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ARCHIVIO | 12 ARTICOLI

Di più con meno o di più con più?

Il premio Nobel dell’economia Robert Solow nel commentare il termine sostenibilità ebbe ironicamente a scrivere: “the less you know about it, the better it sounds”, meno ne sai più suona bene, tanto era vago il significato che poteva trarsi dalle sue mille definizioni. Temo che lo stesso possa dirsi di un altro concetto entrato a pieno titolo nel vocabolario energetico-ambientale: quello dell’economia circolare. Un modello di sviluppo, si sostiene, alternativo a quello dell’economia lineare (dall’estrazione di materie prime allo smaltimento dei rifiuti) in grado di riutilizzare le risorse impiegate sino a rigenerarsi da solo così che, all’estremo, non sarà più necessaria alcuna attività estrattiva né si produrranno più rifiuti.

COP: inutili e fallimentari

Prima di esprimere una qualsiasi valutazione sugli esiti della Conferenza delle Parti (COP), la numero 25, tenutasi a Madrid dal 2 al 13 dicembre (ed oltre) con la partecipazione ufficiale di 197 delegazioni ed oltre 26.000 persone (quelle effettive erano molte di più), è opportuno tener conto del ruolo che a questo organismo le fu assegnato.

Le COP vengono istituite con l’United Nations Conference on Environment and Development (UNCED), l’Earth Summit tenutosi a Rio de Janeiro dal 2 al 14 giugno 1992 che porterà alla firma da parte di 154 Stati poi saliti a 197 del Trattato denominato “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici” (UNFCCC) entrato in vigore il 21 marzo 1994. 

È troppo tardi per invocare la rinascita nucleare

In improvvida coincidenza con la serie Chernobyl, che ripercorre la tragedia del 1986, riscuotendo i più alti indici di ascolto di sempre, l’Agenzia di Parigi ha riaperto il dossier nucleare con la domanda: “Can we achieve a clean energy transition without nuclear power?”. Del tutto pleonastica essendovi già nel titolo – Nuclear Power in a Clean Energy System – la risposta: no.

Distribuzione carburanti: settant’anni in cifre

Oggi la benzina è rincarata è l’estate del quarantasei, un litro vale un chilo di insalata, ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto che comodità! Sulla Topolino amaranto, dai siedimi accanto che adesso si va”. Le parole di Paolo Conte rendono plasticamente conto di quel che per gli italiani significava negli anni del dopo-guerra – nei favolosi anni del miracolo economico – la ‘conquista’ sociale dell’automobile.

Nell’Italia contadina del 1949, col 40% di addetti in agricoltura (6% a fine secolo), possedere un’automobile era un lusso per pochi.

Piano Energia e Clima: per programmare serve credibilità

Il Vocabolario Treccani definisce il termine strategia come “La tecnica di individuare gli obiettivi generali di qualsiasi settore di attività pubbliche e private, nonché i modi e i mezzi più opportuni per raggiungerli”. Una definizione che ben si adatta a quel che si indica come ‘Strategia Energetica Nazionale” (SEN): documento programmatico in cui le autorità pubbliche fissano gli obiettivi di interesse generale (sicurezza, sostenibilità, competitività) che si dovrebbero perseguire in campo energetico-ambientale e, insieme, i modi/mezzi per conseguirli.

Petrolio: una pericolosa illusione

A dispetto dei prematuri necrologi e de profundis, il petrolio è tornato al centro della scena internazionale e lo resterà per molto, condizionando le economie, la geopolitica e le alleanze internazionali (vedi nuovo asse Riad-Mosca), le politiche interne (vedi proteste dei gilet gialli in Francia). La congiuntura 2018 ha visto - lungo una retta ascendente (circa +35% sul 2017) - 4 mini shocks di prezzi: 2 al rialzo e 2 al ribasso. A determinarli, più delle dinamiche reali è stato il gioco delle aspettative con due contrapposti timori, lato offerta e lato domanda.

La centralità del petrolio nello scenario energetico mondiale

Nonostante i prematuri necrologi e a dispetto di chi lo ritiene prossimo alla fine, il petrolio è tornato al centro dello scenario economico e politico internazionale. Il 17 maggio 2018 il suo prezzo ha superato gli 80,0 doll/bbl, riportando l’orologio del mercato al 12 novembre 2014, in pieno contro-shock. Da un anno in qua, i prezzi sono aumentati di circa il 60%; da inizio 2018 del 20%. Per due ragioni.

La sconfitta dei profeti di sventura?

I primi dati sull’annata energetica 2017 dipingono un quadro molto diverso da quel che era auspicabile accadesse dopo-Parigi. In sintesi: i consumi energetici hanno segnato un sensibile aumento del 2,1%, coperto per circa i tre quarti dalle fonti fossili e per un quarto scarso dalle rinnovabili; la domanda elettrica è sì cresciuta del 3,1%, quindi più di quella energetica, ma nei paesi avanzati l’aumento è stato molto più basso di quel che ci si aspettava (+1%); i miglioramenti dell’efficienza energetica hanno segnato una forte contrazione (1,7% vs. 2,3% nel precedente triennio). Amara conclusione: le emissioni di anidride carbonica, dopo un triennio di stabilizzazione, hanno ripreso a crescere, dell’1,4% a livello mondiale, segnando un nuovo massimo storico di 32,5 miliardi di tonnellate.

Il nucleare schiacciato da scetticismo e rinnovabili

Alla prova della storia, l’atteso grande sviluppo industriale del nucleare civile – che il Presidente americano Dwight D. Eisenhower aveva prospettato nel famoso discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite “Atoms for Peace” l’8 dicembre 1953 – non si è mai avverato: rimanendo un fenomeno circoscritto in termini quantitativi, temporali, spaziali, anche se in nove delle dieci maggiori potenze mondiali la tecnologia nucleare diveniva componente più o meno essenziale del mix energetico.

Quello che la SEN non dice

Qualunque documento programmatico che miri ad avere valore strategico, come si sostiene per la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che si va elaborando, dovrebbe rispondere ad alcune condizioni.

Primo: fissare obiettivi di lungo termine che il Governo e Parlamento reputino di interesse generale e gli strumenti per conseguirli. Secondo: reggere al mutare delle dinamiche di mercato per loro natura contingenti e temporanee. Terzo: essere impermeabili al variare delle maggioranze politiche. In assenza di queste condizioni ogni strategia perde di credibilità non potendo certo costituire base di riferimento per decisioni d’impresa che necessariamente si proiettano in un arco di tempo di lungo periodo.

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