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Smart mobility: la partita si gioca nelle città (e non è facile da vincere)

Centri urbani, tecnologia, sfide di mercato. La transizione verso una mobilità realmente sostenibile passa attraverso una serie di nodi cruciali. Quali sciogliere per primi e come arrivare al famoso bandolo della matassa? Ne abbiamo parlato con Umberto Bertelè, professore emerito di Strategia e presidente degli Osservatori Digital Innovation al Politecnico di Milano.

Sempre più spesso i centri urbani vengono indicati tra i protagonisti della transizione verso la mobilità sostenibile. È davvero così? Si tratta di un terreno di gioco ideale?

La crisi del downstream e chi fa finta di non vederla

Esiste ormai una sorta di unanimismo crescente intorno ad una visione acritica e superficiale di ambientalismo “nostrano”, che ritiene che una spruzzata di vernice dalle cento sfumature di verde sia la soluzione dei giganteschi problemi ambientali a livello mondiale. È il risultato della trasformazione dei movimenti ambientalisti in forme elitarie e spesso lobbistiche, che ha finito per staccarlo dal legame con gli obiettivi realistici del miglioramento dei processi produttivi sostenibili, per relegarlo in una sfera di aspirazioni autoreferenziali ed ideologiche, a volte, facilmente strumentalizzabili da forze economiche e politiche di parte.

I biocarburanti e l’innovazione per la riduzione dell’impatto ambientale nei trasporti

Il settore dei trasporti sta vivendo una rapida accelerazione verso la decarbonizzazione, sia a livello globale che europeo. Alcune forme di trasporto, aeronautico o marittimo, sono per loro stessa natura a carattere prevalentemente globale, pur avendo delle componenti “regionali” altrettanto rilevanti. Le policy di sostenibilità e le relative norme di regolamentazione vengono quindi elaborate in contesti più ampi e complessi della sola Unione Europea, peraltro a sua volta già notevolmente articolata.

Cibo ed energia: le rinnovabili al centro della questione africana

Secondo le previsioni del Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (UNDESA), il continente africano contribuirà a più della metà della crescita della popolazione mondiale tra il 2019 e il 2050. Il miliardo di africani che vivono a sud del deserto del Sahara duplicherà e le zone urbane assorbiranno verosimilmente gran parte del boom demografico, ponendo un serio problema non solo d’ordine sociale ma anche e soprattutto di carattere economico.

Una riflessione sul purpose

Quando 181 CEO delle principali imprese americane decidono che è venuto il momento di riflettere sul ruolo dell’impresa nella società, vuole dire che i tempi sono finalmente maturi per un cambio di direzione. La loro firma in calce al nuovo “Statement on the purpose of a corporation” dell’agosto 2019 rappresenta l’apice di un movimento che da qualche anno si riconosce attorno al concetto di purpose.

Si tratta dell’ultima iniziativa tra molte, quali ad esempio The Purpose of the Corporation Project della Cass School of Business che ha previsto una serie di roundtable con 260 corporate leader per identificare il purpose della corporation.

L’uomo al centro dell’intelligenza artificiale, per un nuovo equilibrio fra purpose e tecnologia

Sempre più imprese si rivolgono all’intelligenza artificiale (IA), ma è importante che questo avvenga dentro una prospettiva strategica chiara, che non rincorre l’innovazione tecnologica fine a se stessa ma la utilizza per servire il purpose delle persone e delle aziende e la trasforma in un fattore reale di creazione di valore.

Tutto questo non è scontato perché per anni la tecnologia è sembrata un valore in quanto tale.

L’impresa di seminare bellezza

Sono nato nella campagna marchigiana, nel crocevia di tre abbazie importanti della cultura benedettina (S. Elena, S. Romualdo e S. Urbano), da una famiglia di agricoltori. Il patrimonio culturale dei monaci benedettini e quello familiare delle origini contadine hanno determinato il modello e i valori dell’impresa che ho fondato con mia moglie Graziella. In qualche modo il “purpose”, lo scopo più alto del fare impresa si origina e si alimenta proprio da queste radici.

Business e purpose, la strategia di Hera

Il dibattito sulle organizzazioni orientate al purpose si sta progressivamente allargando, anche grazie agli input provenienti dalla comunità finanziaria. Qual è la sua opinione in materia? Si tratta di una diffusa operazione di marketing o stiamo assistendo a qualcosa di più serio e profondo?

Credo sia importante evitare le generalizzazioni, analizzando ogni caso a partire dalle sue specificità. Le metriche oggi disponibili in materia di rendicontazione, peraltro, sono molto raffinate e quindi - al di là degli obblighi di legge - chi vuole raccontare con trasparenza il proprio impegno ha tutti gli strumenti per farlo.

Perché l’idrogeno?

L’idrogeno è un vettore energetico che può giocare un ruolo chiave nella decarbonizzazione dei sistemi energetici e di conseguenza nella transizione energetica delle nostre società. Dopo diversi ‘start-and-stops’, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) sottolinea, in un recente report dedicato all'idrogeno, che le condizioni sono ora favorevoli affinché l’idrogeno si riaffacci nuovamente sulla scena del sistema energetico mondiale. Analizziamo qui di seguito opportunità e criticità.

Liberare il potenziale dell'idrogeno

Il quadro 2030 per il clima e l'energia dell'UE, rivisto al rialzo nel 2020, fissa obiettivi ambiziosi. I target minimi stabiliti dal piano sono la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, il raggiungimento di una quota del 32% nell’utilizzo delle energie rinnovabili e il miglioramento del 32,5% dell'efficienza energetica.

Le industrie e il settore dei trasporti (su gomma, rotaie, marittimo) dovranno affrontare un compito impegnativo nel decidere quale delle molte opzioni consentirà di raggiungere questi obiettivi,

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