Con l’approvazione della Legge Delega sul nucleare sostenibile, avvenuta lo scorso 23 settembre, si aggiunge un nuovo tassello nella politica nazionale relativa allo sviluppo dell’atomo. In particolare, la nuova legge prevede la nascita di un’Autorità nazionale per il nucleare, riservandosi però di definirne nei prossimi mesi organizzazione e composizione. A supporto di questa nuova authority, ENEA si propone in qualità di Technical and Scientific Support Organization (TSO). Di questo, ma anche di altri aspetti che riguardano lo sviluppo del nucleare in Italia (tecnologie, scorie radioattive), RiEnergia ha parlato con Nadia Cherubini, Responsabile della Divisione Impianti e Applicazioni delle Radiazioni dell'ENEA.
L'ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), in particolare attraverso il suo Dipartimento Nucleare si è proposta come Technical and Scientific Support Organization (TSO) a supporto dell'Istituzione di un’Autorità che governerà la sicurezza e lo sviluppo del "nuovo nucleare" in Italia. Cosa sappiamo di questa nuova autorità? Che ruoli avrà e chi ve ne farà parte?
La legge delega sul nucleare sostenibile, approvata dal Parlamento il 23 settembre 2026, prevede l'istituzione di una nuova Autorità nazionale per il nucleare ma la sua organizzazione e composizione saranno definite successivamente attraverso specifici decreti legislativi attuativi.
La futura Autorità dovrebbe operare come organismo regolatore indipendente, con compiti di autorizzazione, vigilanza e controllo sulla sicurezza nucleare, sulla radioprotezione, sulla security degli impianti, sulla gestione del combustibile nucleare e dei rifiuti radioattivi, nonché sui rapporti con gli organismi internazionali quali IAEA ed Euratom.
Al momento non esistono indicazioni ufficiali sulla struttura, sui componenti o sulle modalità di nomina degli organi di governo. Tali aspetti saranno definiti dai decreti attuativi che dovranno garantire adeguati requisiti di indipendenza e competenza tecnico-scientifica.
È prevedibile che la nuova Autorità possa avvalersi delle competenze già presenti nel sistema nazionale, presso enti come ENEA, ISIN, università e centri di ricerca; tuttavia, la normativa non prevede attualmente alcun coinvolgimento formale o specifica composizione dell'organismo.
Nello specifico quale è il ruolo che potrebbe svolgere ENEA?
Nel rispetto dell'indipendenza della futura Autorità nazionale per il nucleare, ENEA potrebbe svolgere un ruolo di supporto tecnico-scientifico mettendo a disposizione competenze, infrastrutture di ricerca e capacità di analisi sviluppate in decenni di attività nel settore.
L'Agenzia potrebbe contribuire alle valutazioni di sicurezza degli impianti nucleari, alla radioprotezione, alla gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi, alla qualificazione delle tecnologie innovative, agli studi di sicurezza e alla formazione del personale tecnico, supportando i processi autorizzativi e decisionali senza esercitare funzioni regolatorie.
Questo ruolo sarebbe coerente con una funzione che ENEA svolge già da anni a supporto delle istituzioni nazionali nei settori della sicurezza nucleare, delle salvaguardie, della non proliferazione e dell'applicazione degli accordi internazionali.
In prospettiva, ENEA potrebbe contribuire allo sviluppo del nuovo sistema nucleare nazionale attraverso le proprie competenze specialistiche, i laboratori, le infrastrutture sperimentali e le collaborazioni nazionali e internazionali, analogamente a quanto avviene in molti Paesi dove le autorità di regolazione si avvalgono del supporto di organismi tecnico-scientifici dedicati.
A sostenere questo contributo si inserisce oggi il Programma di Ricerca Nucleare, attuato da ENEA, per rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Italia e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione attraverso lo sviluppo e la valorizzazione delle tecnologie nucleari avanzate. Finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con il CNR come co-realizzatore e la collaborazione del Consorzio RFX, il PRN si focalizza su tecnologie nucleari di nuova generazione (SMR e AMR), fusione nucleare e applicazioni non energetiche, tra cui medicina nucleare, aerospazio e produzione di idrogeno. Il programma prevede inoltre attività di informazione, divulgazione e formazione.
