Numero 119 - La nuova Europa e le politiche sul clima

04 giugno 2019

Analisi

Energia e Clima: nuova Europa, vecchie sfide

Nelle recenti elezioni europee, a livello aggregato, non ci sono stati né chiari vincitori né sconvolgimenti epocali: l’Unione europea ha ancora una posizione centrista. Il Partito popolare (PPE o EPP) e i Socialisti (S&D), pur perdendo dei seggi (rispettivamente 38 e 34 in meno rispetto alla situazione in Parlamento a fine legislatura), si confermano le due compagini principali dell’Europarlamento, potendo sostanzialmente continuare il lavoro iniziato nel 2014. Tuttavia, avranno bisogno di un altro partito in coalizione.

Approfondimento

L’UE e il paradosso della sostenibilità, ovvero non entri chi non conosce la geometria

Di certo, qualora vi fosse un'area di leadership che l'Unione Europea, tra le mille astenie e divisioni interne, può vantare, essa è rappresenta dalle policy a favore dell'ambiente e della sostenibilità. Da Kyoto in poi la sua azione a favore di vincoli stringenti alla riduzione delle emissioni è stata continua. Lo stesso target dei 2° C, fulcro dell'Accordo di Parigi, è stato proposto dall'Unione Europea nel lontano 1996. In altri termini, ci sono voluti 20 anni prima che gli altri paesi si allineassero all'Europa. Ciò che si evince studiando target, strategie e documenti della UE è che essa crede con fermezza nell'eden della sostenibilità.

Approfondimento

A quando una carbon tax europea?

Se si chiede a un economista quale sia il miglior modo per combattere i cambiamenti climatici quasi certamente risponderà: introducendo una tassa sulle emissioni di anidride carbonica (la cosiddetta “carbon tax”). E se gli si chiede il perché, risponderà: perché questo è il modo più efficiente per ridurre le emissioni in quanto non si sceglie né chi né come ridurle, ma tutti gli “inquinatori”, dovendo pagare una imposta, ridurranno le loro emissioni fino a quando il costo per abbattere l’emissione dell’ultima tonnellata di CO2 uguaglia il valore della tassa unitaria da pagare.

Approfondimento

Brexit: implicazioni ambientali ed energetiche

La resa dei conti sulla Brexit è rimandata al 31 ottobre, ma l’impasse sembra essere di sempre più difficile risoluzione, aggravata peraltro dalle dimissioni di Theresa May e dal conseguente risiko interno al debolissimo partito conservatore e a Downing Street. Sullo sfondo, la persistente e forte spaccatura tra Brexiteers e non, esito prevedibile del voto inglese alle recenti elezioni europee. A tre anni dal referendum, questo nuovo rinvio potrà ancora tradursi in un accordo (come e quando non è dato sapere), concludersi col tanto temuto “no deal”, oppure sfociare in un secondo referendum.

Approfondimento

Il ruolo dell’Italia nella partita energetica europea

Opportunità e vincoli geopolitici suggeriscono da tempo all’Italia di intraprendere le necessarie misure economico-industriali e diplomatiche che potrebbero farne, come spesso si è sentito, uno dei principali hub del gas naturale per l’intero continente europeo. Le opportunità risiedono in considerazioni geografiche piuttosto oggettive, che vedono la Penisola sia come un crocevia dell’Europa occidentale e orientale, sia come un perfetto molo naturale che si immerge al centro del Mar Mediterraneo, sede di imponenti giacimenti di gas ancora poco sfruttati.

Il punto di vista

Piani Nazionali per l’Energia e il Clima: tutto fumo e niente arrosto?

Nel maggio 2019 la European Climate Foundation ha pubblicato il rapporto “Planning for net zero: assessing the draft national energy and climate plans”. Lo studio, condotto da Ecologic Institute e Climact fa parte della serie Net-Zero 2050, un'iniziativa dell'ECF che intende valutare il percorso dell’Unione europea verso l’ambizioso target della cosiddetta neutralità climatica al 2050. L’ultimo rapporto ha valutato i Piani Nazionali per l’Energia e il Clima presentati alla Commissione europea dagli stati membri e ne ha tratto la conclusione che c’è ancora tanta strada da fare.

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