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Il conflitto in Ucraina rivitalizzerà i programmi europei per l'energia nucleare?

Le emissioni di gas serra rilasciate dal gas naturale costituiscono ormai da tempo un forte incentivo a ridurne i consumi. Tuttavia, i forti aumenti dei prezzi registrati nel 2021 e l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 hanno reso il gas naturale una fonte costosa e insicura, incentivando ancora di più una sua sostituzione con fonti di energia più pulite, più economiche e più sicure. In questo quadro si inseriscono le proposte dei sostenitori dell'energia nucleare che ambiscono a una rapida espansione dell’atomo come risposta politica alla crisi attuale.

Cosa ne sarà del nucleare in Europa?

L'energia nucleare in Europa sembra essere a un bivio. La maggior parte della capacità esistente è prossima (o giunta) a scadenza e i nuovi progetti sono ostacolati da costi elevati e difficoltà di finanziamento. Come se non bastasse, il terreno di scontro nell’Unione europea è inoltre, alimentato dal dibattito sul criterio di "nessun danno significativo" che una volta risolto potrebbe portare il nucleare ad essere considerato nella Tassonomia UE sulla finanza sostenibile, con ricadute positive in termini di accesso ai finanziamenti.

Prospects for the nuclear industry

Orders for new nuclear power plants have been in short supply for more than 30 years. This is despite a number of predictions that a renaissance in ordering, driven by new lower cost nuclear technologies and the need to replace fossil fuel generation with lower-carbon generation. With the majority of the world’s reactor near or beyond their design life and despite life-time extensions being allowed in some countries, the prospect is that nuclear capacity will begin to decline sharply as existing reactors are retired and are not replaced by new ones.

Chi investe ancora nel nucleare?

Nonostante i proclami di una rinascita nucleare, dettati dalla disponibilità di nuove tecnologie a basso costo e dalla necessità di rimpiazzare i combustibili fossili con una generazione elettrica low-carbon, gli ordini di nuove centrali nucleari scarseggiano. E non da oggi ma da 30 anni a questa parte. Con la maggior parte dei reattori prossimi al fine vita, se non già oltre, e nonostante le proroghe concesse in alcuni paesi, si prospetta un consistente calo della capacità di produzione elettrica da nucleare nei prossimi anni.

L’energia nucleare in Europa: tra estensioni e (pochi) nuovi ordini

Attualmente, i paesi europei che ospitano centrali nucleari sono 15. Al primo posto si colloca la Francia con 58 reattori, rappresentando circa la metà della capacità nucleare installata in Europa; seguono, ad una certa distanza, il Regno Unito con 15 unità e la Svezia con 10. La produzione dei singoli paesi varia inevitabilmente di anno in anno, specie in funzione dell’età del parco nucleare: man mano che passa il tempo, i reattori richiedono importanti interventi di manutenzione e di upgrade. Non stupisce quindi che nel 2015 si sia registrato un calo produttivo rispetto al 2014, nonostante il numero di reattori attivi sia rimasto pressoché lo stesso. 

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