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MONDO ENERGIA | 39 ARTICOLI

L’ultimo dei gasdotti

Correva l’anno 2007. Poderoso appello di Camilleri cui dà palco Repubblica. Salviamo Noto dalle trivelle. Ci venne venduta l’idea che grazie a un titolo minerario qualcuno potesse a suo arbitrio far buchi davanti alla cattedrale; ed anche che il danno e l’impatto sul territorio del cercare e produrre idrocarburi sarebbe stato grave ed irreversibile. Vinsero naturalmente i buoni; ed il latifondista petrolifero fu cacciato dalla rivolta di braccianti ed intellettuali. Nel trionfo si dimenticarono però di un particolare. 

Governare la crisi ed evitare la tempesta perfetta

La pandemia ha cambiato il nostro futuro in modo percepibile e consistente. Forse non è vero che “nulla sarà più come prima” ma è senz’altro vero che molte cose saranno cambiate e che dovremo abituarci a una “nuova normalità”, o a più “nuove normalità”. In primo luogo, perché la pandemia globale ci ha messo di fronte a una discontinuità tangibile che rafforza la nostra capacità di comprendere che le “grandi crisi” sono possibili: oggi la crisi sanitaria, domani, forse, quella climatica. In secondo luogo, perché dovremo gestirne gli effetti diretti per ancora molto tempo. E, in terzo luogo, perché ora sappiamo, sono gli esperti a dircelo, che le interconnessioni multiple di un mondo globalizzato rendono probabili, se non certe, nuove crisi anche in futuro.

2020 ritorno al futuro: l’impegno di Hera per (ri)disegnare il domani

Il 2020 sarà ricordato, se non il peggiore, come uno degli anni più sfidanti per l’umanità nel suo complesso, nonché per la tenuta di un già fragile equilibrio economico globale. La crisi che stiamo attraversando ha ridefinito priorità ed esigenze, cambiando anche le prospettive per il futuro. Per affrontarla e soprattutto per riuscire a vedere “oltre”, serve un’azione concreta, ma soprattutto una visione improntata sulla resilienza. Insieme a Tomaso Tommasi Di Vignano, presidente esecutivo del Gruppo Hera, abbiamo discusso di come è stata gestita la crisi da una grande multiutility e provato a capire quale è la strada per la ripartenza.

Favorevole a un phase out dei sussidi alle fonti fossili, ma si rispetti il ruolo del mercato

L’Italia e l’Europa sono alle prese con l’ennesima crisi economica degli ultimi decenni. Una crisi che si inserisce in quella che avrebbe dovuto essere una fase transizione energetica e produttiva di portata storica, perlomeno entro i confini dell’Unione europea. Che tipo di crisi stiamo attraversando? Quali interventi sono necessari per ripartire? Quali priorità per il Recovery Plan? Come combinare obiettivi climatici e rispetto della competitività? Ne abbiamo parlato con il professor Carlo Cottarelli, economista, ex commissario alla spending review e oggi direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.

WEO 2020: gli scenari dell’energia che verrà

Il consueto appuntamento con il World Energy Outlook (WEO) dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) quest’anno ha coinciso con la seconda ondata del Covid-19. Come è evidente a tutti, questa pandemia ha avuto e sta avendo un impatto enorme sulle condizioni di vita di miliardi di persone e su tantissime variabili a cominciare dal Pil che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe calare quest’anno del 4,4%. Il settore energetico non fa eccezione. In base alle valutazioni dell’AIE, nel 2020 la domanda energetica mondiale diminuirà del 5%, le emissioni di CO2 del 7% e gli investimenti energetici del 18%.

Decarbonizzazione e petrolio: diciamoci la verità

Per aver contezza dei problemi da superare per conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi o del Green Deal europeo penso che il criterio cui attenersi debba essere quello di dire le cose come stanno. Anche se possono dispiacere. Le cose stanno che ‘transizione energetica’ e ‘decarbonizzazione’ non si sono ad oggi materializzati. Nei trascorsi venti anni, il passaggio al dopo-fossili non ha fatto un alcun passo in avanti: col loro peso nei consumi primari di energia aumentato dall’80% all’81% e nella generazione elettrica diminuito di appena 2 punti dal 65% al 63% (dati AIE). Idem per quanto riguarda la decarbonizzazione con l’intensità carbonica (CO2/tep) rimasta stabile nei consumi primari e addirittura aumentata nell’elettricità.

Biden vs Trump: quanto pesano energia e clima?

La polarizzazione – la frattura in due campi politici ed elettorali contrapposti e vieppiù impermeabili uno all’altro – è un tratto caratterizzante gli Usa contemporanei. Lo si vede bene anche sul tema delle politiche energetiche e ambientali.

Il conflitto in Nagorno-Karabakh e il peso dell'energia

L'Azerbaigian, paese sub-caucasico, oggi – e da un trentennio – in guerra con l'Armenia per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, è uno dei produttori di idrocarburi dello spazio eurasiatico che più efficacemente è riuscito a rilanciare il comparto energetico all'indomani dell'indipendenza dall'URSS.

Mediterraneo: la Turchia contro tutti per il predominio sul gas

La Turchia ha l’obiettivo di diventare un ponte energetico tra i paesi produttori della regione mediorientale e il mercato europeo. Per raggiungere questo scopo, Ankara incentiva la costruzione di infrastrutture di trasporto energetico (gasdotti, oleodotti) sul suo territorio per approvvigionarsi dai paesi vicini, acquistando parte delle risorse in transito a prezzi convenienti. Tale scelta si spiega con la necessità di ricorrere alle importazioni dai paesi limitrofi per soddisfare la sua domanda di energia,  compresa quella di gas naturale, quest’ultima nel 2019 pari a 44,9 miliardi di metri cubi a fronte di una produzione interna di appena 473,8 milioni di metri cubi.

Il futuro del Nord Stream 2, tra interessi geopolitici ed economici

Doveva essere un semplice gasdotto, una nuova rotta di approvvigionamento energetico in un’Europa che storicamente deve guardare oltre i propri confini per assicurarsi le materie prime energetiche. E invece si complica la saga del Nord Stream 2, la pipeline di 1.230 km che dovrebbe collegare la Russia alla Germania passando dal Mare del Baltico e capace di movimentare fino a 55 mld di mc di gas all’anno. Chi pensava che un tubo che collega due potenze economiche fosse esente da valutazioni di carattere geopolitico si sbagliava di grosso, specie se tra le due potenze – Germania e Russia in questo caso – se ne inserisce una terza, gli Stati Uniti.

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