oil&Gas, quando il ciclo produttivo si conclude e tutte le risorse utilizzabili di idrocarburi sono state estratte, gli impianti in superficie vengono dismessi, il pozzo viene definitivamente chiuso, mentre le aree adiacenti vengono riportate alle loro condizioni naturali. Soltanto nella piattaforma continentale del Regno Unito, saranno circa 1.211 i pozzi, suddivisi tra 230 giacimenti, che verranno dismessi entro il 2028. I costi stimati per queste operazioni sono di circa 60 miliardi di dollari, ma l’obiettivo è quello di contenere la spesa a 51 miliardi di dollari.

Northern Lights: un importante progetto europeo in ambito CCS

Northern Lights costituisce il segmento di trasporto e stoccaggio dell’anidride carbonica in seno al progetto Longship, primo al mondo ad integrare tutta la catena del valore della CCS su scala industriale. Il progetto,  in fase avanzata e per cui sono stati conclusi già accordi internazionali con emettitori importanti, costituisce un best case nel panorama europeo che fa ben sperare per una maggiore diffusione della tecnologia di cattura e stoccaggio della CO2, ormai da più parti considerata come fondamentale per raggiungere gli obiettivi ambiziosi   della net zero carbon. Di questo progetto, ma anche, più in generale, di questa tecnologia ne abbiamo discusso con la  Dottoressa Renata Meneguolo, principal geologist del progetto Northern Lights.

G7 e clima: un arduo equilibrismo

Attenuata dalla distanza e dalla ripetitività, la voce del G7 ha lambito le orecchie della società civile che, distratta, si è girata dall’altra parte. Troppo fiacca per suscitare interesse. Più che una voce, un’eco. Di cosa? Dei vertici inflazionati dei potenti, dei meeting ricorrenti in questa o quell’amena località dell’Occidente o dell’Oriente, dei precedenti G7, centri di negoziazione e di dibattito da cui, periodicamente, emanano tenui dichiarazioni difficilmente distinguibili l’una dall’altra.

G7: segnali importanti per superare il modello fossile

Dall’inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, i paesi G7 hanno dovuto avviare un’accelerata diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetiche. Ciò ha condotto da un lato, al ricorso temporale ed emergenziale di fonti tradizionali, come il carbone, o il rilancio di ambizioni di lungo corso, come rendere l’Italia un hub europeo del gas. Entrambe però con implicazioni negative per gli sforzi nella lotta al cambiamento climatico e di dubbia fattibilità economico, tecnica e finanziaria. Un hub del gas creerebbe nuove dipendenze e legami incerti e poco sostenibili con paesi altamente instabili e in aree geograficamente molto complesse.

The impact of bank crisis on EUA prices

The unfolding bank crisis in March left its mark on European carbon market too. The turmoil in wider financial markets and plummeting banks shares have pulled down the benchmark EUA contract to below €90/t. This is sharply down from the near €100/t level at the beginning of March boosted by compliance demand and the agreement of ETS reform proposals.

L’impatto della crisi delle banche sui prezzi dei permessi di emissione

A marzo, la crisi bancaria ha lasciato il segno anche sul mercato europeo del carbonio. Le turbolenze nei mercati finanziari e il crollo delle azioni delle banche hanno pesato al ribasso sul contratto EUA di riferimento (futures con scadenza dicembre 2023), riportandolo al di sotto dei 90 euro/ton.

Il punto sull’evoluzione dei gas liquefatti a Key Energy

Nella cornice della Fiera di Rimini, si è tenuto mercoledì 22 marzo il convegno “Lo sviluppo bio e rinnovabili dei gas liquefatti: l’impegno della ricerca e delle imprese” organizzato da ENEA e Assogasliquidi- Federchimica all’interno di Key Energy, prima edizione del nuovo format dedicato a tecnologia, soluzioni integrate e servizi. Un pomeriggio di discussione tra i principali protagonisti del settore, in un momento chiave in Europa e nel nostro paese per definire alcuni passaggi critici per la sicurezza e la transizione energetica.

Ricerca scientifica e sviluppo tecnologico: critici per una decarbonizzazione economicamente sostenibile

Il primo elemento che occorre constatare è come non si disponga di soluzioni uniche, capaci di rispondere alle esigenze della domanda di energia in Europa. Il mondo della ricerca, ben rappresentato nel nostro convegno svoltosi all’interno della manifestazione K.EY Energy, ci dice che vi è molta incertezza su quale sia il percorso migliore per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Dall’altra, le scelte politiche – soprattutto a livello europeo – sembrano non avere dubbi su quale sia questo percorso, rendendo assai difficile trovare un compromesso condiviso tra la politica, che regola, e l’industria, che agisce sul campo.

Combustibili sostenibili: stato dell’arte e prospettive di sviluppo

In un’ottica di decarbonizzazione del sistema energetico e produttivo il primo passo è la sostituzione progressiva dei combustibili fossili con combustibili a impronta carbonica ridotta. Da un punto di vista normativo, il framework comunitario prevede già da tempo delle traiettorie per la graduale penetrazione di carburanti sostenibili nel mix energetico.

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