L’andamento delle quotazioni della CO2 sulle principali borse europee è sempre stato celebre per i suoi shock di prezzo, fin dai tempi dell’avvio del meccanismo ETS nel 2005. Questo mercato normativo, istituito architettando ad hoc dinamiche di domanda e di offerta, presenta da sempre punti di forza e di criticità: da un lato incentivando il fuel-switching delle imprese più inquinanti verso fonti di produzione più pulite, dall’altro rimanendo fortemente esposto ai rischi delle dinamiche politiche, macroeconomiche e congiunturali dei vari settori produttivi.
La Politica Europea dell’Energia è stata negli ultimi anni determinata dalla Energy Union, orientata a raggiungere entro il 2020 cinque obiettivi strategici prioritari: 1) la sicurezza energetica (approvvigionamento); 2) un mercato interno dell’energia pienamente integrato (sia elettrico che gas); 3) l’efficienza energetica come contributo alla riduzione della domanda di energia; 4) la de-carbonizzazione dell’economia; 5) un’unione dell’energia per la ricerca, l’innovazione e la competitività.
Nel recente discorso tenuto a La Sorbonne, Macron non soltanto ha specificato gli obiettivi che un bilancio europeo deve perseguire: “ridurre le divergenze e sviluppare i nostri beni comuni: la sicurezza, la protezione rispetto ai fenomeni migratori, la transizione al digitale, la transizione ecologica, una vera politica di sviluppo e di partenariato e, innanzitutto, la moneta”, ma ha altresì rilanciato con forza l’idea che la produzione di questi beni comuni debba essere finanziata. E a questo proposito ha specificato che “le imposte europee nel settore digitale o ambientale potranno costituire una vera risorsa europea che finanzi le spese comuni”.
Tutti ne parlano, tutti la vogliono, ma in pochi sanno davvero come funziona. La blockchain, il circuito elettronico che registra gli scambi delle criptovalute, bitcoin incluso, è molto di moda in questo periodo. Come se fosse la pietra filosofale, in grado di risolvere molti dei problemi generati fin dalla notte dei tempi dai mercati. Nessuna frode possibile, quindi nessuna autorità che controlla e nessuno Stato a garantire il sistema di pagamento. Insomma, una sorta di paradiso liberista, dove la libera iniziativa e il libero scambio bastano a se stessi.
I possibili utilizzi della tecnologia blockchain sono infiniti e, in larga parte, ancora da esplorare. È potenzialmente in grado di impattare ogni cosa: attività bancarie, ogni tipo di pagamento e transazione finanziaria, il sistema di votazione, l’educazione, il mondo assicurativo, i contratti commerciali, i documenti pubblici, i tracciati medici e le analisi cliniche e, naturalmente, il mondo dell’energia.
1) La blockchain deve la sua attuale fama ai bitcoin. Eppure viene sempre più spesso associata allo sviluppo di diversi settori. Come mai?
La blockchain deve la sua fama ai bitcoin, ovvero alla criptovaluta che per la prima volta se ne è servita. Tuttavia, la vera rivoluzione non sta tanto nella creazione di moneta virtuale quanto nella blockchain stessa. Le possibilità di applicazione sono infatti molteplici e vanno ben oltre gli scambi monetari. A tal proposito si parla infatti di smart contracts e della possibilità di usare la blockchain come un registro decentralizzato dove annotare qualsiasi tipo di transazione (vendita di un immobile, scambio di energia fra imprese e privati, etc.).
Le quotazioni dei permessi di emissione, oltre che dai fondamentali di mercato e dall’andamento delle altre commodity energetiche, sono da sempre state soggette alle influenze esterne provenienti dagli avanzamenti in materia di policy e dalle variazioni degli assetti politici europei e non. Tali oscillazioni di prezzo, tuttavia, non sempre coincidono puntualmente con determinati avvenimenti: le cause spesso sono da ricercare nelle aspettative del mercato.
A dicembre, il Consiglio di Stato cinese ha presentato la struttura del sistema nazionale di scambio dei permessi di emissione (ETS) che verrà implementato nei prossimi anni. Secondo quanto comunicato, il processo di implementazione è stato suddiviso in tre stadi in modo da consentire una transizione graduale verso un mercato nazionale, a partire dai diversi mercati “pilota” regionali che sono stati avviati a partire dal 2013.
A livello mondiale, l’emissione record di green bond per 155,5 miliardi di dollari nel 2017 continua a fare notizia. L’Italia è stata uno dei primi paesi ad entrare sul mercato nel 2014 con il primo green bond a firma Hera che ha permesso il finanziamento di 26 progetti di sostenibilità. Da allora, altri soggetti hanno seguito l’esempio: il 2018 si è aperto con il green bond da 1,25 miliardi di euro di Enel, azienda leader nel settore energetico, i cui proventi finanzieranno principalmente progetti di generazione di elettricità da fonti rinnovabili e le loro reti di distribuzione, oltre che progetti volti ad incrementare l’efficienza energetica della rete elettrica.
Negli ultimi anni la cosiddetta finanza verde sta diventando finalmente parte attiva nella lotta contro i cambiamenti climatici. In particolare, in seguito agli accordi climatici di Parigi, la domanda di strumenti finanziari che garantiscano una ricaduta positiva, o nulla, sull’ambiente è aumentata notevolmente, diventando una priorità su scala globale sia per gli investitori che per i decisori politici e le istituzioni governative. Per sostenere una simile esigenza, nel settembre del 2016, la Borsa del Lussemburgo, Luxembourg Stock Exchange, ha lanciato il Luxembourg Green Exchange (LGX), una piattaforma esclusivamente riservata a titoli obbligazionari che finanziano progetti ambientalmente sostenibili.