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Biometano: un vettore energetico rinnovabile e versatile

Lo sfruttamento energetico delle biomasse è attuato in diverse forme. Tra queste, la produzione di energia elettrica sul posto a partire da biogas prodotto dalla digestione anaerobica ha assunto un ruolo di primo piano. Secondo recenti dati di Terna, la potenza efficiente lorda alimentata a biogas nel 2016 in Italia è stata pari a 1.424 MWel (8.258 GWh annui generati), valore che colloca il nostro Paese al secondo posto in Europa, alle spalle della Germania.

Biogas e agricoltura: quale bilancio per l’Italia?

Il biogas in Italia ha certamente una storia tutta sua, fatta, come ogni buona storia, di luci e ombre e con un finale assai incerto. Di biogas si è cominciato a parlare solo negli ultimi 10 anni (soprattutto per quanto riguarda l’opinione pubblica) e specialmente in correlazione al settore agricolo. Nel resto dell’Europa, però, la sua storia ha origini più “antiche” e in Paesi come la Germania e l’Olanda, gli impianti cosiddetti “farm” si sono diffusi già 25 anni fa.

La filiera biogas/biometano: situazione e prospettive

Gli obiettivi dell’Unione Europea in materia di fonti rinnovabili sono ambiziosi sia per quanto riguarda gli usi energetici che per un loro utilizzo nei trasporti. Al 2030 il 27% del consumo finale lordo di energia dovrà essere prodotto da fonti rinnovabili; al contempo, le emissioni di CO2 dovranno ridursi del 40% entro il medesimo orizzonte temporale e dell’80% entro il 2050 rispetto ai valori registrati nel 1990.

Biogas e biometano: una soluzione sostenibile

Sono numerose le esperienze nel nostro Paese che dimostrano quanti e quali vantaggi possano derivare dall’utilizzo delle bioenergie. Le molte aziende che oggi producono energia da biomasse solide, liquide e gassose sono la prova di come sia possibile utilizzare questo genere di impianti in completa compatibilità ambientale e territoriale. Certo, nel passato non sono mancati gli errori, dovuti anche alla mancanza di linee guida che hanno permesso la realizzazione di strutture che di sostenibile avevano ben poco.

La COP 23 e gli scenari AIE: l’idea e la realtà

Le COP sul clima si dividono in due categorie: quelle che danno origine a un nuovo corso di azioni - idealmente a una nuova traiettoria delle emissioni, o anche a nuove regole del gioco - e quelle che limano aspetti operativi dell’accordo, di maggiore o di minore importanza. Esempi della prima categoria sono Kyoto 1997 e Parigi 2015, forse anche Marrakech 2001, e in negativo Copenaghen 2009. Nel secondo insieme rientrano tutte le altre, e quindi anche la COP 23 da poco conclusa.

Economia, energia, trasporti, emissioni. La Cina cambia pelle?

Intervista al Prof. Francesco Sisci, Università del Popolo della Cina

1) La Cina sta cambiando pelle: da un modello economico dominato dall’industria pesante e a controllo statale ad un modello più incentrato sui servizi e quindi a minor intensità energetica. Quali saranno i settori chiave dell’economia cinese in futuro? Quali le prospettive di crescita del paese?

La Cina mira a sviluppare un’economia basata sui consumi interni e i servizi, ad oggi meno sviluppati.

Le energie rinnovabili all’insegna della circolarità

Come leggere i flussi energetici in termini di economia circolare? Da un lato abbiamo i combustibili fossili che rappresentano il paradigma del modello lineare usa e getta. Il loro impiego, infatti, genera emissioni che, oltre alle conseguenze locali, sono direttamente responsabili della principale emergenza ambientale planetaria, quella del cambiamento climatico. Anche il nucleare presenta notevoli criticità nella chiusura dei cicli, come ci ricordano i problemi legati allo smantellamento delle centrali e al confinamento per decine di migliaia di anni delle scorie radioattive.

L’approccio circolare di HERA

Ripensare radicalmente i processi di produzione industriale e contribuire ad un cambio di mentalità che porti a vedere nei rifiuti nuove risorse continuamente riutilizzabili. Sono questi i presupposti fondamentali su cui si basa la transizione verso un modello di economia circolare, fondamentale per “estendere” la vita di materie prime e risorse naturali attraverso il riciclo, il riuso, una maggiore durata dei prodotti (per il tramite di una progettazione più efficace che ne favorisca la riparabilità) e grazie alla condivisione.

Una legge a favore dell’economia circolare: il caso francese

Il 17 agosto 2015, con l’approvazione della “legge sulla transizione energetica per la crescita verde” (LTECV), la Francia ha segnato una svolta storica nelle politiche a sostegno dell’economia circolare.  A distanza di due anni dalla sua approvazione, l’Agenzia francese per l’ambiente e l’Energia (ADEME) stima che i lavoratori impiegati in questa forma di economia siano circa 800.000. L’accelerazione transalpina, oltre a garantire giuridicamente e politicamente il passaggio verso un nuovo modello nazionale di economia, va di pari passo con l’elaborazione del pacchetto “economia circolare” tuttora in discussione presso le sedi dell’Unione Europea.

ETS: un meccanismo in costante manutenzione

Il processo di decarbonizzazione sul territorio europeo è imprescindibile dalle regolamentazioni relative al sistema ETS (Emission Trading Scheme), il cui obiettivo principale è incentivare la riconversione degli impianti industriali dell’eurozona verso fonti energetiche a minore intensità di carbonio. In estrema sintesi, questo sistema cap-and-trade fissa un tetto massimo alle emissioni annuali consentite e, qualora un determinato impianto inquini più di quanto gli venga concesso, dovrà compensare questo squilibrio investendo nella produzione pulita degli impianti più virtuosi (concretamente acquistandone i permessi di emissione di questi ultimi, che ne avranno in eccedenza, avendo emesso meno di quanto per loro stabilito).

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