La star è il consumatore. Il consumatore finale è il grande protagonista di questa nuova stagione del settore energetico: lo sottolinea senza ambiguità il ‘Clean Energy Package’ recentemente pubblicato dalla Commissione Europea; lo ripetono costantemente, magari con qualche ambiguità in più, politici di ogni schieramento; ed è uno dei temi che ricorre più frequentemente nei media sia generalisti sia specialistici. Qual è, però, la situazione reale, in Italia e negli altri Paesi europei? Il consumatore/produttore di energia da fonti rinnovabili è davvero padrone delle sue scelte? Ancora di più, possono le sue scelte essere correttamente monetizzate, vale a dire esiste la possibilità di fornire al mercato energetico dei servizi il cui valore venga riconosciuto?

Una normativa troppo arretrata

A dire il vero, la cornice legislativa e organizzativa sul tema del consumatore attivo, anche detto prosumer con un termine che sintetizza consumo e produzione, è ancora decisamente arretrata e non lascia molto spazio alla fantasia e a reali possibilità di sviluppare modelli implementabili.

La figura del ‘prosumer’, che alcuni definiscono con l’espressione italiana ‘cliente attivo’, si può caratterizzare come quella di un acquirente di energia (l’acquisto può essere singolo o di gruppo) che, successivamente, consuma questa energia e, inoltre, presenta anche una quota di autoproduzione. Tale quota può essere anche accumulata e venduta ad altri soggetti. Nel campo del fotovoltaico, infatti, la convenienza economica dell’installazione di un impianto in Italia si fonda oggi, oltre che sulla detrazione fiscale al 50%, sulla possibilità di autoconsumare l’energia generata, risparmiando così sui costi in bolletta, soprattutto sulla parte degli oneri, compresi quelli legati alle fonti rinnovabili stesse. Il limite principale della normativa italiana, comunque, resta il blocco assoluto dell’autoconsumo collettivo, vale a dire la mancanza della possibilità di condividere l’energia prodotta da un impianto, ad esempio fotovoltaico, tra utenze diverse che però appartengano a un’area circoscritta. L’apertura dei cosiddetti ‘Sistemi di Distribuzione Chiusa’ permetterebbe al contrario una notevole estensione del potenziale mercato per l’auto-consumo includendo, ad esempio, le utenze multiple nei centri commerciali, le differenti realtà in uno stesso distretto industriale, gli abitanti di un medesimo condominio, ecc.

E in Europa?

Questi ostacoli all’autoconsumo e, più in generale, a un ruolo maggiormente attivo degli utenti finali sono problemi condivisi a livello europeo? Cosa succede e cosa è permesso a livello normativo negli altri Paesi? Grazie a un’analisi condotta nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 ‘PV-Prosumer4Grid’, è stato possibile, a inizio 2018, confrontare la legislazione italiana con quella di altri Stati membri con un mercato fotovoltaico maturo. Il principale risultato scaturito dal confronto è che, fatta eccezione per casi come Belgio e Spagna dove la figura del cliente attivo è ancora ben lontana da una sua reale implementazione, in molti Paesi la via verso l’apertura all’autoconsumo collettivo e alla partecipazione dei singoli utenti, anche in aggregazione, al mercato energetico è stata aperta e la strada verso un crescente ruolo del consumatore è ormai segnata e inevitabile. In Austria, ad esempio, un emendamento, votato nel 2017, alla legge sull‘energia (‘Elektrizitätswirtschafts-und organisations-gesetz’) ha reso possibile l’autoconsumo collettivo nei condomini, a patto che ciascun utente acquisti una quota dell’impianto fotovoltaico. Restano ancora, però, dubbi e incertezze sulle modalità di fatturazione e di allocazione dei consumi. Il passo successivo dovrebbe poi essere quello dell’apertura di questa opzione anche nei settori commerciale e industriale.

Schema dell'autoconsumo collettivo per condomini in Austria

Fonte: Progetto 'PV-Prosumers4Grid' 

Anche in Francia, e sempre nel 2017, è stata introdotta la possibilità dell’autoconsumo condiviso per impianti fotovoltaici con potenza inferiore a 100 kWp. Anche in questo caso sono ancora diversi gli aspetti da definire e i potenziali ‘dettagli diabolici’ che potrebbero rendere lo schema poco efficace. Primo tra tutti, l’opzione dell’autoconsumo collettivo è limitato alle utenze alimentate dalla stessa sottostazione in bassa tensione. Per accedere allo schema, inoltre, è necessario che consumatori e produttori di energia costituiscano un soggetto giuridico. È previsto, infine, che gli utenti versino degli oneri sull’energia consumata ed è chiaro come l’entità di tali oneri sia cruciale per determinare la fattibilità economica di questo modello. Un ultimo caso che vale la pena analizzare è quello tedesco: nonostante il ‘Mieterstrommodell’ permetta l’autoconsumo collettivo già da qualche anno, nel 2017 è stato introdotto uno sconto sugli oneri per le rinnovabili applicabile sull’energia autoconsumata, rendendo così più conveniente l’applicazione di questo schema. Come in Francia, la potenza dei singoli impianti è limitata a 100 kWp e, inoltre, la potenza massima installabile in un anno a livello nazionale è di 500 MWp. Va sottolineato, comunque, che anche in Germania esistono una serie di vincoli amministrativi che non rendono del tutto liscia l’implementazione di questo modello: il produttore di energia, ad esempio, deve vendere l’elettricità fotovoltaica a un prezzo almeno del 10% inferiore a quello disponibile tramite la rete locale.

I prossimi passi

Diversi sono quindi i Paesi che hanno già fatto un passo in avanti rispetto all’Italia nella creazione di scenari positivi per la piena realizzazione del ‘prosumer’ fotovoltaico. Nonostante ciò, va sottolineato nuovamente come su molti dettagli di questi modelli sussistano ancora diverse zone d’ombra e di ambiguità che dovranno essere presto affrontate per garantire che queste possibilità non restino, per il consumatore, solo opzioni sulla carta. Per l’Italia, dunque, si profila una ghiotta opportunità non di un mero ‘copia e incolla’ dei modelli stranieri ma, addirittura, di disegnare uno schema più coerente e preciso, che possa da subito rendere reale l’implementazione dell’autoconsumo collettivo e delle altre opzioni di partecipazione attiva degli utenti al mercato dell’energia.