Spesso si parla della transizione energetica come di un processo a "due velocità", con un’Occidente avanzato che corre e un Sud globale che arranca. Ma la realtà è ben più complessa e sfaccettata: la transizione è un mosaico a mille velocità, disomogeneo sia tra Paesi che all’interno dei singoli blocchi geopolitici.
As the Trump administration continues to roll out its sweeping tariff policy, the North American energy industry is working to address the effects of the President’s tariff strategy. The Trump administration intends to “unleash American energy,” (President Trump's America First Priorities – The White House) in part by imposing tariffs designed to remedy what the administration views as unfair trade practices and increase U.S. domestic energy production.
Con l’accordo, se così si può definire, tra UE e USA, siglato in Scozia lo scorso 28 aprile, si aggiunge un altro pezzo, l’ennesimo, a puzzle complicatissimo voluto dal Presidente Trump. Benché consapevoli delle difficoltà di fare un bilancio esaustivo degli impatti che queste scelte di politica commerciale avranno per gli attori coinvolti, è possibile però delinearne i primi contorni. Per RiEnergia, ci ha pensato Alessandro Fontana, Direttore Centro Studi Confindustria, in un’intervista puntuale che ci da l’istantanea di quello che è e quello che potrebbe essere.
Mentre l'amministrazione Trump porta avanti la sua stravagante politica tariffaria, l’industria energetica nordamericana sta lavorando per attutire le conseguenze di queste scelte. L’intenzione della nuova presidenza è quella di “liberare l'energia americana” (President Trump's America First Priorities - The White House), in parte imponendo dazi funzionali a rimediare a quelle pratiche commerciali considerate sleali e a incrementare la produzione energetica degli Stati Uniti.
Le transizioni tra le epoche storiche sono spesso difficili da cogliere mentre avvengono, tuttavia è opinione diffusa che stiamo assistendo alla fine di una fase della storia mondiale e all'alba di una successiva.
A definirla, da un lato, è il cambiamento della politica estera degli Stati Uniti, sempre più unilaterali e distanti dai loro alleati, scettici nei confronti delle istituzioni e degli accordi internazionali, sempre meno disposti a sopportare i fardelli della leadership internazionale.
Fanno discutere le ultime decisioni di Trump contro la Russia. Sono tanti gli osservatori internazionali che si stanno occupando del tema, mostrando non poche preoccupazioni per quelle che potrebbero essere le conseguenze sugli altri paesi.
È stato raggiunto un accordo tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea: a fronte della minaccia di dazi del 30% annunciata da Trump, Bruxelles ha accettato l’introduzione di dazi al 15% su una serie di esportazioni europee, con alcune eccezioni settoriali. In cambio, non verranno applicate ritorsioni. Un’intesa giudicata da molti deludente per l’Europa, soprattutto se confrontata con l’accordo ottenuto dal Regno Unito. Ma come si spiega questa scelta? È il frutto di una strategia negoziale sbagliata o di una valutazione più ampia dei costi politici ed economici interni?
Quello dei dazi è un tema centrale per l’amministrazione Trump, sia per il suo valore pratico, sia per il significato simbolico che gli è stato attribuito già in campagna elettorale. Negli intenti del Presidente, una aggressiva politica di dazi dovrebbe svolgere un ruolo importante nel rimettere in sesto i conti pubblici, portando capitali nelle casse dello Stato, favorendo il rientro del deficit commerciale, promuovendo il reshoring e aprendo ai beni e ai servizi statunitensi le porte di mercati cui questi hanno avuto, finora, un accesso limitato.
Nel bel mezzo dell'ondata di caldo, il 30 giugno Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha proposto “un grande piano di equipaggiamento per la climatizzazione”, rivolto a “ospedali, scuole, case di riposo e trasporti pubblici”. Dal Primo Ministro a Gabriel Attal, Marine Tondelier e LFI, il dibattito pubblico ha ruotato intorno a questa proposta, come documentato da Les Echos.
“Green Deal o Green Dogma?” il titolo di questo nostro appuntamento. Abbiamo voluto il punto interrogativo perché non abbiamo la pretesa di sentenziare, ma quella di argomentare. Porci domande. Mettere in luce faglie e contraddizioni di un processo così complesso. Fiduciosi, come sempre, nella forza trasformativa del confronto. Faremo una riflessione a più voci sulle politiche energetiche dell’ultimo decennio.