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USA: difendere l’unconventional per mantenere la leadership globale

Negli Stati Uniti il Covid-19 ha avuto ricadute pesanti sul settore Oil & Gas, accentuando le criticità legate a un contesto internazionale caratterizzato da prezzi bassi. Così come per altri paesi produttori, il comparto energetico sta risentendo del calo dei consumi conseguente alle misure di lockdown imposte per contenere la pandemia. Un calo che secondo le stime della Energy Information Agency (EIA) nel primo trimestre del 2020 si è attestato sui 5,8 mil.bbl/g rispetto allo stesso periodo del 2019. 

Petrolio, Gas e GNL: chi rischia di più tra Russia, USA, Arabia Saudita e Qatar?

Un’economia mondiale che fatica a crescere, una instabilità ormai frequente nelle quotazioni del greggio e dei prodotti petroliferi, una pandemia che sconvolge i consumi di energia a livello globale. In questo scenario che ormai in molti definiscono inedito, i principali attori dei mercati energetici stanno reagendo in maniera talvolta simile, talvolta del tutto differente. Insieme a Andrei Belyy, Professore Associato presso la University of Eastern Finland e fondatore della società di consulenza Balesene abbiamo intrapreso un viaggio per scoprire affinità e differenze nella gestione dell’incertezza, a partire dalla Russia.

Generazione a carbone: scenari e opportunità nella fase post-COVID

Come tutte le fonti energetiche, anche il carbone si trova a dover fare i conti con un mercato globale dell’energia sconvolto dagli effetti della pandemia da COVID-19. Una situazione inedita, che vede i prezzi del gas ai minimi da decenni, quelli del petrolio che addirittura sono risultati temporaneamente negativi in alcuni mercati e quelli del carbonio che a marzo sono crollati del 45%, per poi recuperare tra aprile e maggio.

Carbone: la pandemia accelera il phase out?

Per capire quale sia il destino del carbone in Europa e che influenza eserciterà su di esso il prezzo dei permessi di emissione, occorre approfondire la situazione su entrambi i fronti prima della diffusione della pandemia. Il 2019 per il carbone è stato un anno decisivo: anzitutto, per la prima volta, ha perso lo scettro di fonte più utilizzata nella generazione elettrica, superato dalle fonti low-carbon.

Per il carbone Usa in arrivo tempi difficili

Una delle chiavi per spiegare il sorprendente successo di Donald Trump in occasione delle elezioni presidenziali del 2016 è stato senza dubbio la sua capacità di convincere la Rust Belt americana, ovvero l’antico cuore industriale degli Usa. In particolare, l’attuale inquilino della Casa Bianca è riuscito a vincere in tutti gli stati in bilico promettendo la reindustrializzazione del paese e lo stop alla cosiddetta guerra al carbone, ovvero la fonte che ha segnato l’industrializzazione a stelle e strisce e che invece – per ragioni ambientali – l’amministrazione Obama aveva fortemente osteggiato.

Carbone e Covid-19: quale futuro per le politiche energetiche di Pechino?

I riflessi della pandemia da COVID-19 e l’interruzione di molte attività economiche ed industriali hanno garantito una flessione consistente delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e un temporaneo sollievo al pressante problema dell’inquinamento atmosferico in Cina. Le stime di Carbon Tracker parlano di una riduzione del 18% delle emissioni nelle sette settimane successive al capodanno cinese (dalla fine di gennaio alla metà di marzo), per un ammontare totale di 250 milioni di tonnellate in meno di CO2.

Prezzo del petrolio negativo: cosa significa?

Intervista a Salvatore Carollo (OIL AND ENERGY ANALYST AND TRADER)

Un prezzo del petrolio negativo, quale quello registrato dal WTI il 20 aprile, nel giorno precedente alla scadenza del contratto di maggio, è un fatto del tutto anomalo e mai verificatosi prima d’ora. Ne abbiamo parlato con Salvatore Carollo, grande esperto del mercato petrolifero e profondo conoscitore del sistema di formazione dei prezzi del petrolio.

Il WTI crolla sotto zero, ma occhio al rimbalzo

Chi troppo in fretta sale cade sovente precipitevolissimevolmente. E questo si sa. Ma cosa succede a chi troppo in fondo cade? C’è da domandarselo, dopo che per la prima volta nella storia il futures sul WTI è stato scambiato in territorio negativo, arrivando a segnare -40 dollari al barile. È successo a inizio di questa settimana, lunedì in tarda serata, per motivi tecnici (l’avvicendarsi del contratto di maggio con quello di giugno) e logistici (l’ingorgo a Cushing).

Covid e petrolio: è la fine dell’OPEC?

Per capire il senso dell’accordo OPEC Plus firmato all’inizio di aprile bisogna fare un passo indietro, evitando analisi che abbiano troppo a che fare con classiche logiche di mercato e di contingenza economica. Certo, la domanda è crollata, e in un gioco al quale siamo ormai abituati da quarti di secolo i produttori sanno molto bene che in questi casi hanno convenienza a tagliare la produzione e a far salire il prezzo, guadagnando sul margine.

Covid-19: what are the consequences of low prices on shale oil industry?

The emergence of COVID-19 has coincided with a core oil market management dispute. That dispute mainly involves the market shares commanded by Saudi Arabia (the largest sovereign producer among the OPEC membership) and Russia which, along with Mexico and occasionally Norway, has cooperated with OPEC as “OPEC+”. Oil market management disputes inevitably result in lower prices, and so the global oil industry now finds itself reeling from the combined effects of OPEC+ disarray and ultra-low global demand caused by the pandemic.

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