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Tendenze e peculiarità del sistema energetico italiano

Nonostante l’aumento senza precedenti dei prezzi del gas e dell’elettricità (concentrato però nella seconda parte dell’anno) il 2021 è stato l’anno del grande rimbalzo dei consumi energetici italiani dopo il calo del 9,5% registrato nel 2020, senza precedenti in tempi di pace. A dimostrazione della relativa rigidità dei consumi di energia ai prezzi, almeno nel breve periodo. Secondo una stima preliminare ENEA su dati in parte parziali e provvisori, nel 2021 i consumi di energia primaria sono aumentati di oltre l’8%. Si stima che siano stati “recuperati” circa l’80% dei consumi di energia “persi” nel 2020.

Il lungo, il corto, il russo

Una volta era semplice. Il gas viaggiava solo via tubo, e il tubo non essendo girevole garantiva l’ultima forma sopravvissuta di matrimonio indissolubile. Quello tra il giacimento (di provenienza) e il mercato (di destinazione). Il tubo però costava e costa; e lo si aveva da finanziare. Donde la necessità che gli fosse assicurato un cash flow pluriennale utilizzabile a garanzia del debito. Il contratto venne così a prendere forma obbligata. È bilaterale e deve essere pluriennale. A garantire la cassa contiene di regola una clausola di take or pay, in virtù della quale il compratore si obbliga a garantire in ogni anno il pagamento di un volume minimo di gas anche se in ipotesi ne ha ritirato di meno. La pluriennalità ti pone poi il problema della formula di prezzo. Su quello “istantaneo” di oggi si può trattare; ma come lo aggiorniamo per i prossimi vent’anni? La scelta fu di aggiornarlo non all’inflazione ma al costo dell’energia; e dunque di utilizzare a fini di indicizzazione il cugino petrolio, in forma dell’evoluzione di prezzo (di regola) di un paniere di greggi e/o di prodotti.

2020: a livello globale record nella stipula di PPA

Nonostante gli effetti devastanti del Covid-19 sull’economia, sia diretti (lockdown) che indiretti, il 2020 ha globalmente registrato un ulteriore record nella stipula di PPA. Secondo i dati resi noti da Bloomberg: 23,7 GW, con incremento del 17,9% sul 2019 (20,1 GW).  Un risultato oltre tutto conseguito malgrado il robusto calo dell’apporto del continente americano: 13,6 GW contro i 16,3 GW dell’anno precedente, su cui ha soprattutto pesato la diminuzione dei PPA stipulati negli Stati Uniti (11,9 GW), che erano i tradizionali motori della loro crescita.

Ucraina: braccio di ferro tra Russia e Occidente.

«I forti fanno ciò che possono, i deboli soffrono ciò che devono». Sembra incredibile come, a distanza di più di due millenni, uno degli aforismi più noti di Tucidide spieghi ancora l’escalation di tensione che nelle ultime settimane sta avvolgendo l’Ucraina. La prolungata crisi interna di quest’ultima, infatti, ha innescato un braccio di ferro tra grandi potenze, Federazione Russa e Stati Uniti, con i Paesi europei nel ruolo di osservatori partecipanti.

Kazakistan: tra materie prime e intrecci geopolitici

La prima tempesta geopolitica che ha colpito il mondo – e i mercati – nel 2022 è stata quella che ha interessato il Kazakistan. Nel gigante geografico ed energetico centro asiatico, a inizio gennaio, si sono infatti registrate partecipatissime mobilitazioni di piazza, scoppiate per il rincaro del carburante. Che nulla ha avuto a che vedere con il ricatto geopolitico di Putin nei confronti dell’Europa, ma molto con l’autoritarismo e le disuguaglianze interne.

Reti locali gas, il gigante nel limbo

Qual è il futuro delle reti locali del gas nella transizione energetica? Per le sue dimensioni, il sistema di tubi, cabine e contatori che porta il metano nelle nostre case, uffici, ospedali e Pmi sarebbe a pieno titolo uno dei giganti tra le infrastrutture energetiche nazionali. Forse troppo frammentato per accorgersene, però, vive da tempo una fase di stagnazione e disorientamento, anche a causa della disattenzione del decisore pubblico, che sembra ricordarsi che esiste solo quando la cronaca ce lo costringe.

La pianificazione delle reti di distribuzione di energia per la decarbonizzazione

È ormai riconosciuto che le infrastrutture di trasporto di gas sono necessarie a supportare la transizione energetica; un processo che si protrarrà per alcuni decenni. La Direttiva 2021/0425 (COD) “on common rules for the internal markets in renewable and natural gases and in hydrogen” riconosce, infatti, che: “Gaseous fuels will play an important part in the energy mix by 2050, requiring the decarbonisation of the gas sector via a forward-looking design for competitive decarbonised gas markets”.

Gare gas: come si esce dallo status quo?

A che punto sono le gare per la distribuzione del gas? Dei 177 ambiti “ottimali”, al momento quelle svolte o avviate si contano sulle dita delle mani. Nella maggior parte del paese, sembra che non ci si scampo per sfuggire alla tirannia dello status quo. Del resto, tutto sembra disegnato per favorire l’inerzia: i gestori uscenti non hanno interesse alla contendibilità dei “loro” asset; molti comuni hanno partecipazioni nelle società incumbent; e molti altri, semplicemente, non vogliono perdere una leva indiretta di intervento diretto nell’economia attraverso assunzioni e forniture. La disciplina delle gare gas risale, nel suo impianto, al 1999.

Decarbonizzazione a tutto gas nel settore residenziale in Europa: tempi, vincoli e prospettive

Sino ad oggi il gas naturale ha rappresentato l’input energetico primario nel settore residenziale in Europa con una quota del 32% sui consumi finali di energia seguito dall’elettricità (25%), dalle fonti rinnovabili (20%), dai prodotti petroliferi (12%), dal calore derivato (8%) e dai combustibili solidi (3%). Più in particolare, nell’UE 27, il gas naturale costituisce il 69% dei consumi energetici del settore residenziale in Olanda, il 52% di quelli italiani, il 49% di quelli ungheresi, il 42% di quelli imputabili al settore residenziale in Belgio e il 39% di quelli tedeschi.

Gas e nucleare: una riflessione oltre l’ideologia

Ho sempre ritenuto che un’eventuale esclusione del gas naturale e del nucleare dalla tassonomia UE che definisce le regole per la finanza cosiddetta sostenibile, sarebbe stato un madornale errore che avrebbe finito per impattare negativamente proprio sulla transizione energetica che si vorrebbe implementare. Un involontario effetto boomerang come sempre accade quando le decisioni sono offuscate dall’ideologia.

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