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Israele e Palestina: il ruolo del gas nella crisi mediorientale

Da tempo si condivide l’idea che le nuove scoperte di giacimenti nel Mediterraneo Orientale debbano riformulare il profilo geopolitico dell’area. I giacimenti di gas naturale al largo di Egitto, Striscia di Gaza e Israele potrebbero costituire un'opportunità unica per stabilire un clima di cooperazione energetica nella zona. In questo senso l’istituzione dell'EastMed Gas Forum nel gennaio 2019 era stato accolto come segno tangibile della volontà delle diplomazie mediorientali di superare antiche ostilità. Ancora a gennaio di quest’anno, Yuval Steinitz, ministro dell’energia israeliano, sottolineava l’importanza di costituire accordi regionali volti a favorire lo sviluppo di una rete regionale di gasdotti.

Il terrorismo jihadista minaccia lo sviluppo del GNL in Mozambico

Lo scorso 26 aprile, la francese Total ha annunciato la sospensione, per almeno due anni, dei lavori di avanzamento del progetto Mozambique LNG (valore complessivo di 20 miliardi di dollari) a causa del deterioramento del quadro di sicurezza nella regione settentrionale mozambicana di Cabo Delgado. Total sperava di iniziare la produzione e la commercializzazione del gas naturale liquefatto nel 2024, ma presumibilmente dovrà attendere almeno alla fine del 2025, sempre che l’andamento del mercato energetico globale non influenzi le dinamiche dell’investimento in Mozambico e del progetto nel suo insieme. Lo scorso febbraio, il CEO di Total Patrick Pouyanne aveva dichiarato che Mozambique LNG avrebbe prodotto 12,9 milioni di tonnellate di gas all’anno ed era stato completato al 21%.

Energia e geopolitica: l’Italia è al sicuro?

Sicurezza energetica, questione mediterranea, crisi israelo-palestinese, Nord Stream, Mozambico. Qual è il ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale dei mercati energetici? Come coniugare sicurezza energetica e equilibri geopolitici? Ne abbiamo parlato con il Sottosegretario di Stato On. Dott. Manlio Di Stefano, a cui sono state recentemente rinnovate le deleghe alle relazioni bilaterali con i Paesi dell'Asia, inclusi i Paesi del Caucaso e le questioni relative all'energia, al mare e all'ambiente.

PNRR: il tabù della governance, il rischio dell’incoerenza

La più appropriata chiave di lettura del PNRR si trova nella parte del documento dedicata all’attuazione e al monitoraggio del Piano: «La Cabina di Regìa, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha il compito di verificare l’avanzamento del Piano e i progressi compiuti nella sua attuazione; di monitorare l’efficacia delle iniziative di potenziamento della capacità amministrativa; di assicurare la cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale; di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità; di proporre l’attivazione dei poteri sostitutivi, nonché le modifiche normative necessarie per la più efficace implementazione delle misure del Piano». Ma subito dopo si precisa che struttura, composizione e modalità di funzionamento saranno definite da un provvedimento legislativo.

Mobilità sostenibile: l’Italia è pronta a colmare i ritardi?

Tra i temi più discussi e criticati del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza di recente approvazione vi sono la mobilità e i trasporti. Secondo i detrattori, vi è troppa timidezza nella visione del PNRR circa la mobilità elettrica e i trasporti urbani. Mentre gli investimenti previsti per l’Alta Velocità sono spropositati rispetto ai risultati in termini di emissioni. Si tratta davvero di un’occasione persa? O siamo di fronte a una svolta storica per un settore i cui mancati investimenti ne hanno ritardato un serio ripensamento in chiave di sostenibilità ed elasticità? Ne abbiamo discusso con il professor Ennio Cascetta, professore ordinario di Pianificazione dei Sistemi di Trasporto presso l'Università Federico II di Napoli e tra i massimi esperti di sistemi di mobilità in Italia e in Europa.

Verso una nuova dorsale europea dell’idrogeno al 2040

Una rete di trasporto di idrogeno dedicata che abbraccia dieci paesi europei: è il progetto presentato nel 2020 da undici Transmission System Operators (TSOs) europei del gas attraverso il paper “European Hydrogen Backbone” (EHB). La dorsale a idrogeno descritta in quel rapporto ha innescato un dibattito sul ruolo che una rete di trasporto di un gas potenzialmente rinnovabile potrebbe giocare nel futuro sistema energetico europeo. Ad aprile 2021, è stato pubblicato un aggiornamento di quel rapporto, presentando una visione aggiornata ed estesa, che ad oggi coinvolge 23 società di 21 paesi, compresa Snam. Una visione che si articola al 2030, 2035 e 2040, e che in gran parte è basata su infrastrutture di trasporto e trasmissione del gas già esistenti e funzionanti.

Le reti gas esistenti sono pronte al trasporto dell’idrogeno

La transizione energetica e la decarbonizzazione dell’economia sono basate sull’utilizzo sempre più ampio di fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia elettrica. Uno dei principali punti da affrontare è la discontinuità nella disponibilità di tali fonti, che deve essere gestita per garantire, invece, la continuità nell’erogazione che è indispensabile per le attività umane.

PROMETEO: un progetto europeo per ridurre i costi dell’idrogeno verde

Riuscire a sfruttare al meglio le fonti energetiche rinnovabili, anche quando saranno disponibili in eccesso rispetto ai consumi, per poi usarle quando (e dove) serviranno di più. È questa una delle più grandi sfide della transizione verso un sistema energetico sempre più sostenibile. E l’idrogeno rappresenta una delle soluzioni: può essere generato dalle fonti rinnovabili per essere poi stoccato, trasportato e utilizzato quando (e dove) sarà più conveniente, per decarbonizzare diversi settori della nostra economia.

Treni a idrogeno: anche l’Italia è pronta per la rivoluzione

L’idrogeno sarà sempre più al centro della mobilità a zero emissioni. Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale fissati dai Governi in tutto il mondo, si devono, infatti, adottare nuove soluzioni neutre a livello ambientale. Oggi l’idrogeno rappresenta una delle risorse che potranno contribuire, in un percorso che prevede diversi step, a decarbonizzare alcuni settori industriali. Secondo il Rapporto “Hydrogen Roadmap Europe: A sustainable pathway for the European Energy Transition”, l'idrogeno può, infatti, diventare un elemento essenziale per accelerare la transizione energetica e generare importanti vantaggi socioeconomici e ambientali arrivando a coprire il 24% della domanda finale di energia e creando 5,4 milioni di posti di lavoro entro il 2050, oltre a contribuire alla riduzione totale di 560 milioni di tonnellate di CO2.

L’importanza della certificazione nel trasporto dell’idrogeno

Ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente è ormai un obiettivo primario. Per raggiungerlo la Commissione Europea ha definito un percorso a lungo termine che prevede la riduzione di almeno il 55% dei gas serra entro il 2030 e l’azzeramento delle emissioni nette al 2050.

In questo percorso di carbon neutrality, l’idrogeno è un vettore energetico flessibile in grado di immagazzinare e fornire enormi quantità di energia, e non una fonte energetica tout court come il gas naturale, il carbone o il petrolio. Ad oggi la maggior parte di idrogeno prodotto viene da fonti fossili e solo in piccola parte da fonti rinnovabili (cosiddetto idrogeno green).

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