The US operation that took place in Venezuela in the early hours of January 3 is nothing short of historical. While it indeed represents the end of the Nicolás Maduro-regime, it is also the beginning of a new period that, as of now, we know very little. Ten days after such events, the current environment is one of shock and uncertainty, one in which questions abound and answers are scarce and meagre.
With U.S. President Donald Trump publicly outlining a vision in which American oil companies could invest billions of dollars to revive Venezuela’s oil sector, global attention has once again turned to one of the world’s most resource-rich yet operationally constrained petroleum producers. For now, however, much remains unresolved. Sanctions policy, domestic governance, the hydrocarbons legal framework, and the future role of the national oil company PDVSA are all subject to uncertainty.
Lo scenario geopolitico mondiale, già destabilizzato negli ultimi anni, sta vivendo un terremoto di intensità senza precedenti. Uno degli epicentri è il Presidente americano Trump, che dall’inizio dell’anno sembra aver amplificato l’atteggiamento di sfida nei confronti degli equilibri internazionali tipico della sua leadership. Dal rapimento di Maduro, presidente eletto di uno Stato sovrano, alle pressioni sulla Colombia, fino alle mire espansionistiche in Groenlandia.
L'operazione "Absolute Resolve", condotta dagli USA all'alba del 3 gennaio 2026, rappresenta un dirompente turning point geopolitico ed energetico. Cina e Russia hanno reagito con profondo disappunto alla cattura di Nicolás Maduro. Abbandonando il tradizionale riserbo diplomatico, Pechino ha condannato una «grave violazione del diritto internazionale» e un’ingerenza egemonica, mentre Mosca ha definito l’operazione un’«aggressione armata» contro la sovranità del Venezuela.
Fra le ragioni che hanno spinto Trump all’intervento in Venezuela non si può non considerare la fragilità dell’approvvigionamento petrolifero del mercato americano a causa della crisi strutturale del suo sistema di raffinazione, che impone la necessità di importare volumi significativi di petrolio greggio, semilavorati e benzine dall’estero. Gli USA consumano oltre 20 mil. b/g. di prodotti petroliferi, di cui 10 solo di benzine.
Dopo le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a valle della cattura di Maduro, che prospettano la possibilità di ingenti investimenti delle compagnie petrolifere americane per rilanciare il settore petrolifero del Venezuela, l'attenzione globale è tornata su uno dei produttori di petrolio più ricchi al mondo, in termini di risorse possedute, ma operativamente limitati in termini di greggio prodotto.
L'operazione statunitense avvenuta in Venezuela nelle prime ore del 3 gennaio è a dir poco storica. Se da un lato, rappresenta la fine del regime di Nicolás Maduro, dall'altro è anche l'inizio di un nuovo periodo di cui, al momento, sappiamo ben poco. Dieci giorni dopo tali eventi, il contesto attuale è di shock e incertezza, un contesto in cui abbondano gli interrogativi e le risposte sono scarse.
Il 3 gennaio del 2026, nelle prime ore della mattina, Nicolás Maduro è stato arrestato da un gruppo di militari statunitensi e immediatamente trasferito nella casa circondariale di Brooklyn nello città di New York. Sono passati poco più di dieci giorni e sembra essere tornata la calma nonostante il grosso sommovimento provocato dall'azione. In questo lasso di tempo, infatti, c'è chi ha inneggiato all'imperialismo, alla dottrina Monroe, al colonialismo, alla democratizzazione e alla libertà, solo per citare alcuni dei temi sollevati nel dibattito pubblico internazionale.
Il mercato elettrico europeo si trova in una fase di trasformazione significativa, influenzata da prezzi volatili dei combustibili, dinamiche di domanda e offerta in evoluzione e dall’integrazione accelerata delle rinnovabili. Proprio le rinnovabili hanno condizionato pesantemente gli esiti di mercato nei diversi paesi e hanno ampliato il gap tra quelli che ancora necessitano di baseload termico (Italia, Germania, Regno Unito) e quelli in cui, in alcuni mesi dell’anno (tipicamente in primavera), l’output termico è ormai sostanzialmente inesistente (Francia, Iberia, paesi Nordici) e la domanda è coperta quasi interamente da “low carbon” technologies (nucleare, idroelettrico, vento e solare appunto).
Nel passaggio tra 2024 e 2025, il percorso italiano delle fonti energetiche rinnovabili (FER) entra in una fase più complessa. Dopo un anno di forte accelerazione come il 2024, i dati più recenti mostrano un rallentamento del ritmo di crescita che rischia di allontanare il Paese dalla traiettoria necessaria per centrare gli obiettivi al 2030. Il tema non è la direzione della transizione, che resta condivisa, quanto la velocità di esecuzione e la capacità del sistema di trasformare obiettivi e pianificazione in capacità effettivamente installata e integrata nella rete.