Nella Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio è stato pubblicato il decreto legislativo 9 gennaio 2026, n. 5 "Attuazione della direttiva (UE) 2023/2413 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 ottobre 2023” (la cosiddetta Direttiva RED III) che modifica e integra il decreto legislativo n. 199 del 2021, ridefinendo in modo organico il quadro nazionale sulle fonti rinnovabili.

Il decreto recepisce gli obiettivi europei e ne traduce i principi in obblighi operativi, intervenendo su definizioni, criteri di sostenibilità, meccanismi di calcolo e strumenti di mercato. La riforma conferma esplicitamente il principio di neutralità tecnologica, consentendo ai fornitori di carburanti di adempiere agli obblighi di immissione in consumo attraverso un mix flessibile di soluzioni senza privilegiare specifiche tecnologie o vettori energetici, purché sia rispettato l’obiettivo di riduzione dell’intensità carbonica delle emissioni, e introduce come elemento di assoluta novità e centrale nel recepimento italiano la piena integrazione dell’energia elettrica rinnovabile nel sistema dei Certificati di Immissione in Consumo (CIC).

Il legislatore ha chiarito che i chilowattora rinnovabili effettivamente forniti ai veicoli elettrici concorrono ufficialmente al soddisfacimento degli obblighi dei fornitori di carburanti tramite meccanismi di misurazione, tracciabilità e certificazione definiti dai decreti attuativi e dalle regole tecniche del GSE, che equiparano l’elettricità verde ai biocarburanti avanzati.

Per gli operatori della ricarica e le utility che erogano elettricità verde certificata, si apre quindi la possibilità di valorizzare economicamente il proprio apporto ambientale: essi possono generare crediti scambiabili con i soggetti obbligati (i fornitori di carburanti fossili), i quali possono assolvere parte dei propri doveri acquistando tali titoli anziché immettere fisicamente biocarburanti sul mercato. Per incentivare ulteriormente l'elettrificazione, la norma introduce specifici fattori di ponderazione (moltiplicatori) che premiano l’efficienza del vettore elettrico: l’energia rinnovabile fornita al trasporto stradale viene conteggiata con un fattore moltiplicativo pari a 4 rispetto al suo contenuto energetico reale, riconoscendo la maggiore efficienza del motore elettrico rispetto a quello termico.

Si ribadisce il ruolo strategico dei combustibili rinnovabili di origine non biologica (RFNBO), categoria che include l'idrogeno rinnovabile e i carburanti sintetici (e-fuels), allineando l’ordinamento interno alle soglie europee. È introdotto l’obbligo di garantire una quota minima (1%) di tali vettori nel mix energetico, con un focus particolare sul settore industriale e sui trasporti, specialmente in quegli ambiti in cui l’elettrificazione diretta risulta tecnicamente complessa o economicamente non vantaggiosa. Nello specifico, per il settore industriale è previsto che una quota crescente dei combustibili rinnovabili di origine non biologica rispetto all’idrogeno utilizzato per scopi energetici e non energetici provenga da fonti rinnovabili, con target progressivi fissati per il 2030 (42%) e il 2035 (60%). Anche i carburanti derivanti da carbonio riciclato, ossia i combustibili prodotti da rifiuti liquidi o solidi di origine non rinnovabile, sono ammessi al conteggio della quota rinnovabile, a condizione che dimostrino un'effettiva riduzione delle emissioni di gas a effetto serra lungo l'intero ciclo di vita. La soglia minima di risparmio emissivo per questi combustibili è fissata al 70% rispetto al fossile di riferimento, garantendo che il loro impiego generi un reale beneficio climatico.

Il provvedimento introduce criteri più stringenti per la sostenibilità delle bioenergie, recependo il principio dell’uso a cascata della biomassa e potenzia il sistema delle Garanzie di Origine (GO), estendendolo oltre il settore elettrico per includere anche i gas rinnovabili, come il biometano e l’idrogeno verde.

In questo quadro di profonda innovazione normativa e tecnologica, si inserisce l'attività di attori specializzati che operano per anticipare e supportare le nuove filiere. Innovhub SSI, ad esempio, si è occupata da tempo  di combustibili decarbonizzati avviando sin dal 2021, in collaborazione con UNEM e il Politecnico di Milano, uno studio di fattibilità economica e industriale diretto alla realizzazione di un impianto pilota per la produzione di e-fuels, e partecipando ad un progetto finanziato con i fondi del PNRR per la realizzazione di un processo di produzione di Jet Fuel sintetico, in collaborazione con Università, Centri di ricerca ed aziende operanti nel settore energetico (Progetto JetZero).

Kick-off meeting del progetto PNRR JetZero

Fonte: Foto concessa dal Prof. Carlo Visconti

Complessivamente, queste misure segnano un passaggio strutturale nella governance della decarbonizzazione: si sposta il focus da una logica basata solo sui carburanti a una visione integrata, dove elettricità di origine rinnovabile, idrogeno verde, combustibili sintetici, calore rinnovabile e strumenti di mercato concorrono in maniera sinergica agli obiettivi climatici, offrendo certezze agli operatori per attrarre investimenti.