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USA: difendere l’unconventional per mantenere la leadership globale

Negli Stati Uniti il Covid-19 ha avuto ricadute pesanti sul settore Oil & Gas, accentuando le criticità legate a un contesto internazionale caratterizzato da prezzi bassi. Così come per altri paesi produttori, il comparto energetico sta risentendo del calo dei consumi conseguente alle misure di lockdown imposte per contenere la pandemia. Un calo che secondo le stime della Energy Information Agency (EIA) nel primo trimestre del 2020 si è attestato sui 5,8 mil.bbl/g rispetto allo stesso periodo del 2019. 

Per il carbone Usa in arrivo tempi difficili

Una delle chiavi per spiegare il sorprendente successo di Donald Trump in occasione delle elezioni presidenziali del 2016 è stato senza dubbio la sua capacità di convincere la Rust Belt americana, ovvero l’antico cuore industriale degli Usa. In particolare, l’attuale inquilino della Casa Bianca è riuscito a vincere in tutti gli stati in bilico promettendo la reindustrializzazione del paese e lo stop alla cosiddetta guerra al carbone, ovvero la fonte che ha segnato l’industrializzazione a stelle e strisce e che invece – per ragioni ambientali – l’amministrazione Obama aveva fortemente osteggiato.

Prezzo del petrolio negativo: cosa significa?

Intervista a Salvatore Carollo (OIL AND ENERGY ANALYST AND TRADER)

Un prezzo del petrolio negativo, quale quello registrato dal WTI il 20 aprile, nel giorno precedente alla scadenza del contratto di maggio, è un fatto del tutto anomalo e mai verificatosi prima d’ora. Ne abbiamo parlato con Salvatore Carollo, grande esperto del mercato petrolifero e profondo conoscitore del sistema di formazione dei prezzi del petrolio.

Il WTI crolla sotto zero, ma occhio al rimbalzo

Chi troppo in fretta sale cade sovente precipitevolissimevolmente. E questo si sa. Ma cosa succede a chi troppo in fondo cade? C’è da domandarselo, dopo che per la prima volta nella storia il futures sul WTI è stato scambiato in territorio negativo, arrivando a segnare -40 dollari al barile. È successo a inizio di questa settimana, lunedì in tarda serata, per motivi tecnici (l’avvicendarsi del contratto di maggio con quello di giugno) e logistici (l’ingorgo a Cushing).

Covid-19: what are the consequences of low prices on shale oil industry?

The emergence of COVID-19 has coincided with a core oil market management dispute. That dispute mainly involves the market shares commanded by Saudi Arabia (the largest sovereign producer among the OPEC membership) and Russia which, along with Mexico and occasionally Norway, has cooperated with OPEC as “OPEC+”. Oil market management disputes inevitably result in lower prices, and so the global oil industry now finds itself reeling from the combined effects of OPEC+ disarray and ultra-low global demand caused by the pandemic.

Lo shale americano resisterà alla pandemia?

La diffusione su scala mondiale del COVID-19 ha coinciso con un clima “poco disteso” sul mercato petrolifero internazionale, in ragione della guerra di prezzo che ha visto contrapporsi l’Arabia Saudita, il più importante produttore all’interno dell’OPEC, e la Russia, leader dei paesi esterni all’Organizzazione che hanno aderito all’Alleanza OPEC Plus istituita nel 2016. Di per sé, qualsiasi controversia relativa alla gestione dell’offerta petrolifera esercita una pressione al ribasso sulle quotazioni, ma in questo particolare momento storico le contrapposizioni in seno all'OPEC plus si sono sommate ad un crollo senza precedenti della domanda globale di petrolio, effetto tangibile della pandemia.

Covid-19: domanda di petrolio in picchiata

La domanda di petrolio, in genere, è sufficientemente resiliente a shock finanziari ed economici, in quanto questa fonte viene utilizzata principalmente per spostare persone e beni: circa il 50% viene utilizzato per il trasporto su strada, un valore che supera il 60% se si include il trasporto aereo e marittimo. Tuttavia, in questo momento storico, al fine di limitare la diffusione del Covid-19, più di 65 paesi hanno scelto di implementare un completo lockdown imponendo la chiusura di tutte le attività ritenute non essenziali, richiedendo ove possibile di lavorare da casa e permettendo spostamenti solo se strettamente necessari.

Gigafactory, l’impianto dei record per raggiungere il mercato di massa

Accelerare al massimo la produzione di batterie per ottenere una significativa riduzione di costo, grazie a economie di scala, innovazione, riduzione dei rifiuti e concentrazione della produzione di auto in un unico sito. Tesla spiega così il “progetto gigafatory”, lanciato nel 2013 per la realizzazione di una serie di stabilimenti di dimensioni record per la produzione di batterie, e-car e altri prodotti. Con l’obiettivo, spiega il gruppo guidato da Elon Musk, di accelerare la transizione energetica globale rendendo disponibili a prezzi competitivi veicoli elettrici, batterie e sistemi a energia solare per il mercato di massa.

PPA: la lezione americana e la situazione italiana

Nella prospettiva di una progressiva scomparsa degli incentivi alle fonti rinnovabili elettriche (FER), è la possibile combinazione di bancabilità e addizionalità degli investimenti legati a un Power Purchase Agreement (PPA) a suscitare l’attenzione dei policy makers. Specie negli Stati Uniti, dove il fenomeno è maggiormente diffuso e la quota della nuova potenza rinnovabile associata a PPA con clienti finali è arrivata a coprire quasi la metà del totale degli investimenti in FER.

PPA: cosa manca all’Italia?

I Power Purchase Agreement (PPA) sono contratti di acquisto di lungo periodo tra produttori e consumatori di energia rinnovabile. Si parla da tempo di una loro possibile diffusione in Italia come naturale evoluzione del mercato post-incentivi, dal momento che le esperienze dei paesi che sono ricorsi ai PPA si sono spesso tradotte in una crescita del mercato delle energie rinnovabili. Ne parliamo con l’Avvocato Lorenzo Parola, Partner di Herbert Smith Freehills, nonché uno dei massimi esperti degli aspetti giuridici legati ai mercati energetici.

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