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MERCATO ELETTRICO | 46 ARTICOLI

Come hanno reagito i sistemi elettrici europei al lockdown?

Tra le diverse e variegate ripercussioni che il lockdown da poco concluso ha avuto sulla vita sociale ed economica dei maggiori paesi europei, vi sono senz’altro le ricadute sui rispettivi sistemi elettrici. Il tentativo di analisi cominciato la scorsa settimana sul blog della Rivista Energia si pone come scopo proprio quello di verificare gli effetti di breve periodo dello shock di domanda inferto dal lockdown sul funzionamento dei sistemi elettrici e dei mercati all’ingrosso. Siamo di fronte a uno stress test reale e quindi a un caso più unico che raro in economia.

Italia: nel sistema elettrico post-Covid più spazio per le rinnovabili

Il crollo della domanda elettrica connesso al lockdown italiano ha innescato un effetto domino che si è trasferito lungo il sistema: aumento della penetrazione delle rinnovabili, depressione dei prezzi, incremento dell’approvvigionamento di servizi di dispacciamento (non solo dagli impianti convenzionali). Di fatto, un’anticipazione di molti degli elementi che caratterizzano un sistema decarbonizzato.

Coronavirus: la Germania fa il pieno di rinnovabili ma non esulta

Ad aprile la crisi generata dalla diffusione del coronavirus ha sottoposto i sistemi elettrici di tutti i paesi europei a uno stress test non preventivato, fornendo interessante materiale di approfondimento per gli analisti. Il caso della Germania, in particolare, ha destato interesse per via della sua peculiarità. Se da un lato, infatti, il blocco di gran parte delle attività produttive ha determinato un calo della domanda di energia elettrica, e con essa un significativo calo delle emissioni di CO2, dall’altro, nello stesso arco di tempo l’avvicendarsi di giornate soleggiate e ventose ha determinato una marcata produzione di energia rinnovabile.

UK: l’elettricità alle prese con prezzi negativi e tariffe flessibili

Durante il lockdown imposto per contenere la diffusione della pandemia, il sistema elettrico britannico è stato interessato da una drastica riduzione dei consumi e da un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili che ha determinato prezzi negativi e posto l’accento sull’importanza di tariffe flessibili. Lato domanda, il fatto che una grossa porzione della popolazione sia dovuta rimanere a casa senza recarsi al lavoro ha determinato un aumento dei consumi domestici, anche se quest’ultimo è stato più che compensato dalla riduzione della domanda da parte di industria e servizi.

Il settore elettrico francese al tempo del Covid

L'epidemia da coronavirus e le conseguenti misure di contenimento hanno avuto un impatto significativo su tutti i sistemi elettrici europei, con un calo dei consumi e un crollo dei prezzi sul mercato all'ingrosso nel breve termine e tante incognite future. In Francia, alla riduzione dei ricavi per i produttori di elettricità si è aggiunto un nuovo braccio di ferro tra EDF e i suoi competitor. Sebbene gli arbitrati non siano ancora conclusi sembra ormai palese che la crisi assesterà un duro colpo al processo di liberalizzazione del settore elettrico attualmente allo studio che prevede la riforma dello statuto di EDF e l’accesso a prezzi regolamentati all’elettricità generata dalle centrali nucleari.

Nessuno sconto sulle bollette: e adesso?

L’emergenza Covid-19 detta le regole della nuova quotidianità per il nostro Paese: è per far fronte a quella che ha recentemente assunto i caratteri di una pandemia globale che il Governo italiano ha varato nei giorni scorsi il decreto-legge c. d. “Cura Italia” (DL n. 18 del 17 marzo 2020). In particolare, l’articolato è primariamente volto a disegnare un insieme coeso e coerente di misure di sostegno a famiglie ed imprese, al fine di mitigare gli effetti economici dell’emergenza. Sono infatti molti i nuclei familiari e gli operatori di mercato costretti a pagare il prezzo altissimo in termini di (in-)sostenibilità socio-economica, oltre che sanitaria, della crisi.

La fine della Maggior Tutela: avanti, piano

“Le parole: «a decorrere dal 1° luglio 2020» sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dal 1° gennaio 2022»”: così – con la tipica agilità di un Milleproroghe – il Parlamento ha ufficialmente posticipato la fine della Maggior Tutela. Non è il primo rinvio - la Legge 108/2018, modificando la Legge 124/2017, aveva spostato la fine della Maggior Tutela dal 1° luglio 2019 al 1° luglio 2020 - ma sarà l’ultimo? Non è facile esprimere certezze in relazione ad una riforma che pizzica molte corde sensibili e che si presta a molteplici piani di discussione.

Diteci se questa liberalizzazione “s’ha da fare”

30 giugno 2015 per il gas e per le sole imprese del settore elettrico, e 30 giugno 2016 per i domestici. Erano queste le prime date inserite nel disegno di legge 2085, il cosiddetto “Ddl concorrenza”, diventato legge solo nell’agosto 2017, curato dal Governo Renzi, col Ministro Guidi prima e con Calenda poi. Queste date sono cambiate tre volte prima dell’approvazione definitiva della Legge e anche la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non ha impedito il posticipo cronico dei governi successivi. In particolare, l’ultima proroga, che vedrà la luce in questi giorni, addirittura sposta tutto in avanti di due anni: gennaio 2022.

Il consumatore merita chiarezza: il punto di vista di Federconsumatori

Oggi viviamo in un contesto in cui l’energia, la sua produzione ed il suo consumo sono diventati un tema cruciale, a maggior ragione alla luce delle recenti tensioni internazionali. Per questo appare quanto mai necessario consentire ai cittadini di capirne i cambiamenti e permettere loro di effettuare scelte consapevoli, motivate e mirate.

È stato confermato, con un correttivo inserito nel maxi-emendamento alla Legge di Bilancio 2020, l’ennesimo slittamento dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2022 della fine del mercato tutelato, creando così sempre maggiore confusione tra i cittadini utenti.

Regno Unito: il ritorno delle tariffe regolamentate?

Nel Regno Unito, i prezzi dell'energia sono stati nell'occhio del ciclone per un certo periodo di tempo. Le settimane che hanno preceduto le elezioni del giugno 2019 hanno visto entrambi i partiti politici promettere di non modificare i cosiddetti price cap a beneficio dei consumatori. Ciò ha allarmato parecchi analisti ed economisti energetici, poiché questi cap potrebbero, secondo molti, reprimere la concorrenza e disincentivare l’entrata di nuovi attori nel mercato.

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