::

ARCHIVIO | 150 ARTICOLI

Le sfide della distribuzione carburanti, tra caro energia e radicati preconcetti

L’assemblea 2021 di Assopetroli-Assoenergia si accende sotto due coni di luce convergenti: il brutale rincaro dei prezzi dell’energia e l’incertezza delle policy sulla decarbonizzazione, a pochi giorni da Glasgow. Due facce della stessa medaglia.

L’impeto del caro energia dovrebbe richiamare l’attenzione di analisti e decisori sullo squilibrio strutturale tra domanda e offerta che è alla base degli aumenti, per cercare di porvi rimedio.

Un quadro analitico sulla transizione energetica

Mentre il dibattito sulla politica climatica cresce d’intensità, ci concentriamo sui dettagli rischiando di perdere di vista il quadro d’insieme. Più che parlare di rendimenti dei pannelli fotovoltaici o del capacity factor delle turbine eoliche sarebbe opportuno inquadrare la transizione energetica in una cornice analitica e strategica. Una volta spogliata da tutte le narrative, infatti, la transizione energetica prende la forma di un gigantesco riorientamento del sistema energetico globale dal campo delle materie prime a quello della medium & high tech.

Crisi dei mercati ed effetti sulla transizione: c’è un problema di governance energetica

La situazione del mercato energetico si impone all’attenzione dei governi alle prese con problemi di approvvigionamento, aumento dei prezzi e pressioni inflazionistiche. Questa crisi avviene alla vigilia della COP26 di Glasgow sui cambiamenti climatici e il settore energetico, responsabile dei ¾ delle emissioni, è al centro del dibattito che riguarda gli scenari di profonda trasformazione delle nostre società. L’obiettivo di raggiungere le emissioni nette pari a zero nel 2050 viene vista a livello internazionale come la necessaria soluzione per contenere il riscaldamento della terra nel limite di 1.5 gradi centigradi.

I costi sociali e industriali della transizione visti dall’automotive

Il pacchetto comunitario “Fit for 55”, che prevede un ulteriore inasprimento dei già sfidanti target di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto e veicoli commerciali leggeri nuovi definiti nel 2019, è un elemento che desta molta preoccupazione in tutta la filiera automotive, in particolare quella della componentistica. Senza in nessun modo sottovalutare la necessità di affrontare prontamente, a livello globale, le sfide ai cambiamenti climatici, riteniamo le politiche proposte dalla Commissione europea estremamente aggressive. Alla filiera automotive, in particolare, viene chiesto uno sforzo particolarmente gravoso, destinato a mettere a rischio la salute e la sopravvivenza di un elevato numero di imprese e di lavoratori.

Accumulo di idrogeno: stato solido e grafene

La Commissione Europea, in risposta agli obiettivi della Sostenibilità indicati dall’ONU e discussi nel contesto della Conferenza delle Parti, ha adottato un piano ambizioso di transizione ecologica ed energetica, rappresentato dal Green Deal e dagli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e 2050. Per raggiungere tali target, abbiamo bisogno di mediatori, necessari per poter integrare quote sempre maggiori di fonti rinnovabili all’interno del nostro sistema energetico e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. Per fornire una risposta che mantenga tutte le caratteristiche della sostenibilità e permetta di garantire la fornitura di energia ai consumi finali non abbiamo molte soluzioni che possano essere implementate.

L’Italia dell’idrogeno, ecco le principali iniziative attive nella penisola

Negli ultimi anni l’idrogeno ha assunto un ruolo sempre più importante nelle prospettive energetiche italiane. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedica allo sviluppo di questo vettore un’intera linea di intervento con una dotazione finanziaria di circa 3,19 miliardi di euro e prevede contestualmente due interventi normativi volti a rimuovere gli ostacoli burocratici e a promuoverne la competitività. Il Governo, in particolare, vede l’idrogeno come una risorsa fondamentale nella decarbonizzazione dei settori industriali hard-to-abate (caratterizzati da alta intensità energetica e privi di opzioni di elettrificazione scalabili) e nei trasporti a lungo raggio su gomma e su ferro.

Trasporti e logistica: cosa manca alla via dell’idrogeno?

La via dell’idrogeno è la nuova via della seta? O meglio: si tratta di un’opportunità o si potrebbe trasformare invece in un boomerang per il settore? Con il talk “La Logistica sulla via dell’idrogeno” che il Freight Leaders Council ha organizzato nell’ambito dell’HESE, Hydrogen Energy Summit&Expo di Bologna, abbiamo provato a vederci chiaro sul tema dell’idrogeno verde, blu, grigio e del suo utilizzo futuro. Ha un senso spingere questa tecnologia in assenza di una vera e propria filiera produttiva nazionale? Quali sono le potenzialità, i vantaggi e gli eventuali punti deboli dell’impiego dell’idrogeno, che potrebbe ridurre e annullare l’impatto del trasporto sull’ambiente?

Elettrolisi: le tecnologie che trasformano l’elettricità in idrogeno

Sulla scia del crescente impegno nel settore idrogeno determinato dalle strategie Europee e nazionali, è sempre più diffuso l’interesse per le applicazioni degli impianti Power-to-Hydrogen (P2H), nei quali l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili viene impiegata per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi. Gli elementi primari della tecnologia (v. Figura 1) sono l’impianto di generazione elettrica da fonte rinnovabile (es. eolico, solare, da biomasse, qui non rappresentato) e il sistema di elettrolisi per la produzione di idrogeno a partire da elettricità e acqua, a cui si aggiungono, a seconda delle applicazioni, eventuali unità di compressione e di accumulo.

Nasce l’Hydrogen Valley: tecnologia italiana a servizio della transizione

L’idrogeno verde potrebbe ricoprire un ruolo di primo piano per il raggiungimento della neutralità climatica al 2050, come prevede l’Hydrogen Strategy for a Climate-neutral Europe lanciata dalla Commissione Europea l’8 luglio 2020; a dare concreta attuazione alla strategia UE sarà la European Clean Hydrogen Alliance che riunirà al suo interno industria, ricerca, istituzioni pubbliche e società civile.

La plastica da rifiuto a risorsa: il ruolo del riciclo chimico

Con il termine “Plastiche” si intende un insieme di polimeri di diversa struttura molecolare generalmente usati come materiali da imballaggio, beni di uso comune o materiali altamente performanti. La produzione e l’uso delle plastiche sono aumentati esponenzialmente dagli anni Cinquanta fino a raggiungere le 335 milioni di tonnellate prodotte nel 2016, passando dall’essere un materiale rivoluzionario grazie alle sue eccellenti proprietà (durabilità, resistenza, etc.) ad uno dei principali attori nel problema della gestione dei rifiuti, dell’inquinamento terrestre, marittimo e atmosferico.

Page 7 of 15 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 »
Execution time: 585 ms - Your address is 3.238.136.36