Lo scorso 20 gennaio, poco dopo le 21, è uscito in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 5/2026 di attuazione della direttiva UE 2023/2413, la Direttiva RED III sulla promozione dell’energia rinnovabile. Una tappa cruciale di un viaggio iniziato poco più di sei anni prima, con le prime mosse del Green Deal europeo varato all’avvio della nona legislatura europea. Una tappa cruciale e non conclusiva perché molti sono gli atti di recepimento adottati in precedenza, e diversi quelli che dovranno essere approvati per rendere efficace il nuovo quadro normativo. Una serie di strumenti che dovrà portarci al raggiungimento degli obiettivi al 2030 – in attesa della definizione di quelli al 2040 e in vista della neutralità climatica al 2050.
Si tratta di un viaggio avvincente perché consente di ripercorrere gli sconvolgimenti che hanno caratterizzato l’ultimo quinquennio – e che hanno inevitabilmente condizionato la traiettoria e le prospettive della transizione. Il Green Deal, come detto, muove i primi passi alla fine del 2019, alla vigilia della pandemia. È stata approvata da meno di un anno la direttiva RED II, la 2018/2001, che in Italia sarà recepita con il decreto legislativo 199/2021. È la direttiva che per prima recepisce compiutamente i termini dell’Accordo di Parigi sul clima.
La forma che il Gren Deal prende dopo circa un anno e mezzo è il pacchetto Fit for 55. E, come il Green Deal aveva visto la luce all’alba della pandemia, il Fit for 55 nasce a luglio 2021, quando già la Russia ha iniziato a giocare con le forniture di gas all’Europa, in vista dell’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022.
Proprio in risposta alla crisi dei prezzi e degli approvvigionamenti energetici, il quadro si complica dunque con l’aggiunta del piano REPowerEU. Un piano che accentua ulteriormente l’ambizione sulle rinnovabili, aggiungendovi misure per garantire l’indipendenza dalla Russia e andando a pescare risorse dai piani di ripresa dalla crisi pandemica.
L’attuazione del pacchetto Fit for 55 procede così in modo diseguale. Sulla direttiva RED III, in particolare, va in scena un lungo braccio di ferro tra Francia e Germania sul trattamento da riservare all’energia nucleare. Lo stallo si sblocca solo a giugno 2023. A quel punto, mancano all’appello, per l’attuazione del Fit for 55, solo la discussa direttiva “Case green” sull’efficienza energetica nell’edilizia e l’eternamente rimandata direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici (Direttiva Etd o sulle accise, unica ancora dispersa).
La RED III arriva in Gazzetta Ufficiale a fine ottobre 2023, ma nel frattempo, in agosto, il padre del Green Deal, Frans Timmermans, si è dimesso per correre alle elezioni nazionali (che poi perderà, dimettendosi dalla guida della coalizione tra Verdi e Socialisti).
Volendo sintetizzare al massimo, i punti qualificanti della Direttiva sono due: la spinta al “disaccoppiamento” tra energia elettrica e gas, pur nel mantenimento della struttura del mercato con sistema di prezzo marginale, con l’accento posto sui contratti di lungo periodo (PPA); l’accelerazione dei procedimenti di valutazione ambientale e autorizzazione dei progetti (aree idonee, aree di accelerazione, tempi massimi).
Più che il nuovo quadro normativo, tuttavia, è il rincaro dei prezzi del gas a spingere, tra 2021 e 2023, la crescita delle rinnovabili, con i consumatori (grandi e piccoli) che cercano sempre più spesso alternative ai prodotti fossili, e la politica che risponde con ondate successive di semplificazioni.
Questa contingenza, insieme alle riforme inserite nel PNRR con il recepimento del REPowerEU, dà vita ai primi atti di recepimento della direttiva, con i decreti ministeriali sulle aree idonee e le semplificazioni introdotte con il Testo unico per le rinnovabili. L’Italia intanto si spinge sul fronte più avanzato della regolazione del sostegno alle nuove rinnovabili, con un quadro che si basa sui contratti per differenza e che ha pochi eguali nel mondo, come pure sulle misure di sostegno e spinta alla realizzazione di sistemi di accumulo.
Il termine per il recepimento della direttiva scadeva a maggio 2025. Solo la Danimarca lo ha rispettato. Lo scorso luglio la Commissione europea ha inviato lettere di messa in mora a 25 Paesi. In dicembre sono arrivati pareri motivati, oltre che all’Italia, ai governi di Francia, Malta, Grecia, Ungheria, Cipro e Polonia. Segno di una certa fatica nel seguire la traiettoria del Green Deal, peraltro messa in discussione – per ora a parole – anche da Bruxelles.


















