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MONDO ENERGIA | 43 ARTICOLI

La transizione fragile e il futuro dei combustibili fossili nel World Energy Outlook 2021

Nella percezione comune, il Covid-19 ha scavato un abisso tra il 2020 e il 2019, come se i mesi precedenti alla pandemia appartenessero ad un’epoca diversa. Il 2021 dei mercati energetici è figlio delle necessarie decisioni prese nel 2020, nonostante appaia così difforme. PUN ai massimi storici (oggi, baseload a 237,31 €/MWh) a causa dell’impennata nei prezzi del gas; una spesa annuale in crescita del 30% per l’elettricità e del 15% per il gas rispetto al 2020 per la famiglia tipo (stime ARERA); un incremento di 1 milione di tonnellate nell’estrazione di carbone in Cina tra settembre e ottobre 2021, con l’aggravio di ulteriori scoperte di petrolio da scisti; costi crescenti per materie prime essenziali nella filiera delle rinnovabili.

Se le politiche climatiche non fanno i conti con l’aumento dei prezzi dell’energia

Dal 31 ottobre al 12 novembre, si è tenuta nella città di Glasgow, in Scozia, la conferenza ONU sui cambiamenti climatici, descritta come l'ultima possibilità per salvare il pianeta. Ciò che muove queste conferenze è la consapevolezza che il riscaldamento climatico abbia origine antropica e che urge un’azione decisa per contrastarlo.

Quale energia al 2030 in Italia: lo scenario di RSE

Quale energia utilizzeremo? Come ci sposteremo? Le energie da fonti rinnovabili avranno la meglio sulle fossili? L'innalzamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dal programma Green Deal impone un ripensamento degli scenari dei nostri sistemi energetici al 2030. A tal proposito RSE si è impegnata in un esercizio scenaristico, partendo dagli obiettivi fissati dal PNIEC e tenendo però conto sia dei nuovi target di emissione, sia di una serie di fattori devianti che riguardano le prospettive demografiche ed economiche, che con la pandemia hanno subito un forte impatto.

Rialzo delle materie prime: effetto temporaneo o primi segnali di un superciclo?

La ripresa dell’economia mondiale è coincisa con un recupero significativo dei prezzi delle principali materie prime. La tendenza rialzista non si è esaurita nel 2020: le quotazioni di quasi tutte le commodity si sono mantenute incanalate lungo un percorso espansivo che ha trovato conferma, a ritmi accelerati, per tutta la prima metà del 2021. Nella maggior parte dei comparti i prezzi in euro hanno raggiunto livelli mai osservati in passato, al punto da interrogarci sulla possibilità che l’economia mondiale si trovi di fronte a un nuovo “superciclo” ovvero, che i recenti rincari rappresentino il primo step di una tendenza rialzista destinata a perdurare nel tempo.

L’ultimo dei gasdotti

Correva l’anno 2007. Poderoso appello di Camilleri cui dà palco Repubblica. Salviamo Noto dalle trivelle. Ci venne venduta l’idea che grazie a un titolo minerario qualcuno potesse a suo arbitrio far buchi davanti alla cattedrale; ed anche che il danno e l’impatto sul territorio del cercare e produrre idrocarburi sarebbe stato grave ed irreversibile. Vinsero naturalmente i buoni; ed il latifondista petrolifero fu cacciato dalla rivolta di braccianti ed intellettuali. Nel trionfo si dimenticarono però di un particolare. 

Governare la crisi ed evitare la tempesta perfetta

La pandemia ha cambiato il nostro futuro in modo percepibile e consistente. Forse non è vero che “nulla sarà più come prima” ma è senz’altro vero che molte cose saranno cambiate e che dovremo abituarci a una “nuova normalità”, o a più “nuove normalità”. In primo luogo, perché la pandemia globale ci ha messo di fronte a una discontinuità tangibile che rafforza la nostra capacità di comprendere che le “grandi crisi” sono possibili: oggi la crisi sanitaria, domani, forse, quella climatica. In secondo luogo, perché dovremo gestirne gli effetti diretti per ancora molto tempo. E, in terzo luogo, perché ora sappiamo, sono gli esperti a dircelo, che le interconnessioni multiple di un mondo globalizzato rendono probabili, se non certe, nuove crisi anche in futuro.

2020 ritorno al futuro: l’impegno di Hera per (ri)disegnare il domani

Il 2020 sarà ricordato, se non il peggiore, come uno degli anni più sfidanti per l’umanità nel suo complesso, nonché per la tenuta di un già fragile equilibrio economico globale. La crisi che stiamo attraversando ha ridefinito priorità ed esigenze, cambiando anche le prospettive per il futuro. Per affrontarla e soprattutto per riuscire a vedere “oltre”, serve un’azione concreta, ma soprattutto una visione improntata sulla resilienza. Insieme a Tomaso Tommasi Di Vignano, presidente esecutivo del Gruppo Hera, abbiamo discusso di come è stata gestita la crisi da una grande multiutility e provato a capire quale è la strada per la ripartenza.

Favorevole a un phase out dei sussidi alle fonti fossili, ma si rispetti il ruolo del mercato

L’Italia e l’Europa sono alle prese con l’ennesima crisi economica degli ultimi decenni. Una crisi che si inserisce in quella che avrebbe dovuto essere una fase transizione energetica e produttiva di portata storica, perlomeno entro i confini dell’Unione europea. Che tipo di crisi stiamo attraversando? Quali interventi sono necessari per ripartire? Quali priorità per il Recovery Plan? Come combinare obiettivi climatici e rispetto della competitività? Ne abbiamo parlato con il professor Carlo Cottarelli, economista, ex commissario alla spending review e oggi direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.

WEO 2020: gli scenari dell’energia che verrà

Il consueto appuntamento con il World Energy Outlook (WEO) dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) quest’anno ha coinciso con la seconda ondata del Covid-19. Come è evidente a tutti, questa pandemia ha avuto e sta avendo un impatto enorme sulle condizioni di vita di miliardi di persone e su tantissime variabili a cominciare dal Pil che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe calare quest’anno del 4,4%. Il settore energetico non fa eccezione. In base alle valutazioni dell’AIE, nel 2020 la domanda energetica mondiale diminuirà del 5%, le emissioni di CO2 del 7% e gli investimenti energetici del 18%.

Decarbonizzazione e petrolio: diciamoci la verità

Per aver contezza dei problemi da superare per conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi o del Green Deal europeo penso che il criterio cui attenersi debba essere quello di dire le cose come stanno. Anche se possono dispiacere. Le cose stanno che ‘transizione energetica’ e ‘decarbonizzazione’ non si sono ad oggi materializzati. Nei trascorsi venti anni, il passaggio al dopo-fossili non ha fatto un alcun passo in avanti: col loro peso nei consumi primari di energia aumentato dall’80% all’81% e nella generazione elettrica diminuito di appena 2 punti dal 65% al 63% (dati AIE). Idem per quanto riguarda la decarbonizzazione con l’intensità carbonica (CO2/tep) rimasta stabile nei consumi primari e addirittura aumentata nell’elettricità.

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