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Petrolio e gas made in Italy: identikit di un settore ancora fondamentale

Presidente, il nuovo World Energy Outlook 2018 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia continua ad assegnare un posto rilevante a petrolio e gas nel mix energetico mondiale al 2040, rispettivamente del 28% e del 25% contro il 32% e il 22% di oggi.  Quali sono a suo avviso le ragioni che rendono difficile scalzare il ruolo dominante di petrolio e gas?

Per rispondere a questa domanda occorre innanzitutto identificare in maniera chiara gli obiettivi in campo energetico. La lotta al cambiamento climatico e l’accesso alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile da parte di tutti rappresentano i due target più importanti, strettamente legati tra loro. La riduzione delle emissioni di gas serra, in particolare della CO2, richiede azioni urgenti al fine di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C come declinato nell’Accordo di Parigi (COP21).

Piano Energia e Clima: per programmare serve credibilità

Il Vocabolario Treccani definisce il termine strategia come “La tecnica di individuare gli obiettivi generali di qualsiasi settore di attività pubbliche e private, nonché i modi e i mezzi più opportuni per raggiungerli”. Una definizione che ben si adatta a quel che si indica come ‘Strategia Energetica Nazionale” (SEN): documento programmatico in cui le autorità pubbliche fissano gli obiettivi di interesse generale (sicurezza, sostenibilità, competitività) che si dovrebbero perseguire in campo energetico-ambientale e, insieme, i modi/mezzi per conseguirli.

Gas naturale e sicurezza energetica: cosa dice il Piano Energia e Clima?

Tra gli obiettivi generali del PNEC rientra il garantire adeguati approvvigionamenti delle fonti energetiche convenzionali perseguendo sicurezza e continuità della fornituracon la consapevolezza del progressivo calo del fabbisogno di tali fonti sia per la crescita delle rinnovabili che per l’efficienza energetica”.

Nel 2018 l’Italia ha consumato 72,6 mld mc di gas naturale, pari a 59,5 Mtep, per un’incidenza sui consumi primari di energia valutabile nel 38% circa a fronte di un consumo di rinnovabili intorno al 18% (stima). 

Mercato interno: cosa dice il Piano Energia e Clima?

Con la presentazione da parte del Governo della “Proposta di Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima” (PNEC) è stato avviato il processo che dovrà portare l’Italia in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030. In questa versione iniziale, il PNEC si limita a definire gli obiettivi principali e le loro traiettorie attese, e a descrivere in modo sommario il contenuto della cassetta degli attrezzi da cui si attingerà per condurre il sistema energetico italiano verso i traguardi stabiliti. Esso tuttavia non precisa ancora gli aspetti fondamentali per gli operatori che sono chiamati subito a pianificare investimenti in impianti alimentati da fonti rinnovabili, nelle reti di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica, negli accumuli e nel trasporto di gas, e che riguardano tempi, condizioni e modi di utilizzo di questi strumenti.

100 volte RiEnergia, 100 volte grazie

L’energia è bella perché è varia: nell’epoca in cui il concetto di transizione energetica è il più gettonato nel dibattito pubblico spesso ci si dimentica di altri aspetti altrettanto importanti, come quello di “mix energetico”, mentre sta finalmente affiorando quello di “sostenibilità sociale”.

Con il progetto RiEnergia, nato 100 settimane fa e frutto della collaborazione con Staffetta Quotidiana, abbiamo cercato di illustrare proprio questa diversità e questa complessità, fornendo ai lettori uno strumento attraverso cui conoscere, approfondire e riflettere sulla materia.

Ciascuna tecnologia energetica è fondamentale, ma nessuna è in grado da sola di garantire tutte le esigenze di una società che si muove (in autobus, automobile, treno, aereo, bicicletta …), si scalda (con caldaie a gas, pompe di calore, cogeneratori, stufe a pellet …), lavora (come operaio, impiegato, postino, autotrasportatore…).

Il ruolo centrale del gas nella transizione energetica

Da quando la preoccupazione per i cambiamenti climatici è diventata dominante, l’obiettivo principale della politica energetica è diventato la “decarbonizzazione”. In concreto, si tratta di realizzare la “transizione energetica” diminuendo progressivamente il peso dei combustibili fossili che ancora oggi soddisfano più dell’80% dei consumi energetici mondiali. Questo processo sta già avvenendo in parte spontaneamente, guidato dalla convenienza economica e dal progresso tecnologico, in parte sotto la spinta di decisioni politiche. Tuttavia sappiamo che il settore energetico è dotato di forte inerzia e quindi la modifica del peso delle diverse fonti richiederà molti decenni. Certamente più ci si allontana nel tempo e più saranno possibili grandi cambiamenti rispetto alla situazione odierna, ma anche i margini di precisione diventano più sfuocati. Per questo l’orizzonte degli studi più seri non supera i 20-25 anni.

Il futuro energetico dei porti

La dimensione energetica costituisce una delle variabili cruciali per la competitività dei sistemi economici e delle relazioni territoriali. I porti entrano in questo gioco competitivo quale uno degli snodi principali per lo scambio e la distribuzione dei prodotti energetici.

Nella storia del secolo passato, il petrolio ha costituito la fonte di approvvigionamento dominante, per cui i porti sono stati utilizzati prima come sede per gli impianti di raffinazione e poi, quando a seguito della globalizzazione le raffinerie sono state delocalizzate prevalentemente nei paesi in via di sviluppo, come depositi di stoccaggio per la distribuzione.

Elettrificazione non è sinonimo di decarbonizzazione

A livello mondiale, appare sempre più chiaro che il quadro degli Accordi di Parigi, pur essendo ancora ampiamente disattesi, non sia comunque sufficiente ad offrire una barriera efficace all’aumento della temperatura del globo terracqueo. Le emissioni delle principali nazioni emergenti sono in evidente aumento ed è previsto lo siano ancora nel prossimo decennio.

Nonostante sensibili riserve sull’efficacia di alcune politiche di contenimento emissivo, come ad esempio quella basata sullo schema ETS,

Decarbonizzare l’industria: cosa c’è oltre l'elettrificazione?

L’industria italiana si posiziona ai massimi livelli di efficienza energetica in Europa e nel mondo e proprio grazie all’ottimale utilizzo del gas nei propri processi produttivi contribuisce a rendere l’Italia uno dei paesi industrializzati a minore intensità energetica. È sulla base di tale considerazione che dobbiamo indirizzare il graduale processo di elettrificazione, oltre che sulla valutazione delle migliori tecnologie disponibili e della loro implementabilità nei cicli.

Decarbonizzare la mobilità: il biometano può chiudere il cerchio

Nella transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio diventa cruciale il ruolo delle fonti rinnovabili (FER) anche nel settore dei trasporti, dove, con la Direttiva 2009/28/CE – cosiddetta RED, Renewable Energy Directive – si è fissato un obiettivo obbligatorio e uguale per tutti gli Stati membri del 10% per il 2020. Questo obiettivo è stato di recente aggiornato con la nuova Direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia rinnovabile (RED II), in corso di emanazione: il target di impiego delle FER sale al 14% per il 2030 per il trasporto su strada e ferroviario (sono esclusi i trasporti marittimi ed aerei).

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