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Origini e principi delle gare per la distribuzione gas

La situazione prima del Decreto n. 164/2000

In Italia, a partire dal secondo dopoguerra, mentre nelle fasi a monte della filiera del gas naturale si consolidò il “monopolio di fatto” di Eni, nella distribuzione tramite rete urbana si andò affermando un originale modello organizzativo pluralistico. Su base territoriale, tale modello vedeva - accanto ad alcune imprese di media-grande dimensione - una frammentazione di aziende che operavano in stretto coordinamento, da un lato col Gruppo Eni (in veste di loro fornitore gas e pivot del sistema), e dall’altro con le amministrazioni locali nella loro funzione di soggetti programmatori territoriali e in diversi casi anche di proprietari delle stesse aziende distributrici.

Qualità dell’aria nelle città: come intervenire?

L’inquinamento dell’aria nelle nostre città continua a fare vittime, e non poche, nonostante i miglioramenti registrati in molte aree del mondo, a cominciare dall’Europa. Numeri che portano a considerare questo fenomeno una vera e propria pandemia, come è stata chiamata nella ricerca della Fondazione per lo sviluppo sostenibile presentata da meno di un mese “La sfida della qualità dell’aria”. Nel mondo ogni anno milioni di persone muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico e 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli di inquinamento più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa i tre inquinanti a maggiore criticità – particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono – annualmente sono responsabili di oltre mezzo milione di decessi prematuri, più di 20 volte il numero delle vittime di incidenti stradali.

Il futuro dell’elettricità spiegato in sei punti

Elettricità Futura ritiene che lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, unitamente all’evoluzione tecnologica, alla dismissione degli impianti termoelettrici più inquinanti ed allo switch dal carbone a gas naturale, consentiranno una radicale decarbonizzazione del settore energetico italiano, garantendo al contempo sicurezza degli approvvigionamenti e competitività.

Lo scenario al 2030 sarà determinato dall’effetto simultaneo di diversi fattori che delineeranno un processo di transizione in grado di valorizzare i punti di forza del nostro settore elettrico. 

Per un sistema elettrico più efficiente, equo e coordinato

I caratteri della nostra transizione energetica si possono intravedere nelle misure delineate dal pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” pubblicato dalla Commissione Europea nel novembre 2016 e dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, cui è affidato il compito di adattarne gli indirizzi all’ordinamento italiano.

Sulla carta, il sistema elettrico del futuro avrà caratteri di efficienza energetica, integrazione ed equità.

Rinnovabili: quanto e come, nei prossimi 10 anni

Il futuro è delle rinnovabili? Mai domanda fu più divisiva.

A un ipotetico sondaggio, siamo convinti che una metà degli intervistati – pensando agli incentivi che non ci sono più – risponderebbe che i giorni migliori sono alle spalle, mentre l’altra metà – con riferimento agli accordi sul clima – direbbe convinta che le rinnovabili saranno al centro del modello di sviluppo futuro.

In effetti, dal momento in cui sono finiti gli incentivi generalizzati (momento che possiamo collocare nell’anno 2013) le oscillazioni della lancetta che indica il “sentiment” sulle rinnovabili sono, fortissime anche presso gli addetti ai lavori – segno questo che il settore sta probabilmente vivendo una fase di ripensamento del proprio ruolo.

Il minimo vitale dell’energia non comprende «agi e opportunità»

La recente sentenza n. 39884/2017 delle sezioni penali della Corte di Cassazione è stata da molti commentata con stupore perché, apparentemente, contiene la lapidaria definizione dell’energia come bene non indispensabile alla vita. Questa presa di posizione da parte della Suprema Corte, però, nasce dalla valutazione di un fatto concreto certamente illecito, ossia l’allaccio abusivo alla rete dell’energia elettrica per l’accensione di numerosi elettrodomestici, per il conseguimento di quelli che la Corte ha considerato semplici «agi e opportunità». Da ciò deriva l’impossibilità di ritenere esistente uno stato di necessità tale da scriminare l’imputata. È proprio tenendo presente la particolarità del caso di specie, che bisogna evitare di generalizzare l’affermazione della Corte ricordata in apertura. 

Efficienza degli edifici: su cosa intervenire?

L’efficienza energetica degli edifici costituisce una criticità e nello stesso tempo un obiettivo di primaria importanza per tutta la società moderna. Nel concetto di efficienza energetica, infatti, convergono numerose esigenze diverse ma egualmente importanti: il contenimento dei consumi, il risparmio economico connesso ai bassi consumi, un minore utilizzo di fonti fossili non rinnovabili, la riduzione dell’impatto ambientale sia in termini di emissioni inquinanti sia in termini di emissioni climalteranti, e non ultima la spinta verso soluzioni tecnologicamente avanzate e quella rivolta all’utilizzo di fonti rinnovabili.

Edilizia e riqualificazione energetica: obblighi e opportunità

Nell’ambito degli accordi di Parigi sul clima, l’UE si è impegnata a ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) e a diventare "carbon neutral" entro il 2050. Intervenire per migliorare la prestazione energetica degli edifici contribuirà al raggiungimento di questo obiettivo, perché si stima che buona parte degli edifici esistenti in Europa sia altamente inefficiente, in costante invecchiamento e responsabile di circa il 40% dei consumi finali di energia e del 36% delle emissioni di anidride carbonica.

Fin dal 2002, il quadro normativo europeo in materia ha visto l’avvicendarsi di diverse direttive, di volta in volta recepite dai Paesi membri compresa l’Italia, tutte pensate per definire al meglio gli obblighi per contenere i consumi degli edifici; supportati, tuttavia, da specifiche forme incentivali.

L’approccio globale per l’efficienza energetica della Città Metropolitana di Milano

La vigente legislazione attribuisce alla Città Metropolitana di Milano l’attività istituzionale relativa al controllo dell’efficienza degli impianti termici civili, finalizzata al contenimento dei consumi energetici e alla limitazione dell’inquinamento atmosferico. Questa competenza, in capo al Settore Qualità dell’Aria, Rumore ed Energia – Servizio Efficienza Energetica, coinvolge ben 127 Comuni, con un parco di oltre 400 mila impianti, dei quali il 97% alimentato a gas naturale.

Uno degli elementi chiave per il raggiungimento degli obiettivi comunitari di risparmio energetico al 2030 è proprio quello di agire sul miglioramento delle performance energetiche degli edifici.

Dal rifiuto al valore

Ogni giorno, in ogni famiglia italiana, non è difficile immaginare una scena ormai arcinota: chi butta…l’immondizia? E ogni giorno questo rito, più o meno condiviso, ci porta a confrontarci, sarebbe meglio dire a prendere consapevolezza, con la quantità di rifiuti che ognuno di noi produce.

I dati più recenti resi disponibili da ISPRA ci dicono che in media ciascuno di noi produce tra i 400 e 500 kg di rifiuti l’anno. Per un nucleo familiare di quattro persone, che vive in città, se non esistesse il sistema di raccolta rifiuti, significherebbe rinunciare a un vano della propria abitazione!

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