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Rinnovabili: bene alzare l’asticella, ma servono scarpe adeguate

Rispetto all’obiettivo fissato dall’UE per i PNIEC degli Stati membri di ridurre del 40% entro il 2030 le emissioni nette di CO2 - il doppio di quello stabilito per il 2020 (-20%) – la recente proposta della Commissione europea di innalzarlo al 55% quasi lo triplica. E l’ulteriore modifica del Parlamento europeo alla legge per il clima, che lo porta al 60%, lascia pochi dubbi sull’esito del compromesso finale, che confermerà la riduzione al 55%. È come se ci fossimo allenati per superare l’asticella a quota 40 e, alla vigilia della gara, ci venisse comunicato che dobbiamo superare quota 55.

Comunità energetiche rinnovabili: cosa dice la normativa italiana ed europea?

Il sistema elettrico sta evolvendo in modo irreversibile verso una nuova dimensione policentrica e diffusa sui territori: questo cambiamento di paradigma enfatizza ulteriormente i problemi di trasferimento energetico dai punti di produzione agli utenti finali. Non ci troviamo più di fronte ad un flusso unidirezionale, ma in una situazione di integrazione e interdipendenza. I territori, perciò, dal punto di vista energetico stanno mutando da spazio passivo, attraversato dall’infrastruttura, a campo attivo interconnesso attraverso l’infrastruttura stessa.

Recovery Fund: come combinare l’entusiasmo al realismo

Undici mesi fa Ursula von der Leyen annunciava il Green Deal europeo, un piano di dimensioni epocali per investire nella transizione energetica dell'Unione europea. La settimana scorsa è stata approvata la European Climate Law, che fissa un percorso vincolante affinché l’obiettivo delle zero emissioni nette al 2050 venga rispettato. Ne abbiamo parlato con Patrizia Toia, Vicepresidente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia al Parlamento europeo.

Come si costruisce una filiera italiana dell’idrogeno

Oggi l’Italia, così come il resto del mondo, deve affrontare una difficile fase di ripartenza. I cambiamenti che negli ultimi mesi hanno stravolto la quotidianità di vita e lavoro richiamano, con ancor maggior forza e urgenza, alla necessità di costruire un sistema economico resiliente e sostenibile.

La sfida lanciata dall’Europa, candidatasi a diventare nel 2050 il primo continente climate-neutral al mondo, è un’opportunità storica.

In cosa consiste la strategia europea sull’idrogeno?

Con il documento “A Hydrogen Strategy for a climate-neutral Europe”, pubblicato lo scorso 8 luglio, la Commissione europea ha auspicabilmente posto fine all’annoso dibattito in merito alla dicotomia tra vettori energetici da utilizzare nel processo di decarbonizzazione al 2050. Se è vero che il perimetro tracciato presuppone una spinta all’elettrificazione dei consumi (intorno al 50% del mix energetico al 2050), è altrettanto vero che taluni settori c.d. hard to abate – oggi alimentati a gas naturale – difficilmente potranno essere decarbonizzati attraverso le FER elettriche se non a fronte di ingenti costi di switching o di sistema. Due esempi su tutti: l’industria siderurgica e il trasporto pesante (o navale).

Idrogeno italiano: non è un problema di expertise

La versatilità del tessuto economico italiano, fatto di grandi operatori e aziende, ma anche di imprese di medie e piccole dimensioni e di start-up che si dedicano all’innovazione, pongono il paese in una situazione fertile per la creazione di valore nella filiera dell’idrogeno. L’Italia può, infatti, ambire ad una posizione strategica in tutte le fasi, dalla produzione alla logistica, dal trasporto al consumo, che si tratti di mobilità, industria o residenziale.

Idrogeno: l’ipotesi di una joint strategy tra Europa e Nord Africa

Fin dagli anni Novanta, Jeremy Rifkin preconizzava una rivoluzione energetica in cui i combustibili fossili sarebbero stati  rimpiazzati dall’idrogeno.

La retorica che circonda l’idrogeno e la sua avanzata nei sistemi energetici ed industriali è molto influenzata dalle critiche di chi sostiene (a torto o a ragione) che i tempi non fossero e non siano maturi. I limiti e gli ostacoli che questo vettore energetico si trova di fronte non sono un mistero, e tacerli non restituirebbe la degna complessità del processo che spetta ad ogni nuovo entrante in un mercato già altamente consolidato.

Acciaio a zero emissioni: l’ipotesi dell’idrogeno

Produrre acciaio con idrogeno in modo sostenibile non vuol dire solo cambiare tecnologia, ma cambiare il modo di fare impresa siderurgica. Si tratta di un cambio culturale nei rapporti con il territorio in cui l’azienda opera. Questo è possibile grazie ad una peculiarità dell’idrogeno che lo avvicina all’elettricità: l’idrogeno è di chi lo fa!

Aziende come l’ex Ilva di Taranto sono figlie di una concezione per cui una grande azienda poteva essere insediata in un territorio “qualunque”: attorno si sarebbero costruite le relazioni e le infrastrutture per far “girare” quell’impresa a prescindere dalla realtà, le risorse e le specificità del territorio stesso.

All’Italia serve una strategia nazionale sull’idrogeno

Sulla scia dell’ Hydrogen Strategy for a climate-neutral Europe, i paesi europei stanno elaborando le proprie strategie allineandole ai Piani Energia e Clima. Anche l’Italia dovrebbe procedere in questa direzione in ragione del ruolo chiave coperto da questo vettore nel processo di transizione energetica. A che punto siamo? Facciamo il punto con Cristina Maggi, Direttrice H2IT - Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile

Nel dicembre scorso, l’appena insediata nuova Commissione europea ha proposto un European Green Deal con l’ambizioso obiettivo – unica area al mondo – di conseguire la neutralità carbonica al 2050. Se così fosse, i target sulle emissioni precedentemente fissati, andrebbero rivisti al rialzo. Che ruolo avrà l'idrogeno nel raggiungimento di questo nuovo obiettivo? Quale ulteriore sforzo dovrà fare l'Italia in materia di sviluppo di questo vettore?

L’Italia non è un paese povero di risorse

Il valore delle risorse naturali, patrimonio inestimabile del nostro Pianeta, non può prescindere dal lavoro, dalle competenze e dalle tecnologie impiegate per la loro trasformazione in materie prime. Quelle materie prime che vengono utilizzate per la produzione di beni o per soddisfare specifici fabbisogni. Sono innumerevoli gli esempi che rivelano come l'intelligenza dell'uomo, applicata allo sviluppo di tecniche e processi sempre più avanzati, sia stata nei secoli l'elemento essenziale di una valorizzazione efficiente delle risorse naturali, evitando di sprecarle e rispettando l'ambiente che può esserne impattato, dalla fonte al loro uso finale.

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