::

ARCHIVIO | 65 ARTICOLI

Biocombustibili e miti da sfatare

Decarbonizzare il settore dei trasporti è indubbiamente operazione complessa: si tratta di intervenire in un contesto rigido e difficile, caratterizzato da una complicata interrelazione tra produzione del combustibile, distribuzione, logistica, ed impiego. Eppure, come dimostra l’andamento delle emissioni di gas serra dal 1990 ad oggi in Europa (Fig. 1), è quanto mai necessario intervenire. L’impatto delle risorse allocate dalla Commissione e dagli Stati Membri ha ad oggi purtroppo generato risultati modesti ed è certamente non più procrastinabile un’azione forte e decisa.

Certificats d’Économie d’Énergie: l’esperienza francese

Le autorità pubbliche francesi hanno orientato le loro strategie di transizione energetica sulla progettazione di strumenti che siano in grado di incoraggiare pratiche di consumo energetico più sostenibili (questo vale sia per le famiglie che per le industrie), maggiori investimenti nella ristrutturazione edilizia, una valutazione commerciale dell’efficienza energetica al momento dell'acquisto o dell’affitto di abitazioni, la formazione delle maestranze al fine di migliorare le tecniche edili esistenti, consentendo al contempo l’attuazione della direttiva europea 2012/27/UE denominata "efficienza energetica".

Quale futuro per i certificati bianchi?

Il sistema dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE), introdotto nel 2001 e poi effettivamente attivato nel 2005, è diventato negli anni un riferimento costante per le politiche di promozione dell’efficienza energetica sia in Italia che negli altri paesi europei. Negli ultimi mesi, tuttavia, le dinamiche di prezzo rilevate sul mercato dei certificati bianchi hanno determinato un animato dibattito sul fatto che questo meccanismo, dopo aver efficacemente funzionato per molti anni, possa essere entrato in crisi.

Certificati bianchi: si complica la presentazione dei progetti

Un aspetto importante nel meccanismo dei certificati bianchi (TEE) è la presentazione dei progetti di efficientamento energetico. Si tratta in effetti del primo passo verso l’ottenimento dei titoli e la loro valorizzazione, e, rispetto agli altri schemi di incentivazione nazionali, presenta un livello di qualità e complessità maggiore. Non a caso il tasso di rigetto delle proposte di progetto (PPPM, PC, PS per gli addetti ai lavori) e delle richieste di rendicontazione dei risparmi (RVC e RC) risulta elevato: nell’ordine del 40-45% nel primo caso e in crescita negli ultimi tre anni dal 7% al 25% nel secondo.

Certificati bianchi: un’invenzione italiana da difendere

I rapporti statistici pubblicati nei mesi scorsi dal Gestore dei servizi energetici (GSE) e dal Gestore dei mercati energetici (GME) non restituiscono un quadro chiaro per il futuro del meccanismo dei Certificati Bianchi. Permane, infatti, un’evidente discrasia tra le affermazioni riguardo la disponibilità dei titoli di efficienza energetica (TEE) e l’impennata dei prezzi che i medesimi titoli hanno registrato nell’ultimo anno sul mercato dei TEE. Questa incertezza fa temere per la “salute” del meccanismo, per cui si stanno approntando delle “cure” che non si sa ancora quanto saranno efficaci.

Origini e principi delle gare per la distribuzione gas

La situazione prima del Decreto n. 164/2000

In Italia, a partire dal secondo dopoguerra, mentre nelle fasi a monte della filiera del gas naturale si consolidò il “monopolio di fatto” di Eni, nella distribuzione tramite rete urbana si andò affermando un originale modello organizzativo pluralistico. Su base territoriale, tale modello vedeva - accanto ad alcune imprese di media-grande dimensione - una frammentazione di aziende che operavano in stretto coordinamento, da un lato col Gruppo Eni (in veste di loro fornitore gas e pivot del sistema), e dall’altro con le amministrazioni locali nella loro funzione di soggetti programmatori territoriali e in diversi casi anche di proprietari delle stesse aziende distributrici.

Qualità dell’aria nelle città: come intervenire?

L’inquinamento dell’aria nelle nostre città continua a fare vittime, e non poche, nonostante i miglioramenti registrati in molte aree del mondo, a cominciare dall’Europa. Numeri che portano a considerare questo fenomeno una vera e propria pandemia, come è stata chiamata nella ricerca della Fondazione per lo sviluppo sostenibile presentata da meno di un mese “La sfida della qualità dell’aria”. Nel mondo ogni anno milioni di persone muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico e 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli di inquinamento più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa i tre inquinanti a maggiore criticità – particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono – annualmente sono responsabili di oltre mezzo milione di decessi prematuri, più di 20 volte il numero delle vittime di incidenti stradali.

Il futuro dell’elettricità spiegato in sei punti

Elettricità Futura ritiene che lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, unitamente all’evoluzione tecnologica, alla dismissione degli impianti termoelettrici più inquinanti ed allo switch dal carbone a gas naturale, consentiranno una radicale decarbonizzazione del settore energetico italiano, garantendo al contempo sicurezza degli approvvigionamenti e competitività.

Lo scenario al 2030 sarà determinato dall’effetto simultaneo di diversi fattori che delineeranno un processo di transizione in grado di valorizzare i punti di forza del nostro settore elettrico. 

Per un sistema elettrico più efficiente, equo e coordinato

I caratteri della nostra transizione energetica si possono intravedere nelle misure delineate dal pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” pubblicato dalla Commissione Europea nel novembre 2016 e dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, cui è affidato il compito di adattarne gli indirizzi all’ordinamento italiano.

Sulla carta, il sistema elettrico del futuro avrà caratteri di efficienza energetica, integrazione ed equità.

Rinnovabili: quanto e come, nei prossimi 10 anni

Il futuro è delle rinnovabili? Mai domanda fu più divisiva.

A un ipotetico sondaggio, siamo convinti che una metà degli intervistati – pensando agli incentivi che non ci sono più – risponderebbe che i giorni migliori sono alle spalle, mentre l’altra metà – con riferimento agli accordi sul clima – direbbe convinta che le rinnovabili saranno al centro del modello di sviluppo futuro.

In effetti, dal momento in cui sono finiti gli incentivi generalizzati (momento che possiamo collocare nell’anno 2013) le oscillazioni della lancetta che indica il “sentiment” sulle rinnovabili sono, fortissime anche presso gli addetti ai lavori – segno questo che il settore sta probabilmente vivendo una fase di ripensamento del proprio ruolo.

Page 4 of 7 1 2 3 4 5 6 7 »
Execution time: 253 ms - Your address is 54.174.43.27
Software Tour Operator