Ad oggi, in Francia, vi sono 48 impianti che immettono biometano nelle reti del gas naturale (di cui 41 in quella gestita da GRDF, il principale gestore della rete di distribuzione pubblica di gas naturale nel paese), per una capacità totale d’immissione pari a 750 GWh/anno.

Esistono quattro tipologie di impianti a seconda del tipo di fattori produttivi utilizzati: agricoli e agroalimentari; fanghi provenienti da impianti di depurazione; rifiuti non pericolosi; rifiuti urbani.

 

 

 

 

Ripartizione geografica dei 48 impianti di biometano in Francia

La normativa francese sul biometano si sostanzia in due misure specifiche legate alla retribuzione e alla tracciabilità. La prima assicura ai produttori, per una durata di 15 anni, una tariffa di acquisto garantita di ammontare compreso tra i 46€/MWh e i 139€/MWh a seconda della taglia dell’impianto e del tipo di fonte utilizzata. La seconda si basa su un sistema di garanzie d’origine, la cui gestione è stata affidata a GRDF fino a marzo 2023, che assicura ai fornitori e ai loro clienti la tracciabilità del biometano.

10%, 30% o 100% di gas rinnovabile nella rete francese?

La legge francese “sulla transizione energetica per una crescita verde” adottata nel 2015 prevede un target del 10% di gas prodotto da fonti rinnovabili entro il 2030 (30 TWh su un consumo finale stimato di 300 TWh) da traguardare attraverso una serie di obiettivi intermedi: 1,7 TWh/anno nel 2018, e 8 TWh/anno nel 2023. A fine 2017, 361 impianti di biometano erano in lista d’attesa per essere allacciati alla rete nazionale del gas naturale, per una capacità potenziale di immissione pari a 8 TWh.

GRDF ritiene che sia possibile andare oltre nello sviluppo dei gas rinnovabili in Francia e ha già proposto, di concerto con il sindacato delle energie rinnovabili (SER) e gli altri enti di gestione delle infrastrutture gasiere, di innalzare al 30% la quota di gas “pulito” al 2030.

E c’è chi addirittura alzerebbe ulteriormente l’asticella. Uno studio prospettico ed esplorativo condotto e pubblicato da Ademe, GRDF e GRTGaz nel gennaio 2018, intitolato Un mix de gaz 100 % renouvelable en 2050? analizza le ragioni per cui il gas “verde” potrebbe essere considerato una fonte energetica su cui contare anche nei decenni a venire, con un potenziale di immissione al 2050 ampiamente superiore al consumo finale stimato a quella data, pur nel rispetto del principio di non-concorrenza con altri utilizzi, specialmente quelli alimentari.  

In effetti, indipendentemente dalle variabili di consumo considerate in questo studio, il potenziale produttivo del gas rinnovabile al 2050 risulta sempre superiore alla domanda di gas prevista allo stesso orizzonte temporale, stimata tra i 275 e i 360 TWh.

Diversi mix di gas rinnovabile nei quattro scenari proposti dallo studio Un mix de gaz 100 % renouvelable en 2050?

Lo stesso studio mostra inoltre le strade da perseguire per arrivare ad un gas 100% rinnovabile al 2050, a partire dai fattori produttivi potenzialmente utilizzabili e legati, in particolare, allo sviluppo di un’agricoltura perenne e duratura e di una silvicoltura dinamica. Vengono anche considerati i necessari e specifici adattamenti da apportare alla rete, sempre all’orizzonte 2050.

La digestione anaerobica, che consente di produrre biogas partendo dalla decomposizione della frazione organica, è una filiera tecnologica considerata già matura e avrebbe un ruolo importante in questo scenario. Ma oltre ad essa vengono prese in considerazione altre due filiere di produzione di gas rinnovabile, il cui livello di maturità è, allo stato attuale, meno avanzato. Si tratta della pirogassificazione e del Power-to-gas.

  • La pirogassificazione, comunemente conosciuta come gassificazione, è un procedimento termochimico che permette di ottenere metano di sintesi (cd. syngas) a partire da biomasse o scarti sottoposti ad alte temperature. Sono in corso i test su un progetto di pirogassificazione nella regione dell’Auvergne-Rhône-Alpes, tramite il dimostratore “Gaya”.
  • Il Power-to-Gas (CH4, H2) è un processo che permette di convertire l’elettricità in gas, mediante la produzione di idrogeno ottenuta per elettrolisi dell’acqua. Affinché il gas prodotto venga considerato rinnovabile è necessario che l’elettricità di partenza sia prodotta da fonti rinnovabili. Il suo utilizzo può avvenire sia per iniezione diretta nella rete (ad oggi, in Francia, limitata al 6%) o dopo la conversione in metano di sintesi per metanazione. Nell’ambito dello studio viene considerata principalmente la conversione in metano di sintesi. L’iniezione diretta di idrogeno sarà comunque testata nel prossimo futuro attraverso il dimostratore GRHYD di Dunkerque, nell’Alta Francia. A partire dall’estate 2018, verrà iniettato dal 6% al 20% di idrogeno. Altri progetti industriali pilota sono già in corso di sperimentazione nel resto d’Europa.

Lo studio dell’ADEME Un mix électrique 100% renouvelable ? Analyses et optimisations (2050) stima un costo finale del gas rinnovabile pari a 120-130 €/MWh. Pertanto, lo studio dell’ADEME arriva alla conclusione che un gas 100% rinnovabile in Francia sia tecnicamente ed economicamente sostenibile all’orizzonte 2050 perché presenta una curva di costo in linea con quella dello sviluppo delle fonti rinnovabili elettriche.

Gas rinnovabili: vantaggi multipli

Secondo diversi studi condotti da importanti soggetti privati e istituzionali, lo sviluppo del biometano in Francia si tradurrebbe in una serie di ricadute positive sia sul lato economico che ambientale, a partire da una riduzione delle emissioni totali di CO2 del 90% se rapportato al gas naturale. Nel settore dei trasporti, l’utilizzo del biometano come carburante porterebbe a ridurre dell’80% le emissioni di CO2, del 95% le emissioni di particolato fine e del 50% le emissioni di NOx rispetto a quanto previsto dalle norme Euro VI.

Lo sviluppo del biometano in Francia permetterebbe inoltre di creare tra i 2.000 e i 3.000 posti di lavoro stabili da qui al 2020 e consentirebbe di salvaguardare 36.000 impieghi nel settore dei trasporti fino al 2030. Va inoltre notato che, trattandosi di una produzione distribuita e locale, contribuirebbe alla sicurezza degli approvvigionamenti, all’indipendenza energetica e all’equilibrio della bilancia commerciale.

Principale gestore della rete di distribuzione del gas naturale in Francia, GRDF distribuisce ogni giorno il gas naturale a più di 11 milioni di clienti per scaldarsi, cucinare e spostarsi. Il tutto beneficiando di una fonte energetica pratica, comoda, economica e moderna, indipendentemente dal fornitore scelto.

Per questo, e in conformità alla sua missione di servizio pubblico, GRDF ha realizzato la più grande rete di distribuzione europea (199.781 km) occupandosi della relativa gestione e dei lavori di manutenzione. Una rete che si snoda in più di 9.500 comuni garantendo la sicurezza delle persone e delle cose e la qualità del servizio di distribuzione.