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Trump impone, l’Europa cede: il prezzo di evitare una guerra commerciale

È stato raggiunto un accordo tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea: a fronte della minaccia di dazi del 30% annunciata da Trump, Bruxelles ha accettato l’introduzione di dazi al 15% su una serie di esportazioni europee, con alcune eccezioni settoriali. In cambio, non verranno applicate ritorsioni. Un’intesa giudicata da molti deludente per l’Europa, soprattutto se confrontata con l’accordo ottenuto dal Regno Unito. Ma come si spiega questa scelta? È il frutto di una strategia negoziale sbagliata o di una valutazione più ampia dei costi politici ed economici interni?

Donald Trump e la politica dei dazi: incertezza o disegno politico?

Quello dei dazi è un tema centrale per l’amministrazione Trump, sia per il suo valore pratico, sia per il significato simbolico che gli è stato attribuito già in campagna elettorale. Negli intenti del Presidente, una aggressiva politica di dazi dovrebbe svolgere un ruolo importante nel rimettere in sesto i conti pubblici, portando capitali nelle casse dello Stato, favorendo il rientro del deficit commerciale, promuovendo il reshoring e aprendo ai beni e ai servizi statunitensi le porte di mercati cui questi hanno avuto, finora, un accesso limitato.

La rivoluzione necessaria della distribuzione petrolifera italiana

Nelle ultime settimane il mondo dell’energia italiano ha visto due eventi importanti, che meritano una riflessione preoccupata. Il primo riguarda l’ultimo progetto di riorganizzazione dell’Eni, con la creazione di un contenitore, la nuova società Eie (Eni Industrial Evolution), in cui sono stati inseriti gli impianti di raffinazione ancora sopravvissuti ed il sistema di logistica primario (polmone fondamentale per l’alimentazione del sistema di distribuzione dei prodotti petroliferi).

Il petrolio rimane l’ombelico del mondo dell’energia e dell’economia

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un cambiamento radicale nel mondo dell’energia, di cui colpisce la velocità e il suo essere imprevisto. Eventi che si sono sommati a determinare uno scenario radicalmente diverso da quello che ci si attendeva.  Per questo,  continuare a guardare il mondo con lo specchietto retrovisore non porta a niente, atteggiamento che si contesta all’Unione europea e al grande numero di burocrati che di fatto decidono di tutto e di più.

Dove va il mondo? Una lettura geopolitica della transizione energetica

Durante l’Assemblea Annuale di Assopetroli, tenutasi il 3 luglio 2025 a Roma, il Presidente della Fondazione Med-Or, Marco Minniti, ha letto la transizione energetica nel contesto del nuovo disordine globale regalando un’analisi geopolitica lucida del cambiamento epocale a cui stiamo assistendo. RiEnergia ha raccolto i principali spunti di questa analisi.

Strategie attive verso la transizione sostenibile sono leva di creazione di valore per le aziende?

La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, comunemente nota come transizione verde, sta influenzando in modo profondo l’evoluzione recente del sistema economico, affermandosi come uno dei fenomeni più pervasivi nelle scelte degli attori sui mercati finanziari globali. Infatti, la finanza sostenibile è cresciuta nell’ultimo decennio ad un passo talmente rapido da non potersi più considerare come una nicchia riservata a investitori spinti da motivi etici, né un semplice esercizio reputazionale.

The Future of LNG – highlights from WGC2025

LNG held centre stage at the recent International Gas Union (IGU) World Gas Conference held in Beijing last month, and that is hardly surprising given the global LNG market movements and the Asian continent’s appetite and commitment to further distance itself from carbon-intensive fossil fuels such as coal.

LNG: the key trends in 2025

Europe has taken a greater share of the LNG market this year as it raised its prices to divert cargoes away from Asia to ensure steady injections into gas storage facilities after a colder winter.  Europe, including the UK and Turkey, took in 32% of global LNG imports during January-May 2025, up five points from January-May 2024, when the region received 27% of deliveries. 

Il Qatar minaccia la fine dell’export di GNL all’UE: perché?

La volontà dell’Unione europea di proseguire sulla strada del distacco energetico dalla Russia, da completare entro il 2027, aprirà ancora maggiori spazi di mercato agli altri paesi esportatori di gas liquefatto. Nel 2024 il blocco ha importato oltre 100 miliardi di metri cubi di GNL, principalmente dagli Stati Uniti, ma i carichi russi hanno rappresentato una quota significativa sul totale degli approvvigionamenti, con 20 miliardi di metri cubi. 

La domanda europea di GNL segue il ritmo della politica internazionale

Il mercato del gas europeo si ritrova in questi mesi a fare i conti con l’impatto dello scorso inverno, che ha visto un aumento di domanda del 10% rispetto all’anno precedente, come mostrato dalla fig. seguente. Questo ha portato a un consumo dei volumi in stoccaggio molto maggiore rispetto agli ultimi anni.

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