Uno degli ostacoli più complessi per la realizzazione degli obiettivi di transizione energetica è rappresentato dalla penetrazione del vettore elettrico nei consumi finali di energia. Mentre l’intensità carbonica del kWh è andata diminuendo negli ultimi anni grazie ad una faticosa ma progressiva espansione delle fonti rinnovabili nella generazione, non analoghi passi avanti sono stati realizzati nella diffusione degli usi elettrici, anche per il fatto che alcuni settori, come quelli dei trasporti e degli usi residenziali, rimangono ancora caratterizzati da una netta prevalenza dell’utilizzo di combustibili fossili difficilmente riducibile.
Il prezzo del gas a ottobre 2026 è risalito quasi a toccare i 90 €/MWh, un livello tre volte superiore a quello precedente la prima crisi energetica del 2022, ma ancora contenuto rispetto agli oltre 300 €/MWh fatti registrare nel momento di maggior picco (nell’agosto del 2022) e che speriamo di non rivedere, anche se la tensione sui mercati (con gli stoccaggi europei ai minimi storici per il periodo) non lasciano presagire nulla di buono.
All’interno dell’Unione Europea (UE), la quota di elettricità nel totale dei consumi energetici finali, il cosiddetto tasso di elettrificazione, si aggira da alcuni anni attorno al 23%. Gli ultimi dati pubblicati da Eurostat e riferiti al 2024 confermano questa situazione, evidenziando peraltro una notevole variabilità tra i paesi membri. Come si può vedere dalla fig.
L'elettricità sta assumendo quasi il ruolo di "soluzione risolutiva" nel percorso dell'Europa verso la neutralità climatica. In una crescente serie di applicazioni nei settori dell'industria, dei trasporti e del riscaldamento, l'elettrificazione rappresenta l'opzione più matura ed economicamente vantaggiosa per decarbonizzare i consumi energetici.