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L’Italia del Riciclo 2021: il rapporto annuale sul riciclo e il recupero dei rifiuti

La nuova Strategia nazionale per l’economia circolare – che sarà adottata entro giugno 2022 - intende definire i nuovi strumenti amministrativi e fiscali per potenziare il mercato delle materie prime seconde, la responsabilità estesa del produttore e del consumatore, una roadmap di azioni e di target misurabili da qui al 2040 e supportare il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica.

In questo quadro si inserisce la dodicesima edizione dell’Italia del Riciclo, realizzata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con Fise Unicircular, che presenta come ogni anno l’aggiornamento relativo all’andamento di tutte le filiere del riciclo, attivamente coinvolte nella redazione del Rapporto.

Rincaro costi energetici ed economia circolare: chi ricicla paghi meno

Il rialzo dei costi energetici e il conseguente impatto su cittadini e imprese sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Rischia, infatti, di assestarsi come problema strutturale e di sistema che inciderà in profondità sui processi economici. A livello comunitario, non si riesce ad affrontare il problema con adeguata risolutezza e coesione. In queste settimane, nonostante diversi scontri e momenti di confronto, le istituzioni europee e i loro leader non hanno ancora trovato un accordo sui prezzi dell’energia.

La pianificazione delle reti di distribuzione di energia per la decarbonizzazione

È ormai riconosciuto che le infrastrutture di trasporto di gas sono necessarie a supportare la transizione energetica; un processo che si protrarrà per alcuni decenni. La Direttiva 2021/0425 (COD) “on common rules for the internal markets in renewable and natural gases and in hydrogen” riconosce, infatti, che: “Gaseous fuels will play an important part in the energy mix by 2050, requiring the decarbonisation of the gas sector via a forward-looking design for competitive decarbonised gas markets”.

Gas e nucleare: una riflessione oltre l’ideologia

Ho sempre ritenuto che un’eventuale esclusione del gas naturale e del nucleare dalla tassonomia UE che definisce le regole per la finanza cosiddetta sostenibile, sarebbe stato un madornale errore che avrebbe finito per impattare negativamente proprio sulla transizione energetica che si vorrebbe implementare. Un involontario effetto boomerang come sempre accade quando le decisioni sono offuscate dall’ideologia.

Come impatterà la tassonomia UE sulle PMI italiane?

La Tassonomia UE per le attività sostenibili è uno degli strumenti principali con cui l’Unione Europea intende canalizzare gli investimenti verso le attività sostenibili e, in questo modo, supportare l’obiettivo di un’economia a zero emissioni entro il 2030. Non sarà un processo semplice: alcune aziende, soprattutto tra le PMI, potrebbero non avere la forza finanziaria per i necessari investimenti; per molte altre sarà l’occasione per un salto tecnologico che potrebbe proiettare la nostra economia in una nuova fase.

Perché l’UE riconosce al nucleare un ruolo in un futuro a zero emissioni?

Durante la Conferenza Stampa che ha seguito il Consiglio "Economia e finanza" del 7 dicembre, il Vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis ha annunciato l’inserimento del gas naturale e dell’energia nucleare nella tassonomia europea degli investimenti. La decisione verrà confermata con la presentazione del secondo atto delegato sulla tassonomia, ma sembra che la strada intrapresa dalle istituzioni europee vada in quella direzione. 

La tassonomia degli investimenti verdi? Una delusione

Il 7 dicembre è diventato legge il primo di alcuni Atti Delegati della Commissione europea, contenente una lista di attività definite “green”. Una serie inspiegabile di commenti positivi si sono susseguiti alla notizia: l’approvazione è stata definita un momento storico, un punto di riferimento per orientare i capitali verso investimenti verdi, un modello seguito dai leader illuminati del mondo (come Putin e Xi Jinping), mentre i suoi (indefiniti) autori sono stati indicati addirittura come "eroi" verdi.

Energia e clima: l’urgenza di cambiare

Recentemente, in una manifestazione di giovani a Milano in coincidenza con l’avvio della grande conferenza sul clima di Glasgow, Cop 26, si sono sentiti slogan come “stop greenwashing”, “rise up for climate justice” o il più creativo “o la borsa o la vita”. Slogan forti, efficaci, in parte anche giusti, anche se inevitabilmente un po’ ingenui. Gli slogan, d’altra parte, sono necessariamente grezzi e sintetici e l’ultimo citato se la prendeva con il simbolo dell’economia capitalista di mercato, appunto la borsa, con i manifestanti accampati proprio di fronte alla Borsa di Milano nella ben nota Piazza degli Affari.

Perché il prezzo del carbonio è sempre più alto?

Il prezzo del carbonio non smette di premere sull’acceleratore. Il 6 dicembre scorso sul mercato europeo ha segnato un nuovo record con 81,25 €/ton, e a detta degli esperti, il rally è tutt’altro che esaurito. Alcuni prevedono addirittura che il carbon price toccherà quota 100 € nelle prossime settimane. Considerando che si tratta di un mercato nato per supportare la decarbonizzazione dei sistemi energetici e per disincentivare la produzione di CO2 la notizia non dovrebbe preoccupare.

Il gas e la stagione del realismo

Questo autunno ha visto grandi sforzi per rilanciare i nostri sistemi produttivi dopo la pandemia ma anche forti, e forse inaspettate, tensioni sui mercati energetici, costringendo l’Europa ad interrogarsi nuovamente su quale possa essere il migliore percorso di transizione energetica da intraprendere per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Green Deal.

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