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ACQUA & AMBIENTE | 105 ARTICOLI

Chi compra sul mercato della CO2 è davvero interessato alla transizione?

L’evoluzione dei prezzi dei permessi di emissione è stata piuttosto turbolenta quest’anno, così come d’altronde lo è stato il clima economico globale. La pandemia da Covid-19 ha spiazzato tutti i mercati presentando scenari completamente nuovi, i quali hanno cambiato, forse per sempre, alcune regole del gioco. In soli 4 mesi, tra marzo e luglio, abbiamo visto le EUA raggiungere i minimi degli ultimi 2 anni ed i massimi degli ultimi 14, record quasi assoluto considerando che il meccanismo ETS esiste dal 2005.

Zero emissioni nette e CCS: la transizione di Eni

In anticipo su molti competitor, Eni si è data il 2040 come scadenza per raggiungere le zero emissioni nette. Contestualmente, dal 2018 al 2050 punta a ridurre del 55% l’intensità carbonica delle proprie attività. Abbiamo chiesto all'Ing. Carmela Sarli (Subsurface and Wells R&D manager) di illustrarci la nuova strategia di transizione di Eni.

Come siete arrivati a definire i nuovi target? Quali sono gli step intermedi previsti? Quale la metodologia di cui Eni intende avvalersi per calcolare le riduzioni lungo tutto il ciclo di vita produttivo?

Si tratta di obiettivi molto ambiziosi che abbiamo definito costruendo un piano di azioni integrate volte alla riduzione dell’intensità carbonica delle nostre attività. In particolare, Eni intende aumentare l'efficienza per ridurre al minimo le emissioni dirette di CO2 nelle sue attività convenzionali; aumentare la quantità di gas naturale nel suo portafoglio; sviluppare energie rinnovabili ed imprese verdi, con un approccio circolare che massimizzi l'uso dei rifiuti come materia prima e il recupero di beni in disuso o recuperati; sviluppare nuove tecnologie volte a catturare e utilizzare in maniera più efficace le emissioni di carbonio (CCUS) e promuovere progetti di conservazione forestale.


Il CCS è l’alleato per la transizione?

Per poter risponder a pieno alle sfide che il cambiamento climatico ci pone davanti, è necessario un cambio di rotta nell’attuale paradigma energetico ed industriale. Le energie rinnovabili continueranno la corsa verso una loro piena affermazione nel campo della produzione di energia elettrica evitando di immettere ulteriore CO2 nell’atmosfera e nell’idrosfera. Purtroppo in alcuni settori dell’industria, le emissioni di CO2 sono necessarie perché legate alla trasformazione della materia prima.

La gestione dei rifiuti alla prova dell’economia circolare

Lo scorso marzo, sono stati approvati, in via preliminare, quattro decreti legislativi che recepiscono le Direttive europee del Pacchetto Economia Circolare. Le novità di rilievo sono numerose. Analizziamo le principali.

Innanzitutto, con la nuova definizione di “rifiuto urbano”, tutti i rifiuti simili per qualità agli urbani sono destinati ad essere classificati come urbani, nell’intero territorio nazionale, superando la logica attuale dell’assimilazione, basata su criteri quali le superfici e la tipologia di attività o di rifiuto. L’aumento di produzione dei rifiuti urbani potrebbe essere del 25-30% (8 milioni di tonnellate aggiuntive), per un totale prodotto di 38 milioni di tonnellate/anno.

Rifiuti e sprechi: la demagogia non porterà a nulla

Il concetto di responsabilità ha sempre ispirato e guidato gli Amici della Terra fin dai primi anni della nostra attività a metà degli anni ‘70. Assumersi la responsabilità nella gestione dei rifiuti significa essere consapevoli che questi ultimi li produciamo noi e che dobbiamo essere noi a occuparcene nella comunità a noi più prossima, sia per motivi etici che per motivi ambientali: non è un bene per l’ambiente naturale che materiali potenzialmente dannosi siano trasportati in giro per il mondo e gestiti, trasformati o smaltiti a chilometri di distanza da dove sono stati prodotti.

Ecomafie e reati ambientali: finito il lockdown riparte l’assalto

L’hanno chiamata Blu mais, l’operazione coordinata dalla DDA di Firenze contro un traffico illecito di rifiuti speciali provenienti dal distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Veleni spacciati per fertilizzati e riversati nei campi agricoli, direttamente, lontano da occhi indiscreti. Facendo il verso all’economia circolare e con il solo scopo di trasformare un costo in un ricavo senza rispettare le regole del gioco. Rifiuti pericolosissimi per la salute umana e in genere per l’ecosistema, contenenti cromo esavalente e alte concentrazioni di idrocarburi destinati a diventare “nutrienti” per mais, grano e girasole, tra le province di Firenze e Pisa.

Smaltire i rifiuti radioattivi: a che punto siamo?

Inquadramento. Nel 1986 l’Italia decide di interrompere bruscamente il proprio percorso legato all’energia nucleare, nel 1999, però, con la creazione di Sogin, viene intrapresa una nuova strada, quella del decommissioning nucleare, smantellando impianti che non erano stati pensati per la loro futura disattivazione e affrontando sfide che allora sembravano insormontabili.  Come vengono trattati i rifiuti radioattivi degli impianti di decommissioning?

I rifiuti radioattivi di un impianto nucleare in decommissioning provengono dalle attività di smantellamento e mantenimento in sicurezza dell’impianto stesso e dalle attività di gestione di questi rifiuti.

La qualità dell’aria in Italia è davvero migliorata durante il lockdown?

Come noto il 31 dicembre 2019, l'OMS China Country Office è stato informato della presenza di casi di polmonite di eziologia sconosciuta, per un totale di 44 pazienti, rilevati nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Con il diffondersi dell’epidemia in Italia, a partire dal 31 gennaio il Governo e diverse Regioni hanno emanato provvedimenti via via più severi per limitare la diffusione del contagio tra la popolazione.

Partire dalla crisi sanitaria per risolvere la crisi climatica

La pandemia Covid-19 fu segnalata all’inizio come un cigno nero, ovvero come un evento a probabilità zero, secondo la ben nota definizione di N.N. Taleb. Niente di più sbagliato, se si considera che avvisaglie di zoonosi virali epidemiche, AIDS, Ebola, MERS, SARS, sono arrivate in continuazione in questi ultimi anni. La definizione di focolai asiatici e africani ci ha spinto alla falsa idea che si trattasse di problemi altrui. Così, i piani pandemici e la medicina territoriale sono stati declassati in tutto l’Occidente.

Ambiente e società: come uscire dal paradosso?

Dall'inizio del 2020 stiamo vivendo un paradosso planetario che potremmo definire socio-ambientale. Da un lato, il mondo viene sconvolto dalla più grave pandemia degli ultimi 100 anni, che sta mettendo in evidenza le vulnerabilità della struttura socio-economica della società in cui viviamo: centinaia di migliaia di decessi; milioni di contagiati; sistemi sanitari al collasso; crisi economiche senza precedenti; distanziamento sociale estremo.

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