MERCATO ELETTRICO | 84 ARTICOLI
L’individuazione di una data certa per la cessazione del regime di maggior tutela, stabilita inizialmente dalla Legge Concorrenza al primo luglio 2018 e poi definitivamente fissata al prossimo luglio del 2020, interviene in un mercato italiano della vendita retail di energia elettrica che, a quasi dodici anni dalla sua apertura, è ancora molto poco concorrenziale.
E’ ormai da anni che il dibattito sulla possibile fine dei mercati di tutela per l’elettricità ed il gas e la completa apertura al mercato libero è aperto. Un emendamento al decreto Milleproroghe n. 91/2018, approvato in Commissione Affari Istituzionali del Senato, ha fatto slittare al 1° luglio 2020 lo stop definitivo al regime di maggior tutela (inizialmente previsto per il 1° luglio 2019 dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124) ma ancora, ad oggi, non sono state definite le modalità operative e non sono stati fugati i dubbi sulle conseguenze che questo cambiamento epocale potrà avere sulle tasche, e le vite, di milioni di persone.
Leggendo la sua carica aziendale la prima cosa che viene da pensare è che si tratta di uno di quegli ambiti che solo una decina di anni fa le aziende non prendevano in considerazione mentre ora, specie per le più lungimiranti e innovative, è parte integrante del business. Potrebbe spiegarci brevemente che cosa significa essere a capo dell’area Digital e IT di Falck Renewables e perché le imprese, in ogni comparto, stanno investendo nel digitale?
La trasformazione digitale è un fenomeno ormai da tempo dirompente all’interno di tutti i settori, da quello consumer, più tradizionale, fino all’industria, dove l’impatto organizzativo è ancora più significativo poiché si rende necessaria una completa e profonda revisione dei processi primari.
Nei prossimi anni il settore elettrico in Europa dovrà affrontare tre sfide fondamentali. Primo, l’introduzione di generazione a bassa intensità carbonica, come ad esempio l’energia eolica e solare, che avrà una produzione variabile e sarà meno flessibile nel reagire a cambiamenti della domanda. Secondo, i profili della domanda subiranno mutamenti, specie con l’introduzione di forme altamente elettrificate di trasporto e di riscaldamento che potrebbero esasperare il fabbisogno di elettricità nei periodi di picco. Terzo, la fornitura di capacità nei periodi di picco sarà messa a dura prova dall’invecchiamento degli impianti per la produzione di energia.
La domanda finale di energia è stata storicamente considerata una variabile importante ma di fatto passiva nelle riforme dell’industria elettrica, che si sono succedute nel secolo scorso dagli anni ’80 in poi. L’attenzione si è di solito concentrata sull’offerta e i decisori politici hanno spesso pensato che promuovere la concorrenza fra i produttori di energia fosse il modo migliore per ridurre i costi del servizio energetico. Analogamente, la promozione delle fonti rinnovabili è stata generalmente considerata il modo migliore per raggiungere la decarbonizzazione e migliorare così la sostenibilità ambientale del settore.
Il demand side management – oggi più spesso indicato come demand response – non è certo una novità, ma fra le ricadute della rivoluzione collegata all’ICT (Information and Communications Technology) c’è anche la possibilità di tradurre in realtà il controllo attivo della domanda di energia teorizzato nei decenni passati. Domanda energetica peraltro sempre più connessa con la generazione diffusa. Questo da un lato aggiunge un grado di complessità ulteriore al sistema elettrico, che pone anche una sfida dal punto di vista regolatorio, dall’altro offre nuove opportunità agli utenti finali di cercare un prezzo di approvvigionamento energetico più basso, agendo sul mix di gestione carichi, generazione e acquisto.
L’evoluzione delle tecnologie, la convergenza e l’integrazione delle network industries (energia, trasporti, telecomunicazioni), nonché la spinta delle politiche per la sostenibilità e il clima, abbinata al cambiamento degli stili di vita e di consumo, aprono nuove e sostanziali prospettive lungo le diverse fasi della catena del valore della filiera energetica e abilitano nuove soluzioni integrate e “intelligenti” per ottimizzare le risorse e generare vantaggi di sistema.
Spesso il concetto di Demand Response, così come quello di Smart Consuming, appaiono vaghi e lontani dalla vita dei cittadini italiani. Ci spiegherebbe perché non è così? E perché proprio in questo momento è diventato un tema così attuale?
Tutti noi abbiamo ormai uno smartphone in tasca. Una cosa impensabile fino a qualche anno fa. In analogia, anche chi consuma energia può oggi fare cose che non sembravano possibili fino a dieci anni fa.
A fine giugno, l’aggiornamento tariffario per il terzo trimestre deciso dall’ARERA ha visto un sensibile incremento della spesa per la materia energia, giustificato dall’aumento fino a quel momento registrato del prezzo del gas e dalle aspettative di continuità del trend rialzista anche per i mesi estivi.
I risultati più recenti del mercato elettrico hanno confermato, e anzi superato, tali aspettative. La transizione stagionale ha trascinato il PUN da un intorno di 50 €/MWh di primavera fino a quasi toccare i 70 €/MWh in pieno agosto: a partire dal mese di aprile, difatti, i prezzi all’ingrosso del mercato elettrico italiano hanno visto una crescita pressoché lineare a passi di 4-5 €/MWh su base mensile.
Nell’estate che sta volgendo al termine, l’allentamento della morsa del caldo e il rincaro dei prezzi energetici sembrano aver evitato le prevedibili tensioni sul sistema elettrico causate da limitazioni alla produzione di energia nucleare proveniente dalla Francia. Del resto, la stagione estiva è spesso delicata per il sistema energetico di un Paese come il nostro, dipendente dalle importazioni di combustibili fossili per soddisfare i picchi di domanda e con regioni in perenni condizioni di scarsità idrica.