The signing of the MOU between China and Russia for the construction of a new gas pipeline, the Power of Siberia 2, connecting the two countries has sparked widespread international debate on the political, commercial, and economic implications of this megaproject, which extend far beyond the gas pipeline project itself.
La firma del MOU fra Cina e Russia per la realizzazione di un nuovo gasdotto di collegamento fra i due paesi ha suscitato un ampio dibattito internazionale sulle implicazioni politiche, commerciali ed economiche di questo mega progetto che vanno ben oltre la singola iniziativa. RiEnergia dedica a questi aspetti una lunga intervista fatta a Morten Frisch, esperto dalla cinquantennale esperienza in materia gas, GNL e infrastrutture ad esso associate.
Se l’Europa volta la schiena al gas russo, ecco che in Asia si torna a parlare di opportunità alternative. Martedì 2 settembre il leader cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin hanno annunciato una nuova ondata di accordi energetici, tra cui l’attesa firma di un memorandum “legalmente vincolante” per avviare il progetto Power of Siberia 2, gasdotto di quasi 3.000 km che dovrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno verso la Cina attraverso la Mongolia.
Il 2 e 3 settembre 2025 i leader russi e cinesi hanno annunciato un memorandum d’intesa (MoU) legalmente vincolante per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2 (PoS2) – un progetto che prevede il transito di 50 mld di mc/a di gas dalla Russia alla Cina attraverso la Mongolia. In quell’occasione hanno anche concordato modesti aumenti dei flussi attraverso i tubi già esistenti, ovvero il Power of Siberia (PoS1) e Far East.
Così come promesso durante la campagna elettorale, il Presidente Trump vuole ridare slancio a un comparto in passato colonna portante del sistema energetico nazionale, ma da anni ormai alle prese con una crisi strutturale e profonda: l’industria del carbone.
As the Trump administration continues to roll out its sweeping tariff policy, the North American energy industry is working to address the effects of the President’s tariff strategy. The Trump administration intends to “unleash American energy,” (President Trump's America First Priorities – The White House) in part by imposing tariffs designed to remedy what the administration views as unfair trade practices and increase U.S. domestic energy production.
Con l’accordo, se così si può definire, tra UE e USA, siglato in Scozia lo scorso 28 aprile, si aggiunge un altro pezzo, l’ennesimo, a puzzle complicatissimo voluto dal Presidente Trump. Benché consapevoli delle difficoltà di fare un bilancio esaustivo degli impatti che queste scelte di politica commerciale avranno per gli attori coinvolti, è possibile però delinearne i primi contorni. Per RiEnergia, ci ha pensato Alessandro Fontana, Direttore Centro Studi Confindustria, in un’intervista puntuale che ci da l’istantanea di quello che è e quello che potrebbe essere.
Mentre l'amministrazione Trump porta avanti la sua stravagante politica tariffaria, l’industria energetica nordamericana sta lavorando per attutire le conseguenze di queste scelte. L’intenzione della nuova presidenza è quella di “liberare l'energia americana” (President Trump's America First Priorities - The White House), in parte imponendo dazi funzionali a rimediare a quelle pratiche commerciali considerate sleali e a incrementare la produzione energetica degli Stati Uniti.
Le transizioni tra le epoche storiche sono spesso difficili da cogliere mentre avvengono, tuttavia è opinione diffusa che stiamo assistendo alla fine di una fase della storia mondiale e all'alba di una successiva.
A definirla, da un lato, è il cambiamento della politica estera degli Stati Uniti, sempre più unilaterali e distanti dai loro alleati, scettici nei confronti delle istituzioni e degli accordi internazionali, sempre meno disposti a sopportare i fardelli della leadership internazionale.
Fanno discutere le ultime decisioni di Trump contro la Russia. Sono tanti gli osservatori internazionali che si stanno occupando del tema, mostrando non poche preoccupazioni per quelle che potrebbero essere le conseguenze sugli altri paesi.