Intervista al Prof. Edoardo Croci (Università Bocconi, IEFE)
Mobilità: sembra essere il fronte più caldo negli ultimi tempi, una contrapposizione tra i fronti petrolifero, elettrico e del gas. Nel breve medio termine il Ministero pare indicare una preferenza per il gas, relegando l’elettrico più sullo sfondo. Cosa può fare in questo senso la SEN?
Il fronte della mobilità e dei trasporti è uno dei settori chiave per raggiungere gli obiettivi internazionali previsti dall’Accordo di Parigi. La direzione che tutti i Paesi dovranno seguire, in primo luogo quelli sviluppati come l’Italia, è quella di andare verso una progressiva elettrificazione del parco circolante e parallelamente verso una maggiore produzione di elettricità da energia rinnovabili. Si tratta però di un percorso definito sul lungo periodo, con orizzonte 2030-2050. Nel breve-medio termine si possono seguire anche altre traiettorie: in Italia, il gas può rivestire un ruolo importante ed essere la strada più facile da percorrere da un punto di vista economico.
L’Italia ha tre schemi statali per l’incentivazione degli interventi di efficienza energetica: i certificati bianchi, le detrazioni fiscali e il conto termico. Gli ultimi due sono mirati agli edifici e specializzati rispettivamente sul settore privato e pubblico (per quanto il conto termico comprenda anche il privato per interventi legati alle fonti rinnovabili termiche, come solare termico, pompe di calore e caldaie a biomasse).
Le modifiche proposte dalla Commissione UE alla Direttiva 2012/27/UE per adeguare l’obiettivo di efficienza energetica all’orizzonte 2030 e per estendere l’obbligo per gli Stati membri di realizzare un risparmio annuo dell’1,5% in relazione ai consumi finali di energia forniscono l’occasione per valutare i risultati delle politiche di miglioramento dell’efficienza energetica fin qui adottate in Italia e in Europa. Secondo gli Amici della Terra, che hanno prodotto un proprio documento, la proposta della Commissione, per i paesi più virtuosi come l’Italia, si rivela allo stesso tempo, inadeguata e punitiva.
L’efficienza energetica è oggi considerata dall’Unione Europea come la priorità di azione per combattere i cambiamenti climatici. Per il 2020 è stato stabilito un obiettivo di riduzione dei consumi di energia primaria rispetto al tendenziale 2007 pari al 20%, a livello dell’intera UE; vediamo quale è lo stato dell’arte all’avvicinarsi della scadenza del 2020.
Innanzitutto occorre notare che l’economia italiana, nel suo complesso, presenta già un buon livello di efficienza energetica, in particolare nel settore industriale, come mostrato dalla sottostante figura, estratta dalla bozza di Strategia Energetica Nazionale presentata nel corso di una audizione parlamentare all’inizio di marzo.
Il tema dell’efficienza energetica “fare di più con meno”, dopo un’evoluzione iniziata negli anni ‘90, trova un assetto stabile con la Direttiva 27 del 2012 recepita in Italia con il d.lgs. 104 del 2014. L’idea di puntare su questa politica e di valorizzare il progetto dell’efficienza energetica come “fonte autonoma di energia” è poi divenuto uno dei 5 pilastri chiave della “Unione dell’Energia” lanciata dalla Commissione Juncker nel 2015. La politica in materia di efficienza coinvolge molte aree: da quella della prestazione energetica degli immobili pubblici e privati alle innovazioni riguardanti le imprese, agli standard relativi all’eco-design o alla informazione al consumatore con i sistemi di etichettatura.
Il sistema dei titoli di efficienza energetica (TEE) – altrimenti noti come certificati bianchi - è sempre stato basato su un meccanismo di mercato e come tale soggetto a variabilità.
Già nei primi anni di funzionamento del meccanismo (2006 – 2008), anche in funzione del ricorso massiccio ad alcune schede standardizzate, i prezzi hanno subito forti cadute fino ad arrivare ad un valore di 35 euro/TEE. Negli anni immediatamente successivi e fino al 2015, il sistema sembrava aver trovato una certa stabilità, con prezzi medi intorno ai 105 euro/TEE. In questo periodo, il meccanismo incentivante dei TEE ha ricoperto un ruolo importante per lo sviluppo del settore dell’efficienza energetica in Italia, consentendo in particolare alle Energy Service Company italiane di riuscire ad offrire servizi sempre più specializzati soprattutto nel settore industriale.
«Entro il mese di luglio del 1997 la Fiat sarà in grado di commercializzare un veicolo alimentato a metano; l’anno successivo ci saranno nuove auto elettriche e una vettura definita ibrida». Così si esprimeva – il 23 settembre 1996 – l’allora amministratore delegato di Fiat Auto, Roberto Testore, in occasione dell’inaugurazione del parcheggio di interscambio con vetture elettriche di Piazza Vittorio a Torino, dove 20 Panda Elettra potevano essere noleggiate da utenti torinesi e non.
Testore continuava sottolineando come l’industrializzazione di questo tipo di veicoli sarebbe dipesa dalla creazione di un’adeguata domanda, allora quantificata in alcune decine di migliaia di unità l’anno.
Il settore del trasporti è attraversato da profonde trasformazioni che ne stanno rivoluzionando le prospettive sia lato produttori che consumatori. Le “rivoluzioni” in questione riguardano in particolar modo tre dimensioni: la crescita dei veicoli a trazione elettrica, gli ingenti investimenti per giungere all’auto a guida autonoma e la crescita dei servizi di mobilità in condivisione, che porta con sé un ripensamento anche della tradizionale separazione tra mezzo pubblico
E’ possibile nel 2017 in Italia muoversi esclusivamente in elettrico, abbandonando così i combustibili fossili, le loro emissioni nell’ambiente, l’angoscia dell’aumento dei prezzi dei combustibili? La risposta è, al solito, “dipende”. Dipende da molti fattori, quali la possibilità di ricaricare a casa propria, il tipo di utilizzo che si fa della vettura, la zona geografica di residenza. Di questi tre fattori, il primo è in realtà l’unico che deve necessariamente essere verificato se l’auto elettrica sarà la seconda auto di famiglia,
Da gennaio a settembre 2016 sono state vendute in tutto il mondo circa 518.000 auto elettriche (sia BEV, ossia i modelli full electric, che PHEV, ossia i modelli ibridi plug-in), il 53% in più rispetto ai primi 3 trimestri del 2015 (in tutto il 2015 sono state vendute poco più di 550.000 unità). La crescita è ancora più accentuata se paragonata al 2014, anno in cui complessivamente sono state vendute 317.000 auto elettriche.