Il tema della resilienza è diventato più che mai attuale in questo frangente in cui il governo si accinge a varare il piano di spesa dei fondi che arrivano del Next Generation EU. Puntare su resilienza e innovazione è imprescindibile per poter centrare gli obiettivi di transizione energetica e rispetto dell’ambiente. E lo sa bene la multiutility Hera che su questi due concetti ha puntato molto nelle sue strategie. Ne abbiamo parlato con il Presidente Tomaso Tommasi di Vignano.

Presidente Tommasi, Hera investe tanto e da sempre per garantire servizi sempre più efficienti e di qualità. Quali sono i vostri piani, anche per accompagnare i territori nella ripresa?

Se dovessi usare due sole parole per riassumere le nostre strategie, sceglierei resilienza e innovazione, fondamentali per traguardare la transizione energetica e tutelare l’ambiente. Le nostre strategie industriali e commerciali sono disegnate su modelli di business sostenibili, e gli investimenti per rendere le nostre infrastrutture sempre più resilienti e all’avanguardia, insieme alle possibilità offerte delle nuove tecnologie, rivestono un ruolo chiave: ci consentono di proseguire nel nostro percorso di crescita, e al tempo stesso di continuare a creare valore per le comunità in cui operiamo, accompagnando i territori nella ripresa.

L’anno scorso ci ha portato nuove consapevolezze, e al tempo stesso ci ha dimostrato, una volta di più, la validità del nostro modello di business – un mix di crescita organica bilanciata con M&A, e di attività regolate a fianco a quelle a libero mercato – che rappresenta a tutt’oggi la migliore garanzia di ulteriore sviluppo. Nel nostro nuovo Piano industriale prevediamo un margine operativo lordo di 1,3 miliardi al 2024 (215 milioni in più rispetto al 2019) e investimenti in forte aumento, pari a 3,2 miliardi complessivi, che destineremo per la maggior parte a interventi per la transizione energetica verso la carbon neutrality e ambientale verso l’economia circolare, nonché per l’evoluzione tecnologica.

Transizione verde e digitale sono anche tra le direttrici del “Next Generation Eu”: vi siete attenuti a queste policy?

Data la natura dei nostri business, siamo da sempre attenti a questi temi. Nel Piano al 2024, abbiamo arricchito le nostre strategie seguendo le policy dell’Unione Europea, che l’Italia deve ora declinare nel Piano nazionale di ripresa e resilienza; contestualmente, abbiamo mantenuto la coerenza con l’Agenda 2030, che già da anni indirizza il nostro impegno per lo sviluppo sostenibile. Il 60% dei nostri investimenti sarà quindi destinato a progetti coerenti con gli obiettivi europei; anche nel caso del MOL, quasi il 90% della crescita prevista, per circa 190 milioni deriverà da azioni in linea con le politiche Ue.

L’energetico, l’idrico e l’ambiente sono settori strategici che producono sviluppo e occupazione. Crediamo pertanto che il Recovery Fund rappresenti una grande opportunità anche per il comparto delle utility: i fondi potrebbero dare una vigorosa accelerazione agli investimenti, determinando uno sviluppo più significativo delle infrastrutture, anche rispetto alla loro resilienza, con riguardo all’innovazione e alla transizione sostenibile.

E quanto destinerà Hera alle sue infrastrutture, anche per assicurarne la resilienza, e quali progetti realizzerà?

Alle reti saranno destinati quasi 2,1 miliardi di investimenti, pari ai 2/3 del totale. Questa è da sempre la filiera a cui riserviamo le maggiori risorse: operando nei servizi di pubblica utilità, infatti, è indispensabile che qualità, sicurezza, continuità e – appunto – resilienza ai cambiamenti climatici siano assicurate, con strutture capaci di reggere anche stress prolungati, garantendo allo stesso tempo efficienze e contenimento dei costi. Investiremo su tecnologie innovative, come gli algoritmi di intelligenza artificiale, per intervenire in maniera più efficace con la manutenzione, o ampliando il ricorso a strumenti come satelliti e droni, per tutelare le risorse e proseguire nel percorso verso una sempre maggiore circolarità.

