Numero 171 - Rifiuti, quando il cerchio non si chiude

30 giugno 2020

Analisi

La gestione dei rifiuti alla prova dell’economia circolare

Lo scorso marzo, sono stati approvati, in via preliminare, quattro decreti legislativi che recepiscono le Direttive europee del Pacchetto Economia Circolare. Le novità di rilievo sono numerose. Analizziamo le principali.

Innanzitutto, con la nuova definizione di “rifiuto urbano”, tutti i rifiuti simili per qualità agli urbani sono destinati ad essere classificati come urbani, nell’intero territorio nazionale, superando la logica attuale dell’assimilazione, basata su criteri quali le superfici e la tipologia di attività o di rifiuto. L’aumento di produzione dei rifiuti urbani potrebbe essere del 25-30% (8 milioni di tonnellate aggiuntive), per un totale prodotto di 38 milioni di tonnellate/anno.

Approfondimento

Rifiuti e sprechi: la demagogia non porterà a nulla

Il concetto di responsabilità ha sempre ispirato e guidato gli Amici della Terra fin dai primi anni della nostra attività a metà degli anni ‘70. Assumersi la responsabilità nella gestione dei rifiuti significa essere consapevoli che questi ultimi li produciamo noi e che dobbiamo essere noi a occuparcene nella comunità a noi più prossima, sia per motivi etici che per motivi ambientali: non è un bene per l’ambiente naturale che materiali potenzialmente dannosi siano trasportati in giro per il mondo e gestiti, trasformati o smaltiti a chilometri di distanza da dove sono stati prodotti.

Approfondimento

Ecomafie e reati ambientali: finito il lockdown riparte l’assalto

L’hanno chiamata Blu mais, l’operazione coordinata dalla DDA di Firenze contro un traffico illecito di rifiuti speciali provenienti dal distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Veleni spacciati per fertilizzati e riversati nei campi agricoli, direttamente, lontano da occhi indiscreti. Facendo il verso all’economia circolare e con il solo scopo di trasformare un costo in un ricavo senza rispettare le regole del gioco. Rifiuti pericolosissimi per la salute umana e in genere per l’ecosistema, contenenti cromo esavalente e alte concentrazioni di idrocarburi destinati a diventare “nutrienti” per mais, grano e girasole, tra le province di Firenze e Pisa.

Il punto di vista

Smaltire i rifiuti radioattivi: a che punto siamo?

Inquadramento. Nel 1986 l’Italia decide di interrompere bruscamente il proprio percorso legato all’energia nucleare, nel 1999, però, con la creazione di Sogin, viene intrapresa una nuova strada, quella del decommissioning nucleare, smantellando impianti che non erano stati pensati per la loro futura disattivazione e affrontando sfide che allora sembravano insormontabili.  Come vengono trattati i rifiuti radioattivi degli impianti di decommissioning?

I rifiuti radioattivi di un impianto nucleare in decommissioning provengono dalle attività di smantellamento e mantenimento in sicurezza dell’impianto stesso e dalle attività di gestione di questi rifiuti.

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