::

ARCHIVIO | 130 ARTICOLI

Generazione a carbone: scenari e opportunità nella fase post-COVID

Come tutte le fonti energetiche, anche il carbone si trova a dover fare i conti con un mercato globale dell’energia sconvolto dagli effetti della pandemia da COVID-19. Una situazione inedita, che vede i prezzi del gas ai minimi da decenni, quelli del petrolio che addirittura sono risultati temporaneamente negativi in alcuni mercati e quelli del carbonio che a marzo sono crollati del 45%, per poi recuperare tra aprile e maggio.

Carbone: la pandemia accelera il phase out?

Per capire quale sia il destino del carbone in Europa e che influenza eserciterà su di esso il prezzo dei permessi di emissione, occorre approfondire la situazione su entrambi i fronti prima della diffusione della pandemia. Il 2019 per il carbone è stato un anno decisivo: anzitutto, per la prima volta, ha perso lo scettro di fonte più utilizzata nella generazione elettrica, superato dalle fonti low-carbon.

Carbone e Covid-19: quale futuro per le politiche energetiche di Pechino?

I riflessi della pandemia da COVID-19 e l’interruzione di molte attività economiche ed industriali hanno garantito una flessione consistente delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e un temporaneo sollievo al pressante problema dell’inquinamento atmosferico in Cina. Le stime di Carbon Tracker parlano di una riduzione del 18% delle emissioni nelle sette settimane successive al capodanno cinese (dalla fine di gennaio alla metà di marzo), per un ammontare totale di 250 milioni di tonnellate in meno di CO2.

Partire dalla crisi sanitaria per risolvere la crisi climatica

La pandemia Covid-19 fu segnalata all’inizio come un cigno nero, ovvero come un evento a probabilità zero, secondo la ben nota definizione di N.N. Taleb. Niente di più sbagliato, se si considera che avvisaglie di zoonosi virali epidemiche, AIDS, Ebola, MERS, SARS, sono arrivate in continuazione in questi ultimi anni. La definizione di focolai asiatici e africani ci ha spinto alla falsa idea che si trattasse di problemi altrui. Così, i piani pandemici e la medicina territoriale sono stati declassati in tutto l’Occidente.

Ambiente e società: come uscire dal paradosso?

Dall'inizio del 2020 stiamo vivendo un paradosso planetario che potremmo definire socio-ambientale. Da un lato, il mondo viene sconvolto dalla più grave pandemia degli ultimi 100 anni, che sta mettendo in evidenza le vulnerabilità della struttura socio-economica della società in cui viviamo: centinaia di migliaia di decessi; milioni di contagiati; sistemi sanitari al collasso; crisi economiche senza precedenti; distanziamento sociale estremo.

Dal Covid al Green Deal, perché Cina e Europa sono sulla stessa barca?

Il 22 aprile è stato celebrato il 50° anniversario della Giornata Mondiale della Terra, quest'anno dedicata alla crisi climatica. La partecipazione ai vari eventi, rigorosamente online per via del lockdown, è stata massiccia, segno di una sempre maggiore sensibilità che proviene dal basso. Tuttavia, accanto ad una presa di coscienza collettiva serve uno sforzo da parte del mondo politico ed economico. Secondo Lei quali sono le direttive principali sui cui muoversi e le azioni da intraprendere per una risposta seria?

Pianura Padana: i primi effetti della quarantena sulla qualità dell’aria

Il panorama della quarantena forzata che gli italiani stanno vivendo, se da un lato è il riflesso della crisi sanitaria che il Paese sta affrontando, dall’altro offre spunti di analisi interessanti, specie per quanto riguarda la qualità dell’aria che i cittadini della Pianura padana sono abituati a respirare. Il primo dato che emerge dalle analisi elaborate da un team di esperti del Sistema nazionale di protezione ambientale (SNPA) riguarda il biossido di azoto (NO2), che tra gli inquinanti dell’aria, è quello che più rapidamente risponde alle variazioni delle emissioni e viene prodotto da tutti i processi di combustione, compresi quelli derivanti dal traffico veicolare.

Green Deal Europeo: Messner sull’Everest

Che cos’è il Green Deal europeo? Null’altro che l’atto finale di una storia di difesa del clima iniziata più di venti anni fa. Nel 1996 l’Unione Europea propone un obiettivo di contenimento della temperatura di 2°C: occorrerà attendere venti anni prima che gli altri paesi, con il Paris Agreement, adottino lo stesso traguardo; poi nel 1997 a Kyoto, propone un target di riduzione delle emissioni del 15%, fantascienza per l’epoca.

Il Green Deal, ovvero della difficoltà di separarsi dai fossili (e dalla mucca)

Dice l’Europa che (rispetto al 1990) entro il 2030 dovremo diminuire le nostre emissioni del 55% ed arrivare ad emissioni azzerate entro il 2050. Dice che per questo molto bisognerà investire e lancia per questo un European Green Deal. Che basti quello che prevede di investire, che i soldi si trovino e che gli investimenti siano canalizzati nella direzione giusta è agenda che ha già scatenato letteratura copiosa. Qui giusto qualche nota sul fossile e sulle difficoltà che il Green Deal (o equivalente) potrebbe incontrare.

In un mare di panico la CO2 galleggia

La minaccia Covid-19 alimenta l’ombra della recessione, ma gli operatori sul mercato dei permessi di emissione sembrano essere più lungimiranti.

Appare ormai innegabile come la diffusione del Covid-19 abbia avuto un impatto a 360° sui mercati di tutto il mondo e come nel giro di un paio di mesi siano cambiate le prospettive a medio termine di una lunga lista di settori.

Page 1 of 13 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 »
Execution time: 294 ms - Your address is 18.204.227.117
Software Tour Operator