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FONTI FOSSILI | 130 ARTICOLI

The European refining sector between (external) competition and (internal) climate targets

Faced with a declining market and increasing competitive product imports from modern source-refineries, the European refining sector is likely to encounter stiff competition in the medium term. With all EU refineries being exposed to (international) competition, some have become part of the mores of international markets, while others have remained largely part of a local habitat. With the expected longer-term decline in demand for refined products in the EU and the increasing competition from low cost refining export centres in the medium term, asymmetric paths of survival are expected, potentially resulting in changing value-propositions across the segmented refining sector in the European Union.

La raffinazione europea tra concorrenza (esterna) e target climatici (interni)

Di fronte a un mercato interno in declino e all'aumento delle importazioni di prodotti provenienti da raffinerie di ultima generazione, il settore della raffinazione europea potrebbe correre un rischio concreto sul medio termine. E se il nemico per le raffinerie dell'UE è costituito dalla concorrenza (specie extra-UE), vale rilevare come alcune di esse si sono adattate al contesto internazionale, mentre altre sono rimaste in gran parte legate all’ambiente locale.

Per svecchiare il parco auto non basta schioccare le dita

La situazione italiana è paradossale: le amministrazioni locali e lo stesso governo sanno bene (o almeno si spera) che il parco veicoli del Paese è giunto da anni al capolinea. Per tutta risposta, invece di pensare a provvedimenti capaci di favorire nel più breve tempo possibile la sostituzione delle autovetture più datate, quindi maggiormente inquinanti e per nulla sicure, le istituzioni ricorrono a iniziative dettate dalla pura ideologia, senza tenere conto delle reali esigenze del mercato ma, soprattutto, della salute pubblica.

Verso i biocarburanti avanzati: il punto di vista di un operatore

Il futuro dell’energia è nei biocarburanti avanzati. Ma la transizione è un cammino complesso, che ha preso avvio grazie ai biocarburanti convenzionali e promette di dare un valore importante anche alle rinnovabili di prima generazione. Il motivo è semplice: per garantire la tenuta economica del sistema ed il passaggio a prodotti energetici più evoluti, abbiamo bisogno di tutelare l’impegno delle aziende italiane del biodiesel, che ci ha consentito di aprire le finestre verso l’innovazione e di raggiungere risultati che, vent’anni fa, sembravano impensabili. 

Un euro più forte per aumentare la sicurezza energetica e ridurre la bolletta UE

Perché pagare ancora in dollari il petrolio e il gas importati in Europa, quando l'euro è una valuta stabile, affidabile, globalmente riconosciuta e ampiamente accettata per i pagamenti internazionali? La Commissione europea ha posto il problema nel dicembre scorso, con l'intenzione di rafforzare e sostenere il ruolo internazionale dell'euro.

Petrolio e dollaro: un matrimonio indissolubile?

Da circa 160 anni il petrolio è protagonista della scena energetica mondiale: dalla fase pionieristica della seconda metà dell’ottocento, a tutto il XX secolo che ha segnato l’apogeo del suo sviluppo, agli anni 2000 caratterizzati dalla specializzazione nei settori chiave dei trasporti e della petrolchimica, alla prospettiva odierna di un lento declino a favore delle rinnovabili, i prezzi del petrolio sono sempre stati espressi in dollari USA.

Euro vs dollaro: la risposta dell’UE al protezionismo americano

La sollecitazione della Commissione europea verso gli Stati membri affinché si promuovano scambi in euro nei settori strategici, petrolio e derivati in primis, segnala il protagonismo di un sovranismo europeo con il quale le istituzioni comunitarie intendono difendere il proprio ruolo e uscire dalla morsa dell’attuale congiuntura internazionale. Al fronte “esterno”, con una Brexit ancora in bilico e le guerre commerciali sino-americane, si sovrappone quello “interno” con le incerte elezioni alle porte.

La svolta della Commissione europea su euro ed energia

La proposta di legare il prezzo dei combustibili fossili all’euro piuttosto che al dollaro USA è oggetto di dibattitto ormai da tempo, almeno in Europa, e non rappresenta di certo una novità dell’ultima ora, anche se spesso è stata connotata da caratteristiche puramente politiche. Ma il documento pubblicato lo scorso 5 dicembre dalla Commissione europea e firmato dal suo vicepresidente Valdis Dombrovskis e la relativa consultazione, tuttora attiva rivolta a tutti gli operatori pubblici e privati che svolgono un ruolo nei mercati finanziari e nella compravendita di commodities energetiche, hanno accesso nuovamente i riflettori sull’argomento.

I rischi della stretta sugli investimenti upstream

L’attività di ricerca di idrocarburi può essere molto remunerativa quando ha successo e può colpirti rovinosamente quando fallisce. Per quanto banale, questa frase va tenuta presente prima di fare qualche considerazione su come siano cambiati gli investimenti upstream negli ultimi anni. Dopo la consistente frenata dei due anni precedenti, -24% nel 2015 e -28% nel 2016, nel 2017 gli investimenti mondiali nel settore Oil&Gas sono cresciuti di un timido 4% a 390 miliardi di dollari, secondo IFP Energies Nouvelles, a 450 miliardi di dollari, secondo l’AIE. Quest’ultima si spinge a stimare che nel 2018 gli investimenti upstream siano saliti un altro pò: +5% a 472 miliardi di dollari in termini nominali.

Le performance ambientali della filiera degli idrocarburi

Gli idrocarburi, olio e gas naturale, che oggi soddisfano da soli circa il 54% della domanda energetica mondiale, sembrano essere ben posizionati per continuare a coprire un ruolo cardine nel panorama energetico mondiale anche per gli anni a venire. Secondo il principale scenario di lungo termine dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (New Policies Scenario) tale contributo dovrebbe ridursi solo leggermente nei prossimi 20 anni, assestandosi su un valore pari al 53% nel 2040.

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