Nel numero di febbraio del portale il Dott. Grasso ci parla di uno dei progetti a cui ENEA sta lavorando, uno Small Modular Reactor (SMR) veloce raffreddato a piombo, le cui potenzialità sono state avallate anche dall’Alleanza industriale europea degli Small Modular Reactor. Ci sono novità a tal riguardo?
Il progetto rappresenta una delle principali iniziative europee per lo sviluppo di reattori nucleari avanzati di IV Generazione basati sulla tecnologia Lead-cooled Fast Reactor (LFR). Coinvolge, per l’Italia, ENEA e Ansaldo Nucleare, RATEN-ICN per la Romania e SCK-CEN per il Belgio, e mira alla realizzazione entro il 2039 di uno Small Modular Reactor (SMR) da circa 300 MWe, destinato alla produzione di energia elettrica, calore industriale e idrogeno a basse emissioni di carbonio.
La tecnologia combina modularità, sicurezza passiva intrinseca garantita dal raffreddamento a piombo liquido, utilizzo di combustibile MOX e spettro neutronico veloce, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza nell'uso del combustibile e ridurre quantità e radiotossicità dei rifiuti radioattivi. Grazie alle elevate temperature di esercizio, il sistema può inoltre supportare applicazioni industriali e la produzione di idrogeno.
Il percorso di sviluppo prevede tre infrastrutture complementari: LEANDREA, in Belgio, impianto dimostratore della tecnologia; ALFRED, in Romania, dimostratore di performance, e il futuro reattore commerciale.
In questo contesto, ENEA svolge il ruolo di centro di ricerca e fornitore di competenze tecnologiche, contribuendo alla progettazione e qualificazione della tecnologia LFR, alla ricerca su materiali, combustibile e sicurezza, agli studi di licensing e allo sviluppo della filiera industriale europea dei reattori avanzati.
Un’ultima domanda su una materia che crea non poche divisioni: il futuro dei rifiuti radioattivi. Che ruolo svolge ENEA in questo ambito? Ci sono già progetti avviati in tal senso?
La gestione dei rifiuti radioattivi è una delle sfide centrali di qualsiasi programma nucleare e rappresenta un settore nel quale ENEA svolge un ruolo consolidato sia sul piano operativo sia su quello della ricerca.
In Italia la responsabilità della gestione dei rifiuti radioattivi provenienti dal vecchio programma elettronucleare e delle attività di decommissioning degli impianti nucleari è affidata a Sogin.
ENEA opera invece nella ricerca, nello sviluppo tecnologico e nella gestione dei rifiuti radioattivi derivanti da medicina, industria e ricerca scientifica, attività che continuano a produrre rifiuti radioattivi anche in assenza di centrali nucleari. Attraverso il Servizio Integrato, ENEA definisce criteri e modalità per la presa in carico di tali rifiuti e delle sorgenti radioattive dismesse.
Le attività operative sono svolte principalmente da NUCLECO, società partecipata da ENEA, che assicura raccolta, trasporto, trattamento, condizionamento e stoccaggio temporaneo dei rifiuti. Il sistema garantisce una gestione sicura e tracciabile per ospedali, università, laboratori e industrie, trasformando i rifiuti in manufatti idonei al futuro conferimento al Deposito Nazionale.
Sul piano scientifico, ENEA coordina la partecipazione italiana a programmi europei come EURAD-2, dedicati allo sviluppo di soluzioni avanzate per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, e collabora con MASE, ISIN, Sogin ed ERDO per individuare strategie nazionali ed europee di lungo termine, comprese le opzioni per il deposito geologico dei rifiuti ad alta attività.
In sintesi, ENEA opera su due livelli complementari: da un lato garantisce, attraverso il Servizio Integrato, la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti quotidianamente nel Paese; dall'altro sviluppa ricerca, competenze e tecnologie a supporto delle strategie nazionali ed europee per la gestione sicura dei rifiuti radioattivi nel lungo periodo.



















