In occasione degli 80 anni dalla nascita di Proxigas è stato presentato il volume “Il gas e gli italiani. Una storia di prossimità” che attraverso immagini, documenti e testimonianze, ripercorre ottant’anni di storia italiana, raccontando non soltanto l’evoluzione del settore industriale ma, soprattutto, come si è consolidato nel tempo il rapporto tra il gas e la vita quotidiana degli italiani. In questo articolo di RiEnergia viene riportato lo stralcio del capitolo 1.

Tutto comincia con una fiamma. Sottile, azzurrina, quasi incorporea. Molto diversa dal fuoco che l’umanità aveva conosciuto fino ad allora: quello della torcia, del focolare sempre vorace e instabile, della candela. Chi la osserva per la prima volta non crede che quella fiammella silenziosa possa essere addomesticata, messa al servizio di una città, di una casa, della società intera. Eppure, è proprio questa meraviglia controllata a cambiare il volto dell’Europa moderna, e dell’Italia.

Il gas illuminante si affaccia sulle strade europee nei primi anni dell’Ottocento. Utilizzato specialmente per l’illuminazione notturna, è costituito da una miscela di metano ed altri idrocarburi, ottenuta scaldando a temperatura di 900 gradi il carbon fossile.

Londra è la prima capitale a scommettere su questa novità: nel 1807 Pall Mall si illumina con lampioni a gas.

In Italia le cose procedono con il tipico passo misurato che segue i ritmi della nascente borghesia urbana e le ambizioni delle amministrazioni cittadine.

Ma già nel corso degli anni Trenta dell’Ottocento l’illuminazione a gas fa la sua comparsa in diverse città della penisola.

La prima applicazione in uno spazio pubblico è a Milano nel 1832, ma è Torino a guidare lo sviluppo del settore: nel 1837 nasce, nella città sabauda, la prima società italiana specializzata in produzione e distribuzione di gas illuminante (l’attuale Italgas).

Man mano che le reti si espandono, il gas diventa un simbolo di modernità cui anche le città di media grandezza aspirano con tenacia.

Le strade, ben illuminate anche di notte, scoraggiano i ladruncoli.  Fioriscono sale da ballo e luoghi d’incontro. Ma il gas prodotto di giorno va immagazzinato per la sera, quando lo si usa al posto delle candele.

Per farlo, si iniziano a costruire i gasometri: imponenti serbatoi cilindrici di ferro e mattoni che diventano presto una presenza familiare nel paesaggio industriale e urbano, percepite non come intrusioni fastidiose ma come monumenti alla modernità, simbolo di una promessa sociale: raggiungere tutte le case della città. Perché il gas non si ferma alle strade.

La vera rivoluzione avviene quando varca la soglia delle abitazioni. La fiamma azzurra entra nelle cucine, nelle sale da pranzo, nei bagni della borghesia europea e italiana.

L’illuminazione domestica a gas soppianta prima le candele e poi le lampade a olio, portando nelle abitazioni una luce più stabile, più bianca, più abbondante.

La cucina economica a legna e carbone richiede ore di preparazione, attenzione costante, un sapere tecnico fatto di tizzoni e cenere e tiraggio.

Il fornello a gas, invece, offre il controllo immediato della fiamma, la pulizia, la velocità. Non più fumo negli occhi. Non più la mattina trascorsa ad alimentare il fuoco prima che la casa si svegli.

Le campagne pubblicitarie delle società del gas di quegli anni raccontano, meglio di qualsiasi cronaca, questo cambiamento di mentalità.

I manifesti mostrano cuochi soddisfatti, massaie liberate, famiglie finalmente in grado di godere dei benefici di una tecnologia che il mercato cerca di rendere accessibile.

“1000 calorie costano: col gas 14 centesimi, col petrolio 25 centesimi, con la benzina 25 centesimi, con l’elettricità 35 centesimi”: un’equazione che spiega in numeri perché il gas rappresenta la scelta razionale per chiunque voglia risparmiare e vivere meglio.

Il catalogo delle applicazioni domestiche si arricchisce con una rapidità sorprendente.

Dopo cucine e fornelli arrivano gli scaldacqua a gas, che per la prima volta rendono il bagno caldo una pratica quotidiana… poi i frigoriferi ad assorbimento, i ferri da stiro, i radiatori. 

La casa italiana si trasforma.

C’è qualcosa di straordinario, a guardarla con gli occhi di oggi: la velocità con cui una tecnologia radicalmente nuova diviene ordinaria, consueta, familiare.

Il gas arriva nelle case degli italiani come una risposta a bisogni concreti, quotidiani: rende la vita meno faticosa, permette di spendere meno tempo davanti a un fuoco disubbidiente. Così da averne di più per fare altro.