A settimane di dichiarazioni parse sin troppo cordiali agli stessi sostenitori dei negoziati, segue adesso una fase nei colloqui fra Stati Uniti e Russia alla quale a Mosca i commentatori politici hanno assegnato un nome preciso: la fine delle buone parole. È così che attorno al Cremlino considerano la minaccia del presidente americano, Donald Trump, di ripercussioni pesanti in particolare sul settore energetico in caso di mancato accordo sul piano di pace per l’Ucraina.
L’arrivo della primavera sta scandendo la fine di un altro inverno turbolento per il mercato del gas europeo, la cui influenza sull’evoluzione di prezzi e le dinamiche di mercato si farà sentire per il resto del 2025. Dopo due anni di consumo invernale ben inferiore alla media, le condizioni metereologiche degli ultimi mesi meno favorevoli hanno portato a una domanda di gas superiore di circa il 5% rispetto alle aspettative stagionali (Fig. seg).
Gli stoccaggi minerari per il gas, nel panorama continentale europeo e con l’importante eccezione britannica (qui i siti di stoccaggio minerario sono notoriamente risibili e Londra si affida al floating storage sulle navi metaniere e all’aumento stagionale dell’import dal continente e dalla piattaforma norvegese), funzionano allo stesso tempo da “termometro” della salute del mercato (e dell’eventuale rischio di shortage) – e da “catalizzatore” finale di ogni variegato discorso sulla domanda e sull’offerta
Giunti alla fine del primo trimestre del 2025, è possibile tracciare le prime dinamiche che hanno caratterizzato il mercato del petrolio. Iniziamo dalla domanda, per cui è difficile intravedere un andamento univoco. Il consumo di questa fonte continuerà a crescere nei mercati emergenti, anche se la velocità di questa crescita sarà direttamente influenzata dalle politiche di decarbonizzazione messe in atto dai governi, dal tasso di diffusione dei veicoli elettrici, dall’innovazione tecnologica nonché dall’avvicendarsi delle questioni geopolitiche.