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Il downstream petrolifero italiano: dati e tendenze 2018

Il 2018 è stato forse l’anno dei record sui mercati petroliferi internazionali, non tanto dal lato dei prezzi, ancora lontani dai picchi del 2008, quanto da quello della domanda e dell’offerta. La prima, nell’ultimo trimestre dell’anno, ha superato la soglia psicologica dei 100 milioni di barili al giorno (mil. bbl/g); la seconda è andata oltre i 101 milioni. Gli Stati Uniti, con una produzione di 15,4 mil. bbl/g, pari a quella di Arabia Saudita, Iraq ed Ecuador messe assieme, hanno a loro volta registrato un altro record, coprendo quasi per intero l’incremento della produzione mondiale registrato nel 2018 (2,1 su 2,3 mil. bbl/g).

Il Preconsuntivo petrolifero UP: il petrolio e l’Italia nel 2016

Nel corso del 2016 (vedi Preconsuntivo 2016) i mercati petroliferi internazionali hanno mostrato un andamento altalenante che ha però inciso positivamente sui costi di approvvigionamento delle materie prime necessarie a soddisfare la domanda di energia italiana. Il prezzo del petrolio (Brent Dated), pur passando dai 26 dollari/barile (doll./bbl) di gennaio ai 53 di dicembre (+103%), in media annua si è infatti attestato a 44 doll./bbl, un valore inferiore del 18% rispetto al 2015 e del 60% rispetto al 2014, non lontano peraltro dal limite inferiore della forchetta indicata per il 2016 nell’edizione 2015 del Preconsuntivo (vedi Preconsuntivo 2015). Ciò non ha tuttavia favorito una ripresa dei consumi di energia totali che, nell’anno che sta per concludersi, non hanno mostrato sostanziali variazioni rispetto a quello precedente: -0,2%, ammontando a 163 milioni di Tep (mil. tep), un livello inferiore di oltre 20 mil. tep rispetto al 2010 (-11%).

Complessivamente, il mix italiano non ha evidenziato particolari novità, confermando il petrolio nel ruolo di prima fonte nel soddisfacimento della domanda di energia italiana, con una quota superiore al 36%. A seguire il gas (peso 35,4%) che, in netta controtendenza rispetto alle altre fonti, ha riportato un incremento del 4,3% a seguito della fermata dei reattori nucleari francesi che ha spinto al rialzo la produzione termoelettrica nazionale nella seconda parte dell’anno.

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