ACQUA & AMBIENTE | 45 ARTICOLI
Al fine di monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici e di valutare le necessarie azioni per fronteggiare le conseguenze in atto sui nostri territori, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ha presentato il primo “Rapporto nazionale sugli indicatori di impatto dei cambiamenti climatici”. Quello che emerge è un quadro preoccupante e che ci invita a riflettere. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Francesca Giordano che ne ha coordinato i lavori.
L’esigenza di programmazione di un piano di investimenti legati alla presentazione del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR) crea un’opportunità importante per incrementare sensibilmente gli investimenti anche nel settore delle Utilities. Soggetti industriali di provata affidabilità che possono dare una spinta a colmare il gap infrastrutturale in particolare quello tra nord e sud del Paese nonché migliorare significativamente la crescita economica ed occupazionale.
Le previsioni del PNIEC (Piano Nazionale Italiano Energia Clima) assumono un aumento della potenza fotovoltaica dai circa 21 GW del 2019 ai 52 GW fissati fra 10 anni. Il che significherebbe dover installare mediamente 3 GW l’anno di nuova potenza FV, rispettoai circa 740 MW del 2019: più o meno “quadruplicare” gli sforzi dell’anno scorso.
Dall'inizio del 2020 stiamo vivendo un paradosso planetario che potremmo definire socio-ambientale. Da un lato, il mondo viene sconvolto dalla più grave pandemia degli ultimi 100 anni, che sta mettendo in evidenza le vulnerabilità della struttura socio-economica della società in cui viviamo: centinaia di migliaia di decessi; milioni di contagiati; sistemi sanitari al collasso; crisi economiche senza precedenti; distanziamento sociale estremo.
L’acqua, fonte di vita, tra tutte le risorse del pianeta è certamente la più preziosa che abbiamo. È un bene inalienabile ma non inesauribile, da non sprecare e da salvaguardare. Il 22 marzo si è celebrata la giornata mondiale dell’acqua, il tema di quest’anno è “Natura e cambiamento climatico”. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie” è uno dei 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Entro il 2040, nel mondo, circa 1 bambino su 4 vivrà in zone con uno stress idrico estremamente elevato. Oggi sono quasi 160 milioni i bambini che vivono in zone ad alta o estrema siccità. Più di 3,5 miliardi di persone - circa la metà della popolazione mondiale - soffrono di grave penuria idrica per almeno un mese all'anno, di cui circa 2 miliardi per almeno sei mesi all'anno. Inoltre, sono circa 500 milioni i bambini che vivono in zone ad altissimo rischio di inondazioni a causa di eventi meteorologici estremi come cicloni, uragani, tempeste e innalzamento del livello del mare. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di dedicare la Giornata Mondiale dell’Acqua, che si è celebrata lo scorso 22 marzo, a tutti i bambini del mondo: perché dobbiamo ricordarci, ogni giorno, di garantire loro il futuro che meritano.
In occasione della recente “Giornata mondiale dell'acqua” e alla luce dell’emergenza-coronavirus, Azione contro la Fame, organizzazione umanitaria internazionale leader nella lotta alla fame e alla malnutrizione, ha ribadito la centralità dell’utilizzo di acqua pulita e potabile da parte di tutti. Senza accesso a risorse idriche adeguate, non è possibile garantire l’igiene. E laddove non c’è igiene, si registra inevitabilmente un tasso più elevato di malattie. Basti pensare che la malnutrizione, per 1 bambino su 2, è ancora collegata alle cosiddette “malattie dell’acqua”.
Acqua ed energia sono strettamente interdipendenti: in quanto importanti consumatori l’una dell’altra, le scelte compiute in un campo hanno conseguenze dirette o indirette sull’altro. Da un lato, l’energia è indispensabile per l’estrazione, il trattamento e la distribuzione dell’acqua: basti pensare che l’elettricità conta per un 5-30% (stima) dei costi operativi totali delle utilities che operano in ambito idrico. Dall’altro, l’acqua è necessaria per produrre, trasportare e utilizzare quasi tutte le forme di energia. I prelievi di acqua dolce per la produzione di energia contano per circa il 15% del consumo mondiale di acqua, percentuale che è attesa aumentare al 20% entro il 2035 (IEA, 2013, ultimo dato disponibile).
L’acqua ricopre oltre il 70% della superficie terrestre, ma solo lo 0,027% dell’intera torta è acqua dolce disponibile all’uso umano: una piccola fetta, che diventa ogni anno più sottile e contesa mentre la popolazione globale cresce e i cambiamenti climatici avanzano. Ma se l’umanità può rinunciare al petrolio di certo non può fare a meno dell’acqua, la cui scarsità ci pone già oggi di fronte a sfide ciclopiche. Non si tratta più di previsioni futuribili, ma di cronaca.
Nonostante i picchi record raggiunti dal termometro, l’estate 2019 è trascorsa senza particolari fenomeni di crisi idrica (almeno in Italia). Il che non vuol dire che non sia il caso di occuparsene: l’occasione è anzi propizia per poterne ragionare senza l’assillo dell’emergenza e il rumore mediatico che ha accompagnato l’annus horribilis 2017, nel quale perfino Roma ha corso seriamente il rischio di sospendere l’erogazione.