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MERCATO ELETTRICO | 13 ARTICOLI

Il caldo e i prezzi dell’energia: le cause dei rialzi estivi

A fine giugno, l’aggiornamento tariffario per il terzo trimestre deciso dall’ARERA ha visto un sensibile incremento della spesa per la materia energia, giustificato dall’aumento fino a quel momento registrato del prezzo del gas e dalle aspettative di continuità del trend rialzista anche per i mesi estivi.

I risultati più recenti del mercato elettrico hanno confermato, e anzi superato, tali aspettative. La transizione stagionale ha trascinato il PUN da un intorno di 50 €/MWh di primavera fino a quasi toccare i 70 €/MWh in pieno agosto: a partire dal mese di aprile, difatti, i prezzi all’ingrosso del mercato elettrico italiano hanno visto una crescita pressoché lineare a passi di 4-5 €/MWh su base mensile.

La domanda estiva di energia elettrica tra rischi climatici e interdipendenza

Nell’estate che sta volgendo al termine, l’allentamento della morsa del caldo e il rincaro dei prezzi energetici sembrano aver evitato le prevedibili tensioni sul sistema elettrico causate da limitazioni alla produzione di energia nucleare proveniente dalla Francia. Del resto, la stagione estiva è spesso delicata per il sistema energetico di un Paese come il nostro, dipendente dalle importazioni di combustibili fossili per soddisfare i picchi di domanda e con regioni in perenni condizioni di scarsità idrica.

Francia: quando anche le centrali nucleari sentono caldo

Con 58 reattori nucleari ad acqua pressurizzata, ripartiti su 19 centrali e una capacità installata di 63,13 GW, nella classifica mondiale il parco nucleare francese è secondo solo a quello degli Stati Uniti. Il gestore della rete francese RTE riporta che nel 2017 le centrali nucleari hanno prodotto 379,1 TWh, equivalenti al 71,6% della produzione totale di elettricità nell’Esagono. La produzione del 2017 è stata in calo dell’1,3% rispetto all’anno precedente, a causa del blocco forzato di diverse unità nei primi mesi dell’anno, di diversi problemi di sicurezza e manutenzione, nonché per via dei controlli sul tasso di carbonio effettuati dall’Autorità di Sicurezza Nucleare francese. La produzione annuale in media si attesta sui 400 TWh.

Il nucleare schiacciato da scetticismo e rinnovabili

Alla prova della storia, l’atteso grande sviluppo industriale del nucleare civile – che il Presidente americano Dwight D. Eisenhower aveva prospettato nel famoso discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite “Atoms for Peace” l’8 dicembre 1953 – non si è mai avverato: rimanendo un fenomeno circoscritto in termini quantitativi, temporali, spaziali, anche se in nove delle dieci maggiori potenze mondiali la tecnologia nucleare diveniva componente più o meno essenziale del mix energetico.

Cosa dice il World Nuclear Industry Status Report?

Una fotografia di quanto avvenuto in tutto il mondo nell’anno 2017 sul fronte dell’energia nucleare è sintetizzato nel World Nuclear Industry Status Report: 4 avvii di reattori (12 in meno rispetto al previsto); 3 spegnimenti; 4 costruzioni di reattori avviate; 2 costruzioni di reattori abbandonate; la bancarotta di Westinghouse; il salvataggio e la chiusura di Areva; una notevole pressione finanziaria ed economica sugli operatori nucleari. Globalmente, operano 405 reattori (1 in meno di un anno fa), 52 in costruzione (3 in meno). Cinque nuovi reattori sono stati disattivati a lungo termine e 3 sono stati fatti ripartire.

Le ragioni dell’aumento dei prezzi dell’energia elettrica in Italia nel 2017

L’aggiornamento delle condizioni economiche dei consumatori in Maggior Tutela deliberato dall’Autorità il 28 dicembre 2017 ha provocato diverse reazioni, politiche e non, che hanno criticato l’operato del regolatore, responsabile – a dire di alcuni negazionisti delle ragioni del mercato – di aver reso più onerosa l’energia elettrica per le famiglie italiane.

La nostra Autorità, tuttavia, ha solo formalizzato qualcosa di cui tutti dobbiamo prendere atto: nell’ultimo trimestre i prezzi di mercato sono aumentati in misura sostanzialmente coerente con il trend del PUN di tutto l’anno 2017 che, rispetto all’anno 2016, è cresciuto in termini tendenziali del 27%.

Nucleare francese: i possibili effetti sul mercato elettrico italiano

La generazione elettrica francese è fortemente dipendente dall’utilizzo delle centrali nucleari che garantiscono il 75% dell’energia elettrica generata. Tale situazione è il risultato di politiche energetiche attuate sul finire degli anni ‘70 in risposta alle crisi petrolifere di quel periodo. In virtù di tali politiche, il parco di generazione elettrica francese è risultato essere molto più competitivo rispetto a quello italiano, largamente basato su impianti alimentati a gas naturale (es. CCGT) e ha garantito alla Francia un export costante di energia elettrica verso l’Italia, creando così una dipendenza diretta tra i due mercati.

La penuria idroelettrica e l’impatto sui prezzi dell’elettricità

Rispetto al 2016, l’anno che si è appena concluso ha presentato un conto più salato agli acquirenti di energia all’ingrosso. I dati sul mercato del giorno prima mostrano differenziali di prezzo PUN spesso dell’ordine di 10 €/MWh tra il 2017 e il 2016, con una punta di circa 25 €/MWh nel gennaio 2017.

In superficie, l’incremento del PUN nell’ultimo anno è solo uno dei possibili risultati del gioco di domanda e offerta, tra l’impennata di importazioni dalla Francia a partire dalla fine del 2016 e la penuria di energia idroelettrica nel corso dell’anno.

Se il deficit francese incontra l’overcapacity italiana

Tra ottobre e dicembre, i mesi in cui il deficit di produzione nucleare francese è stato finora più acuto, le centrali termoelettriche italiane hanno lavorato molto più che negli anni passati, grazie alle minori importazioni da compensare e alle maggiori esportazioni. E nei prossimi anni il parco nucleare della Francia non andrà certo ringiovanendo. Per questo molti si sono domandati se il caso francese non costringa a riconsiderare la condizione di sovraccapacità del sistema elettrico italiano e le misure approntate per fronteggiarla.

La strategicità del nucleare per la Francia

Negli anni ‘60, la Francia ha scelto il nucleare come fonte principale per la produzione di elettricità. Due le ragioni chiave alla base di questa decisione: l’indipendenza energetica e l’assenza di consistenti emissioni in atmosfera. L’implementazione di questa scelta ha fatto sì che, a partire dagli anni ‘90, la nazione si posizionasse ai primi posti in Europa, se non nel mondo, in termini di contenimento delle emissioni di CO2: considerando tutte le fonti di produzione, queste risultavano inferiori a 6 tonnellate l’anno per abitante. Un risultato che ha portato la Francia ad essere citata come esempio da seguire durante la stesura del Protocollo di Kyoto nel 1997, in occasione della III Conferenza delle Parti (COP3). 

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