I prezzi dell’energia elettrica in Italia sono ormai da tempo oggetto di un dibattito che tende tuttavia a concentrarsi spesso su aspetti congiunturali, piuttosto che sui fattori strutturali e sulle scelte di regolazione che ne determinano livello ed evoluzione. Dopo le crescenti tensioni geopolitiche, la dinamica del prezzo del gas naturale e la disponibilità di importazioni, l’attenzione più recente si è oggi spostata sulle ondate di calore in corso e sul conseguente impatto sul sistema elettrico dell’aumento delle temperature. Una simile impostazione coglie fenomeni reali, ma rischia di invertire i legami di causalità, trascurando che il modo in cui questi fattori impattano sui prezzi dipende dal mix energetico, dal disegno di mercato e dalle modalità con cui le imprese adattano le proprie tattiche di offerta nell’ambito del quadro di regole in cui operano.
In effetti, i dati diffusi dal programma Copernicus Climate Change Service (C3S) segnalano i mesi di maggio e giugno 2026 come il secondo maggio e il secondo giugno più caldi sia a livello globale che in Europa. L’Europa occidentale, in particolare, è il territorio che ha registrato le maggiori anomalie di temperatura dell’area superficiale, con una forte ondata di calore nella seconda metà del mese e con valori mensili che hanno raggiunto 3-5 °C sopra la media in Francia, Germania, Spagna, Italia e nei paesi del Benelux, rendendo quello del 2026 il giugno più caldo mai registrato.
Pur in assenza di dati consolidati è opinione condivisa che le temperature elevate abbiano contribuito in maniera determinante ad un aumento dei fabbisogni elettrici, principalmente legato alla maggiore domanda di raffrescamento, sebbene valga comunque la pena evidenziare che quest’ultima, pur in un trend di forte crescita nell’ultimo decennio, costituisca una quota marginale dei consumi energetici complessivi delle famiglie europee (0,8%) e di quelle italiane (2,8%). Con specifico riferimento all’Italia, secondo il rapporto mensile sul sistema elettrico di Terna, nel mese di maggio 2026 la richiesta di energia elettrica corretta per gli effetti di calendario e temperatura (+0,2 °C) è aumentata del 2,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. I dati definitivi relativi al mese di giugno non sono ancora disponibili, ma se si osserva il grafico sottostante che compara l’andamento del fabbisogno totale del sistema elettrico italiano nei mesi di maggio e giugno, rispettivamente del 2025 e del 2026, è comunque possibile cogliere in grandi linee la modifica della domanda di energia, così come del suo profilo orario.
Andamento del fabbisogno totale del sistema elettrico italiano nei mesi di maggio e giugno 2025 e 2026

Fonte: Elaborazione su dati Terna
A fronte dell’incremento della domanda, si è allo stesso modo osservato un aumento sensibile dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità, la cui dinamica recente può essere tuttavia analizzata solo in relazione al mix energetico e alle regole che governano la determinazione dei prezzi stessi nei mercati organizzati.
Quanto al primo aspetto, i fattori metereologici e climatici incidono sulla disponibilità delle fonti rinnovabili di energia. In presenza di temperature elevate, è possibile infatti osservare una contrazione della produzione idroelettrica ed eolica, così come un minore rendimento della generazione da solare fotovoltaico. Sempre nel mese di maggio appena trascorso, la produzione da fonti energetiche rinnovabili in Italia è risultata in calo del 6,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con una significativa contrazione della produzione idroelettrica (-38,5%) che ha più che compensato l’aumento della produzione fotovoltaica (+19,3%) ed eolica (+14,5%), conseguenza della crescita della capacità in esercizio.
Se la minore disponibilità di fonti rinnovabili richiede in generale un maggiore contributo delle fonti convenzionali per soddisfare la domanda, l’impatto sui prezzi all’ingrosso è come noto legato all’attuale sistema di fissazione del PUN, che prevede un sistema di asta su intervalli di quindici minuti nel quale tutti gli operatori sono remunerati, indipendentemente dall’offerta presentata, al prezzo offerto dall’ultimo produttore che detiene una quantità, anche minima, di energia elettrica selezionata e quindi dispacciata (cosiddetto system marginal price). Nell’attuale quadro di regole, risulta dunque evidente che quanto maggiore è la probabilità che la produzione rinnovabile, tipicamente offerta a prezzo nullo o negativo direttamente dai produttori o indirettamente attraverso il GSE, non arrivi a coprire tutta la domanda nell’intervallo temporale considerato, tanto maggiore è la probabilità di essere selezionati ed ampio il ventaglio disponibile di tattiche di offerta per gli operatori marginali. Solo come stimolo di riflessione, in quanto sarebbe in ogni caso necessaria un’analisi puntuale delle determinanti relative, si riporta l’andamento del PUN orario nel giorno feriale del 26 giugno (e quinto giorno più caldo nel giugno 2026) negli anni 2023, 2024, 2025 e 2026. Come è possibile osservare, nell’anno 2026 il PUN giornaliero è risultato in media maggiore del 22,5% rispetto all’anno precedente e di più del 33% rispetto al biennio 2023-2024.
Figura 2. Andamento giornaliero del PUN orario nel giorno feriale 26 giugno

Fonte: Elaborazione su dati GME
In estrema sintesi, le preoccupazioni legate all’impatto dei fattori climatici rappresentano un ulteriore segnale delle criticità dell’attuale assetto di regolazione del mercato elettrico che è il risultato dei processi di liberalizzazione e di privatizzazione avviati alla fine degli anni Novanta in un contesto tuttavia completamente diverso rispetto a quello odierno. La variazione degli obiettivi del sistema, con una sempre maggiore enfasi verso la decarbonizzazione e l’efficientamento e l’elettrificazione dei consumi, i mutamenti nelle tecnologie di produzione e consumo e l’evoluzione dell’assetto socio-economico richiedono con sempre maggiore urgenza, piuttosto che soluzioni emergenziali legate alle dinamiche congiunturali, una riforma organica del sistema di regolazione e del funzionamento dei mercati dell’energia con la contestuale modifica dei criteri di formazione dei prezzi.


















