::

FONTI FOSSILI | 26 ARTICOLI

La mobilità del Green Deal sarà immobile

Se non fosse per il COVID-19 saremmo tutti a parlare del Green Deal dell’Unione Europea. Non avendo più voce in capitolo sulle grandi questioni internazionali, l’UE ha trovato una nuova ragione per esistere: decidere come fra 30 anni dovrà essere il mondo. 30 anni fa il petrolio costava 24 doll/bbl ed era proibito costruire centrali elettriche funzionanti a metano perché si temeva che non ci fosse abbastanza gas naturale. L’UE voleva allora che il “70-75%” dell’elettricità fosse prodotta da nucleare e carbone! Non esisteva neanche la Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Questi riferimenti storici dovrebbero indurci ad essere modesti nel pretendere di definire il mondo di domani. Il mondo evolve non come lo decreta l’UE ma come lo creano la scienza e la tecnologia.

Coronavirus: mercati positivi al contagio

I numeri crescenti nel contagio del coronavirus hanno spinto le istituzioni a dichiarare nei fatti priorità alla salute pubblica e all’emergenza sanitaria. Contemporaneamente ci sono altri numeri e virus in corso di incubazione che, ragionevolmente, potrebbero creare una emergenza economica. Stimare gli effetti del Covid-19 sull’economia mondiale è sicuramente prematuro perché le variabili decisive sono la portata e l’estensione del contagio a livello internazionale.

Economia, politica, cultura: come sarà la Cina post-coronavirus?

Non sappiamo per quanto ancora dovremmo fare i conti con l’epidemia di coronavirus, tuttavia ad oggi sembra abbastanza probabile che il Covid-19 ci accompagnerà per gran parte del 2020. Viste le poche informazioni in nostro possesso, la comunità scientifica è cauta nel fare previsioni sulla durata dell’epidemia. Secondo alcuni, la crisi durerà fino all’arrivo dell’estate mentre per altri il Covid-19 è destinato a rimanere in circolazione per lungo tempo e a diventare una delle influenze stagionali che tornano a manifestarsi ciclicamente.

Transizione energetica ed economia circolare: una sfida per la filiera estrattiva

La Transizione Energetica, tema di grande attualità che riscuote un fortissimo interesse presso gli stakeholder, è un processo complesso e di lungo periodo caratterizzato da cambiamenti strutturali nelle modalità di produzione e utilizzo di energia. Ha un impatto significativo, tra gli altri, sulla qualità della vita, sull’ambiente, sullo sviluppo economico e sull’organizzazione sociale.

Di più con meno o di più con più?

Il premio Nobel dell’economia Robert Solow nel commentare il termine sostenibilità ebbe ironicamente a scrivere: “the less you know about it, the better it sounds”, meno ne sai più suona bene, tanto era vago il significato che poteva trarsi dalle sue mille definizioni. Temo che lo stesso possa dirsi di un altro concetto entrato a pieno titolo nel vocabolario energetico-ambientale: quello dell’economia circolare. Un modello di sviluppo, si sostiene, alternativo a quello dell’economia lineare (dall’estrazione di materie prime allo smaltimento dei rifiuti) in grado di riutilizzare le risorse impiegate sino a rigenerarsi da solo così che, all’estremo, non sarà più necessaria alcuna attività estrattiva né si produrranno più rifiuti.

La crisi del downstream e chi fa finta di non vederla

Esiste ormai una sorta di unanimismo crescente intorno ad una visione acritica e superficiale di ambientalismo “nostrano”, che ritiene che una spruzzata di vernice dalle cento sfumature di verde sia la soluzione dei giganteschi problemi ambientali a livello mondiale. È il risultato della trasformazione dei movimenti ambientalisti in forme elitarie e spesso lobbistiche, che ha finito per staccarlo dal legame con gli obiettivi realistici del miglioramento dei processi produttivi sostenibili, per relegarlo in una sfera di aspirazioni autoreferenziali ed ideologiche, a volte, facilmente strumentalizzabili da forze economiche e politiche di parte.

Il WEO 2019 e le difficoltà per arrivare a un sistema energetico “neutrale per il clima”

Anche quest’anno il ponderoso volume del World Energy Outlook (WEO) dell’AIE (810 pagine) è arrivato puntuale con il suo carico di numeri, analisi, proiezioni, considerazioni. Per chi si occupa di energia il WEO è sicuramente una preziosa miniera di informazioni, ma al di sopra di tutto nell’edizione di quest’anno troneggia in modo sempre più chiaro un messaggio: vorremmo, si potrebbe, non ci stiamo riuscendo. Forse sarebbe più onesto dire: non ci riusciremo. Stiamo parlando ovviamente della lotta ai cambiamenti climatici in quanto da tempo ormai la politica energetica è sottoposta all’imperativo di riuscire a soddisfare la domanda di energia riducendo le emissioni di gas serra di cui la produzione e l’impiego delle fonti energetiche sono di gran lunga i principali responsabili.

Africa: soddisfare i bisogni energetici di 2 miliardi di persone

Il modo in cui l’Africa soddisferà le necessità energetiche di una popolazione in forte crescita e sempre più urbanizzata sarà cruciale non solo per l’economia e lo sviluppo energetico del continente ma del mondo intero. Tra oggi e il 2040 metà dell’aumento della popolazione mondiale avverrà in Africa ed entro il 2023 la popolazione africana sorpasserà quella della Cina e dell’India fino a raggiungere 2 miliardi di persone prima del 2040. Nello stesso arco temporale più di mezzo miliardo di persone si andranno ad aggiungere alla popolazione urbana del continente, la più grande urbanizzazione mai vista della storia dell’umanità.

Sconfiggere la povertà energetica per vincere la sfida climatica

Fino agli inizi del XIX secolo l’umanità non aveva vissuto quasi alcuno sviluppo economico, al punto che i tassi di povertà dei Paesi più ricchi non superavano quelli dei Paesi più poveri di oggi. Negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, dal 40 al 50% circa della popolazione viveva in una condizione simile a quella che troviamo attualmente nelle aree più povere dell’Africa sub-sahariana, e il 10-20% della popolazione poteva essere fatta rientrare tra gli indigenti.

Povertà energetica in Italia: prima le analisi, poi le policy

Fino a pochi anni fa, il tema dell’accesso a sistemi energetici puliti e moderni, a prezzi ragionevoli, era un argomento tipico del dibattito relativo alle economie emergenti dove, ancor‘oggi, 1 miliardo di persone non ha accesso all’elettricità e oltre 2,7 miliardi di persone utilizzano tecnologie inquinanti per la cottura degli alimenti e il riscaldamento. Negli anni recenti, complice da una parte la crisi economica che ha aumentato il numero di persone in povertà, e dall’altra il crescente peso delle componenti para tariffarie nelle bollette, nelle economie avanzate è emerso il problema dell’impossibilità di far fronte al pagamento per i consumi di energia per determinati segmenti della popolazione (affordability).

Page 1 of 3 1 2 3 »
Execution time: 294 ms - Your address is 3.235.75.196
Software Tour Operator