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FONTI FOSSILI | 118 ARTICOLI

La COP 23 e gli scenari AIE: l’idea e la realtà

Le COP sul clima si dividono in due categorie: quelle che danno origine a un nuovo corso di azioni - idealmente a una nuova traiettoria delle emissioni, o anche a nuove regole del gioco - e quelle che limano aspetti operativi dell’accordo, di maggiore o di minore importanza. Esempi della prima categoria sono Kyoto 1997 e Parigi 2015, forse anche Marrakech 2001, e in negativo Copenaghen 2009. Nel secondo insieme rientrano tutte le altre, e quindi anche la COP 23 da poco conclusa.

Ecomondo: la green economy in mostra

La green economy targata “Italia” continua a crescere: 385.000 le imprese che vi fanno riferimento, un giro d’affari ormai prossimo ai 200 miliardi di euro, un’occupazione futura che si stima possa produrre 190.000 posti di lavoro entro il 2030. Sono questi i numeri che vanno in scena dal 7 al 10 novembre a Rimini nella 21° edizione di Ecomondo

Le energie rinnovabili all’insegna della circolarità

Come leggere i flussi energetici in termini di economia circolare? Da un lato abbiamo i combustibili fossili che rappresentano il paradigma del modello lineare usa e getta. Il loro impiego, infatti, genera emissioni che, oltre alle conseguenze locali, sono direttamente responsabili della principale emergenza ambientale planetaria, quella del cambiamento climatico. Anche il nucleare presenta notevoli criticità nella chiusura dei cicli, come ci ricordano i problemi legati allo smantellamento delle centrali e al confinamento per decine di migliaia di anni delle scorie radioattive.

L’approccio circolare di HERA

Ripensare radicalmente i processi di produzione industriale e contribuire ad un cambio di mentalità che porti a vedere nei rifiuti nuove risorse continuamente riutilizzabili. Sono questi i presupposti fondamentali su cui si basa la transizione verso un modello di economia circolare, fondamentale per “estendere” la vita di materie prime e risorse naturali attraverso il riciclo, il riuso, una maggiore durata dei prodotti (per il tramite di una progettazione più efficace che ne favorisca la riparabilità) e grazie alla condivisione.

Una legge a favore dell’economia circolare: il caso francese

Il 17 agosto 2015, con l’approvazione della “legge sulla transizione energetica per la crescita verde” (LTECV), la Francia ha segnato una svolta storica nelle politiche a sostegno dell’economia circolare.  A distanza di due anni dalla sua approvazione, l’Agenzia francese per l’ambiente e l’Energia (ADEME) stima che i lavoratori impiegati in questa forma di economia siano circa 800.000. L’accelerazione transalpina, oltre a garantire giuridicamente e politicamente il passaggio verso un nuovo modello nazionale di economia, va di pari passo con l’elaborazione del pacchetto “economia circolare” tuttora in discussione presso le sedi dell’Unione Europea.

Pellet e legna: senza manutenzione si inquina di più

Il peso del riscaldamento domestico nel bilancio delle emissioni inquinanti è ormai ben noto e generalmente accettato. Le ragioni sono da ricercarsi nella sua capillare diffusione, che si estende dalla grande città al piccolo paese di montagna; emerge spesso che proprio nelle aree lontane da insediamenti industriali o dagli effetti del traffico i livelli di inquinamento dell’aria siano tutt’altro che trascurabili.

D’altro canto, non tutti i combustibili impiegati inquinano allo stesso modo: i dati ISTAT (2014) ci dicono che più del 70% delle famiglie italiane usa il metano per riscaldarsi ma il contributo preponderante alle emissioni, in special modo di PM10, è da attribuirsi all’utilizzo domestico delle biomasse (stufe e caminetti che impiegano legna da ardere e pellet).

Qualità dell’aria nelle città: come intervenire?

L’inquinamento dell’aria nelle nostre città continua a fare vittime, e non poche, nonostante i miglioramenti registrati in molte aree del mondo, a cominciare dall’Europa. Numeri che portano a considerare questo fenomeno una vera e propria pandemia, come è stata chiamata nella ricerca della Fondazione per lo sviluppo sostenibile presentata da meno di un mese “La sfida della qualità dell’aria”. Nel mondo ogni anno milioni di persone muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico e 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli di inquinamento più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa i tre inquinanti a maggiore criticità – particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono – annualmente sono responsabili di oltre mezzo milione di decessi prematuri, più di 20 volte il numero delle vittime di incidenti stradali.

Biomasse ed effetti sulla salute nei paesi sviluppati

Nell’Unione Europea, il crescente consumo di biomassa per il riscaldamento degli ambienti domestici – ma più in generale anche per la produzione di energia - è ascrivibile sia a politiche di risposta al cambiamento climatico che favoriscono il ricorso a fonti di energia rinnovabile che, in alcuni casi, a ragioni di convenienza economica, specie laddove si rilevano condizioni di povertà energetica e la materia prima può essere raccolta a livello locale. Tuttavia, questo aumentato e crescente utilizzo è fonte di preoccupazione per via del rilevante contributo della biomassa alle emissioni di particolato (PM -Particulate Matter) rilasciate durante la combustione e ritenute pericolose per la salute umana.

Un mix energetico più sostenibile per combattere l’inquinamento domestico

Il gas si conferma la principale fonte per l’uso riscaldamento, tanto in Italia quanto in Europa. Se nel nostro paese, o più in generale nel Vecchio Continente, la scelta è prevalentemente di natura tecnologica e/o economica, altrove il tema assume anche una dimensione sociale. Nei paesi in via di sviluppo, infatti, il numero di persone prive di accesso a servizi energetici moderni è ancora molto elevato e negli anni a venire il gas – insieme a GPL, elettricità e nuove rinnovabili – potrebbe assumere un ruolo determinante nella riduzione della povertà energetica. 

Biomasse: più controlli e meno incentivi. Intervista a Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi/Federchimica

Secondo i risultati del recente studio Innovhub, è stato confermato l’impatto negativo in termini ambientali e sanitari degli impianti alimentati a biomassa legnosa per l’utilizzo nel settore del riscaldamento, a fronte di performance positive dei combustibili gassosi. Il riscaldamento a gas è quindi la soluzione migliore per le famiglie italiane?

Lo studio di Innovhub presentato a Milano il 23 ottobre ha ulteriormente indicato con dati tecnici alla mano il forte contributo negativo delle biomasse all’inquinamento atmosferico, con i conseguenti danni per la salute umana.

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