In particolare, circa la metà di questi fondi sarà destinato al ciclo idrico integrato: dalla distrettualizzazione delle reti al potenziamento delle interconnessioni, per ridurre perdite e rotture. Introdurremo anche soluzioni all’avanguardia per il controllo e la rimozione degli inquinanti per migliorare ulteriormente la qualità dell’acqua ed estenderemo i progetti di riuso delle acque depurate, fino a raggiungere i 17 milioni di metri cubi di acqua riutilizzata, pari al 9% del totale.

Nelle reti gas, invece, oltre alla sostituzione degli apparecchi analogici con quelli digitali di ultima generazione, proseguiremo con le installazioni dei “contatori del futuro” NexMeter, da noi brevettati, con funzioni di sicurezza avanzate in caso di fughe di gas e sismi, e predisposti anche per i clean gas.

Anche nei business ambiente ed energia investirete per la sostenibilità e l’innovazione?

Certamente. Nell’ambiente siamo i primi operatori in Italia: abbiamo la più moderna e ampia piattaforma impiantistica del Paese, che opera a 360 gradi nel trattamento dei rifiuti. Prevediamo 300 milioni per lo sviluppo sostenibile di queste infrastrutture, perseguendo in particolare la realizzazione di strutture a impatto zero, ovvero che annullano l’uso di risorse e azzerano le emissioni di carbonio e altri inquinanti, coerentemente con gli accordi della Cop21 di Parigi.

Un esempio: a partire dal know how acquisito con l’impianto di Sant’Agata nel Bolognese, realizzeremo altre due strutture per la trasformazione dei rifiuti organici in biometano, una nel Modenese e un’altra nella provincia di Pesaro-Urbino. L’obiettivo al 2024 è produrre oltre 15,5 milioni di metri cubi di biometano dai rifiuti, raddoppiando l’attuale quantitativo.

Inoltre, con la nostra società Aliplast – leader europea nel trattamento, riciclo e rigenerazione della plastica – estenderemo l’impegno al recupero delle plastiche rigide. In partnership con NextChem, società del Gruppo Maire Tecnimont, realizzeremo un’innovativa struttura per la produzione di polimeri riciclati di alta qualità, favorendo la sostenibilità di alcuni settori, come l’industria informatica, che fino ad oggi hanno potuto usare solo plastiche vergini per i loro prodotti.

Nell’energy, invece – dove siamo terzo operatore nazionale e puntiamo a raggiungere i 4 milioni di clienti nel 2024 – vogliamo continuare ad affermarci grazie a nuovi servizi a valore aggiunto e a soluzioni orientate alla sostenibilità e all’efficienza energetica, che contribuiranno significativamente alla riduzione della nostra impronta di carbonio.

Le energie rinnovabili giocano un ruolo fondamentale nella lotta al climate change: quali ulteriori interventi può mettere in campo una multiutility come Hera?

Siamo già da tempo in prima linea per la lotta al cambiamento climatico e vogliamo continuare a contenere le emissioni climalteranti con soluzioni di efficienza energetica e promuovendo sempre più bioenergie e green gas.

Oltre agli investimenti sul biometano, stiamo anche approfondendo il contributo derivante dallo sviluppo dell’idrogeno. È di questi giorni la firma di un memorandum per studiare la fattibilità di un progetto per la generazione, il trasporto e l’impiego di idrogeno verde, per contribuire alla decarbonizzazione dell’agricoltura, un settore che ha importanti impatti in termini di consumo delle risorse. L’impianto sperimentale userebbe l’energia rinnovabile generata dal termovalorizzatore di Hera a Ferrara per estrarre idrogeno verde dall’acqua – la stima è di una capacità produttiva di 500 tonnellate all’anno – e alimentare il vicino insediamento industriale di fertilizzanti agricoli di Yara Italia, leader in questo comparto.

Le energie rinnovabili sono per noi una frontiera particolarmente interessante proprio perché operiamo in più business e possiamo mettere in sinergia diversi asset: presso un nostro depuratore nel Bolognese, ad esempio, installeremo un impianto con tecnologia power-to-gas, che consentirà di trasformare l’energia elettrica in eccesso in idrogeno e/o gas verde da immettere nelle reti di distribuzione. Senza la nostra expertise trasversale non potremmo sviluppare interventi come questo e dare vita a innovativi esempi di circolarità tra filiere.