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I fattori di emissione delle autovetture e degli impianti di riscaldamento: l’analisi di ISPRA

Non è un mistero che i settori trasporto stradale e riscaldamento residenziale contribuiscano in misura rilevante alle emissioni nazionali. Nel 2017, il primo è stato responsabile del 21,6% delle emissioni totali di gas serra, del 46,1% di quelle di ossidi di azoto (NOX) e dell’11,2% e del 9,9% di quelle rispettivamente di particolato PM10 e PM2.5. Il secondo mostra invece un contributo emissivo più basso in termini di gas serra (12%) e di ossidi di azoto (6%) ma ha un impatto molto più forte relativamente al particolato dove raggiunge una quota sul totale nazionale emesso del 57% per il PM10 e del 66,9% per il PM2.5.

Le performance ambientali della filiera degli idrocarburi

Gli idrocarburi, olio e gas naturale, che oggi soddisfano da soli circa il 54% della domanda energetica mondiale, sembrano essere ben posizionati per continuare a coprire un ruolo cardine nel panorama energetico mondiale anche per gli anni a venire. Secondo il principale scenario di lungo termine dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (New Policies Scenario) tale contributo dovrebbe ridursi solo leggermente nei prossimi 20 anni, assestandosi su un valore pari al 53% nel 2040.

Il link tra sostenibilità e innovazione tecnologica nell’Oil&Gas

Lavorare per costruire un futuro in cui tutti possano accedere alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile. Questa in sintesi è la duplice sfida che il settore energetico, e l’industria Oil&Gas in particolare, sta affrontando nell’attuale scenario che prevede un aumento della popolazione mondiale che al 2040 raggiungerà i 9 miliardi di persone. Una sfida che dipende dalla messa in campo di strategie e tecnologie che contrastino il cambiamento climatico legato all’innalzamento della temperatura entro i 2°C a fine secolo, come fissato dagli Accordi di Parigi.

Petrolio e gas made in Italy: identikit di un settore ancora fondamentale

Presidente, il nuovo World Energy Outlook 2018 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia continua ad assegnare un posto rilevante a petrolio e gas nel mix energetico mondiale al 2040, rispettivamente del 28% e del 25% contro il 32% e il 22% di oggi.  Quali sono a suo avviso le ragioni che rendono difficile scalzare il ruolo dominante di petrolio e gas?

Per rispondere a questa domanda occorre innanzitutto identificare in maniera chiara gli obiettivi in campo energetico. La lotta al cambiamento climatico e l’accesso alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile da parte di tutti rappresentano i due target più importanti, strettamente legati tra loro. La riduzione delle emissioni di gas serra, in particolare della CO2, richiede azioni urgenti al fine di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C come declinato nell’Accordo di Parigi (COP21).

Elettrificazione non è sinonimo di decarbonizzazione

A livello mondiale, appare sempre più chiaro che il quadro degli Accordi di Parigi, pur essendo ancora ampiamente disattesi, non sia comunque sufficiente ad offrire una barriera efficace all’aumento della temperatura del globo terracqueo. Le emissioni delle principali nazioni emergenti sono in evidente aumento ed è previsto lo siano ancora nel prossimo decennio.

Nonostante sensibili riserve sull’efficacia di alcune politiche di contenimento emissivo, come ad esempio quella basata sullo schema ETS,

Decarbonizzare la mobilità: il biometano può chiudere il cerchio

Nella transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio diventa cruciale il ruolo delle fonti rinnovabili (FER) anche nel settore dei trasporti, dove, con la Direttiva 2009/28/CE – cosiddetta RED, Renewable Energy Directive – si è fissato un obiettivo obbligatorio e uguale per tutti gli Stati membri del 10% per il 2020. Questo obiettivo è stato di recente aggiornato con la nuova Direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia rinnovabile (RED II), in corso di emanazione: il target di impiego delle FER sale al 14% per il 2030 per il trasporto su strada e ferroviario (sono esclusi i trasporti marittimi ed aerei).

La micro-cogenerazione: uno strumento di flessibilità per il sistema energetico

Le tecnologie legate al gas possono ricoprire un ruolo di fondamentale importanza per quanto riguarda la flessibilità del sistema elettrico. Tra queste vi è senza ombra di dubbio la cogenerazione, ossia la produzione simultanea di elettricità e calore che spesso prende il nome di CHP, dall’acronimo inglese Combined Heat and Power. Il suo utilizzo, ad esempio, permette alle centrali elettriche convenzionali di sfruttare il calore prodotto nella generazione di elettricità, che altrimenti verrebbe disperso attraverso i sistemi di evacuazione.

Sostituire la caldaia tradizionale con un micro-cogeneratore: quali vantaggi?

La cogenerazione, vale a dire la produzione combinata di energia elettrica e calore, è pratica ampiamente diffusa nel nostro Paese: ad esempio nel 2017, ultimo anno su cui abbiamo dati certi, la produzione termoelettrica netta italiana da impianti cogenerativi (106.626,2 TWh) è stata superiore a quella prodotta da centrali che producono solo energia elettrica (93.096,2 TWh). In termini generali, il rendimento complessivo (elettrico lordo + termico) medio degli impianti industriali di cogenerazione è risultato inferiore al 65%, un dato che evidenzia come buona parte del calore potenzialmente recuperabile venga in realtà dissipato.

Micro-cogenerazione a biogas: i tempi sono maturi?

L’evoluzione della generazione distribuita guarda sempre a nuovi modelli; in questi, lo sviluppo della micro-cogenerazione rappresenta un ambito di grande interesse potenziale per le utenze di piccola e media taglia. Molti sono i temi connessi a questo sviluppo: tra tutti spicca quello della modalità di alimentazione green delle installazioni.

A livello mondiale, si registra un enorme sviluppo di impianti di micro-cogenerazione alimentati a biogas soprattutto localizzati in aree rurali:

Il micro-cogeneratore TOTEM: efficienza, sostenibilità e risparmio

Asja Ambiente Italia da oltre 20 anni costruisce e gestisce impianti a fonti rinnovabili (sole, vento e biogas) e ora anche infrastrutture per la produzione di biometano da rifiuti organici. Inoltre, nella convinzione che il futuro dell’energia sarebbe stato sempre più legato all’efficienza e alla generazione distribuita, nel 2015 Asja ha lanciato sul mercato la gamma di micro-cogeneratori TOTEM 2.0, progettati e realizzati nello stabilimento produttivo di Rivoli, nella prima cintura di Torino.

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